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FIAMMETTA BORSELLINO - News e Rassegna Stampa

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«Quando uscivo di casa la mattina con papà, lo precedevo sempre, così se qualcuno l’avesse voluto colpire, io gli avrei fatto da scudo. Mi illudevo di poterlo salvare così, nella mia immaginazione era un eroe invincibile. A proteggerlo c’era la scorta, ma anche noi: io che nella mia ingenuità ero pronta a morire per lui, e tutta la famiglia che l’ha sempre accompagnato e sostenuto in ogni momento. Io ero la più piccola, e fino all’ultimo non ho mai abbandonato questo ruolo che piaceva sia a mio padre che a me. Avevamo un rapporto particolare perché a differenza di Lucia e Manfredi, sempre molto posati, studiosi e ubbidienti, io ero molto proiettata verso l’esterno, avevo un forte senso di indipendenza che poteva essere scambiato per ribellione: a 13 anni volevo viaggiare da sola, papà cercava di frenarmi e mi diceva: “Ma dove vai? Se poi m’ammazzano come fanno ad avvisarti?”. Era un modo per trattenermi, ma anche per esorcizzare il pericolo. E di prepararci a quello che poteva succedere: piccoli messaggi, lanciati di tanto in tanto, per non farci trovare impreparati».    Fiammetta Borsellino

 

Cosa disse mio padre su mafia appalti? Il 14 luglio, cinque giorni prima dell'attentato, ci fu una riunione alla procura di palermo avente come oggetto la questione del dossier mafia appalti proprio perchè i giornali montarono delle polemiche circa la conduzione dell'inchiesta. Vi partecipò anche Paolo Borsellino. La figlia ha fatto un'ottima domanda: "Qualcuno tra gli addetti ai lavori mi saprà dire cosa disse mio padre?". La questione, infatti, è tutta lì. Cosa chiese ai suoi colleghi visto che lui non aveva la delega per l'indagine? Spero che qualcuno sappia risponderle. La verità, a parer mio, è racchiusa tutta lì. VIDEO

Grossi pezzi dello Stato implicati, basta omertà - Tre poliziotti rinviati a giudizio. La figlia del magistrato: "Chi sa la verità parli" Sono accusati di calunnia in concorso con l'aggravante di aver agevolato con la loro condotta Cosa nostra. Secondo la procura nissena, avrebbero manovrato le dichiarazioni rese dal falso pentito Vincenzo Scarantino, costringendolo a fare nomi e cognomi di persone innocenti in merito all'attentato in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.

Il silenzio degli uomini delle istituzioni peggio dell'omertà dei mafiosi.  Perché tanta omertà? E dov'erano i magistrati quando i poliziotti istruivano Scarantino? -   "La verità si saprà soltanto se chi sa parlerà e uscirà dall'omertà". Così Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso in via D'Amelio ha commentato la decisione del gip di Caltanissetta di rinviare a giudizio per calunnia aggravata i tre poliziotti implicati nel depistaggio delle indagini sull'attentato al padre. Fiammetta Borsellino e i suoi due fratelli si sono costituiti parte civili

Venticinque anni di depistaggi    “Se mio padre fosse stato adeguatamente sostenuto e difeso dallo Stato al cui servizio lavorava, sicuramente non avrebbe fatto quella fine”. Così, oggi, una delle figlie di Paolo Borsellino, ucciso nella strage di via D’Amelio. Una dichiarazione che poggia su alcune risultanze processuali da cui emergono chiaramente sia la condizione di isolamento del magistrato negli ultimi mesi della sua vita sia i depistaggi successivi al suo omicidio. Micormega 3/2019

Processo? 25 anni buttati al vento "Sono venticinque anni buttati al vento, con pentiti creati a tavolino tra lusinghe e torture, condannati ingiustamente all'ergastolo". Lo ha detto Fiammetta Borsellino lasciando la Prefettura...  LEGGI TUTTO

20 luglio 2012 - La rivoluzione della normalità e la verità che non c’è  “E’ la prima volta, dopo tanti anni, che parlo in pubblico di mio padre, del nostro rapporto, oppure, più semplicemente, della mia scelta, fatta propria da tutta la mia famiglia, ... LEGGI TUTTO

La Radio Ne Parla - Radio Uno«Non far luce su tutte queste anomalie rischia di creare quei tanti buchi neri della storia italiana, dove convergono quegli attori e quelle inconfessabili ferite di un Paese che ha avuto molto da nascondere.   ...LEGGI TUTTO

Il nostro obiettivo è cercare la verità su quanto accaduto, fare luce sull’operato dei magistrati all’epoca in servizio alla Procura di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, Carmelo Petralia, Anna Maria Palma, Nino Di Matteo, quest’ultimo arrivato ... LEGGI TUTTO

Controllo anche sui magistrati - Le figlie del giudice: "Finora il Csm è stato purtroppo silente, chiarezza su queste distrazioni". "Questo è solo un punto di partenza". Fiammetta Borsellino, in foto, figlia del magistrato ucciso in via d'Amelio, aspettava le motivazioni della sentenza del processo  LEGGI TUTTO . LIVE SICILIA 2.7.2018

La rivoluzione della normalità e la verità che non c’è  “E’ la prima volta, dopo tanti anni, che parlo in pubblico di mio padre, del nostro rapporto, oppure, più semplicemente, della mia scelta, fatta propria da tutta la mia famiglia, di fare qualche passo indietro rispetto ai tanti, troppi ... SEGUE  20 luglio 2012

Non far luce su tutte queste anomalierischia di creare quei tanti buchi neri della storia italiana... SEGUE

Il nostro obiettivo è cercare la verità su quanto accaduto, fare luce sull’operato dei magistrati all’epoca in servizio alla Procura di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, Carmelo Petralia, Anna Maria Palma, Nino Di Matteo,  ... SEGUE

IL DUBBIO - Archivio interventi e interviste 


FIAMMETTA BORSELLINO INCONTRA I GRAVIANO -

Agli assassini di mio padre ho detto: raccontate la verità, solo così sarete uomini liberi

 

Le parole di Graviano che riaprono la partita A far ripartire le indagini su Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi per le stragi di mafia tentate e riuscite del 1993-94 a Roma, Firenze e Milano, sono state le famose intercettazioni di Giuseppe Graviano. Il 10 aprile del 2016 il boss è a passeggio con il compagno di detenzione Umberto Adinolfi nel carcere di massima sicurezza di Ascoli. Il siciliano ricorda quando era stato chiamato a confermare le accuse del pentito Francesco Di Carlo, che aveva parlato anche di presunti investimenti del padre di Graviano a Milano: “Nel dicembre 2009 al processo Dell’Utri c’erano i giornalisti di tutto il mondo, te lo ricordi che si preoccupava?”. Graviano si era avvalso della facoltà di non rispondere ma leggeva nel pensiero di Marcello Dell’Utri, presente in aula: “si preoccupava, dice ... si chistu pa... a mia m’arrestano subito”. Graviano quel giorno del 2016 poi spiega di essere adirato per il trattamento subito e propone ad Adinolfi di far arrivare un messaggio minaccioso mediante un intermediario. A chi? Il boss non lo dice ma secondo l’accusa del processo Trattativa, si parlerebbe di Berlusconi. Graviano dice ad Adinolfi che bisognerebbe mandare un uomo a portare un messaggio a un terzo soggetto: “all’uomo ci si fa sapere: dici a Tizio che si comincia a presentare con tutto quello che sa lui”. Adinolfi è scettico. Capisce i rischi dell’operazione. Graviano prima di fargli la proposta di trovare un messaggero spiega al detenuto campano il contesto, partendo da molto lontano. Graviano spiega che il nonno materno, Filippo Quartararo avrebbe investito nel 1975 insieme a un suo amico e altri soci in un’attività. Nel 1982, quando muore il padre, Michele Graviano, ucciso dai fedeli di Bontate, Giuseppe comincia a esser messo a parte dei segreti di questi investimenti: “morto mio padre io sapevo qualcosa ma non sapevo tutto” finché il nonno vicino alla morte, quando il nipote è già latitante, nel 1985 gli disse tutto. A QUESTO PUNTO, Graviano dice: “Io avevo i contatti, giusto? Adesso passiamo a una fase molto delicata (...) a Roma lui voleva già scendere, ‘92 già voleva scendere e voleva tutto ed era disturbato per acchianari (cioè per salire, ndr) lo volevano indagare”. Adinolfi lo interrompe e con fare interrogativo dice: “Misi i luglio”, cioè sembra chiedere al boss: ‘La cortesia che ‘lui’ ti ha chiesto è riferita al mese di luglio 1992?’. Graviano (secondo l’interpretazione dei periti della Corte d’Assise, contestata dalla difesa Dell’Utri) dice: “Berlusca mi ha chiesto sta cortesia ....per questo è stata l’urgenza”. Poi il boss di Brancaccio passa a parlare di un politico: “Io credevo in questa situazione la popolazione era con noialtri, era innamorata” e in dialetto siciliano ripete: “iddru voliva scinniri in quel periodo c’erano i vecchi, elezioni ri vecchi, e iddru mi dissi ci vulissi una bella cosa”. Il senso sarebbe “lui voleva scendere in politica era disturbato dai vecchi e mi disse: ‘ci vorrebbe una bella cosa’”. Nessuno può sapere esattamente quale sia il senso di questa frase, a parte Graviano, ma un’ipotesi formulata dal pm Antonino Di Matteo, è che “quando Graviano parla di cortesia, teoricamente è possibile pensare che si riferisca a un eccidio, via d’Amelio, in cui è stato uno dei protagonisti principali. Mi rendo conto che sono ipotesi”, ammette il magistrato, ricordando però che “tanti tasselli ci fanno ritenere che la strage di via D’Amelio possa essere stata eterodiretta da ambienti e soggetti estranei a Cosa nostra”. La Procura di Caltanissetta, competente sulle stragi del 1992, però non ha iscritto Berlusconi dopo aver acquisito le intercettazioni sulla ‘cortesia del 92’ fatta da Graviano. SCELTA DIVERSA ha fatto Firenze per le stragi del 1993. Le parole di Graviano sono difficili da interpretare. Il boss potrebbe mentire volutamente per inviare messaggi depistanti. Nato nel 1963, Graviano è stato arrestato il 27 gennaio del 1994 a Milano con il fratello maggiore Filippo e da allora entrambi sono reclusi in isolamento. Boss precoce, scelto come capo del mandamento di Brancaccio scavalcando il primo e il secondogenito, era nel cuore del corleonese Riina nonostante fosse un palermitano. Il padre, Michele Graviano, era diventato ricco quando i suoi terreni agricoli avevano cambiato destinazione.

A Fiammetta Borsellino, che andò a trovarlo a Terni in carcere nel dicembre 2017 sperando di riuscire a smuoverlo, Graviano si raccontò così: “Vengo da una famiglia di possidenti, avevamo una concessionaria Renault a Brancaccio, Motel Agip, attività e terreni. Io andavo a scuola e contemporaneamente lavoravo, avevamo un terreno per costruire, eravamo una famiglia benestante, a 48 anni è morto mio padre ... avevo 18 anni”. Fiammetta Borsellino gli chiede: “Come trascorreva la sua vita?”. Il boss replica “io ero latitante (...) non voglio raccontare cose... mi sono trasferito al Nord”.Sostiene che faceva “commercio di carne con dei prestanomi”. Poi spara: “Frequentavo delle persone tra cui Baiardo Salvatore di Omegna sul lago D’Orta dove trascorrevo la latitanza. Frequentavo anche commercianti, familiari e avvocati e personaggi politici, tra cui anche quello ... lo dicono tutti che frequentavo Berlusconi ..... più che io era mio cugino che lo frequentava ... facevo una vita normale”. Come se fosse normale per un boss stragista frequentare Berlusconi. L’avvocato Niccolò Ghedini, quando svelammo l’intercettazione su www.iloft.it ci disse: “Nessuno ci ha mostrato questa conversazione. Comunque sapeva di essere registrato e potrebbe avere depistato. Non risulta nessun incontro di Berlusconi con Graviano o con qualcuno legato a lui. Tanto meno con un su o cugino”.  MARCO LILLO sul Fatto del 02/10/2019 




VIDEO 10.12.2020

 

 

 

 

 

di Fiammetta Borsellino

PALERMO - Nell'intervista rilasciata in esclusiva all'emittente comasca Espansione TV, Fiammetta Borsellino, a 25 anni dalla strage, reclama la verità su autori e mandanti e denuncia i depistaggi e le anomalie che hanno caratterizzato fin da subito le indagini. Fiammetta Borsellino intervistata dal Direttore di Espansione TV, Mario Rapisarda (anteprima)

Corriere di Como18 Novembre


20 Gennaio 2019 - Fiammetta Borsellino: “Basta slogan e passerelle e il Viminale apra gli archivi” - Nella lotta alla mafia non mi piacciono le passerelle, e diffido dagli slogan. Piuttosto, ci vogliono gesti concreti. Li aspettiamo ancora". Lo dice, in un'intervista SEGUE - RASSEGNA STAMPA


 

La battaglia di Fiammettaaudio dal minuto 10.45

2.2.2019 - Fiammetta Borsellino, torna a parlare e questa volta lo fa in televisione, a Che tempo che fa, ospite di Fabio Fazio su Rai Uno. L'intervista è stata preceduta dalle immagini del 19 luglio 1992 relative alla strage di via D'Amelio, mentre il pubblico ha poi accolto con applausi l'ospite,  SEGUE

CHE TEMPO CHE FA -  Testimonianza di FIAMMETTA BORSELLINO (video)

Commenti in FB

12.6.2019 - Intervista a Fiammetta Borsellino

Fiammetta 200

17.7.2019 - Hanno tradito papà anche da morto

XXVII Anniversario di Via D'Amelio FIAMMETTA BORSELLINO 

5 Settembre 2019  Fiammetta Borsellino alla Mostra di Venezia con IL DONO DELLA LUNA - Video e rassegna stampa

STRAGE DI VIA D'AMELIO

...Uno dei più grandi depistaggi che questo paese abbia mai conosciuto” La denuncia di Fiammetta Borsellino del Novembre ha trovato ora ampia conferma nella sentenza della Corte d’Assise depositata nei giorni scorsi"- Al TG ETV Fiammetta Borsellino - Novembre 2017

 

 

 

Chiusa inchiesta depistaggio - Tre avvisi a funzionario e due agenti di Polizia (ANSA) - PALERMO, 8 MAR 2018 - La Procura di Caltanissetta ha chiuso l'indagine sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio. LEGGI TUTTO -

News e rassegna stampa

DEPISTAGGI, ERRORI E SILENZI

 

Video IL SICILIA - 10.7.2018 Intervista a Fiammetta Borsellino 

 

 

 

19 Aprile 2017 Corte d'Assise di Caltanisetta  condanna all'ergastolo  Salvuccio Madonia e Vittorio Tutino, accusati di strage e a   dieci anni di carcere i due pentiti minori che con le loro false dichiarazioni hanno mandato in carcere sette innocenti. Non doversi a procedere, invece, per Scarantino…LEGGI TUTTO

 

BORSELLINO QUATER

 

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TRATTATIVA STATO-MAFIA - Fiammetta Borsellino:

29.4.19 - Inizia il processo d'appello TRATTATIVA STATO-MAFIApresso la II sezione della Corte di Palermo.Con la sentenza di primo grado, arrivata il 20 Aprile 2018, dopo 5 anni e 6 mesi di processo, la Corte d'Assise di Palermo aveva stabilito pene comprese tra 8 e 28 anni di carcere per uomini delle istituzioni e mafiosi. Condannati gli ex vertici del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, l'ex senatore Marcello Dell'Utri, Massimo Ciancimino e i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cinà. La Corte aveva invece assolto dall'accusa di falsa testimonianza l'ex ministro Nicola Mancino. Prescritte invece le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca. Condannati tutti gli altri imputati. 

Su richiesta di Fiammetta  Borsellino:

 

 

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a cura di Claudio Ramaccini  Direttore Centro Studi Sociali contro la mafia - Progetto San Francesco

 

 

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