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VIA D'AMELIO: processi, inchieste, indagini

on .


 

 Processi conclusi

in corso 


  • Audizione Antonino Vullo[10]
  • Memoria Salvatore Borsellino[13
  • Nota Aisi su La Barbera[14]
  • Relazione Polizia Scientifica[15]
  • Dichiarazioni Andriotta (17-07-09)[16]
  • Dichiarazioni Candura (10-03-09)[17]
  • Dichiarazioni Scarantino (28-09-09)[18]
  • Dichiarazioni Spatuzza (03-05-2011[19], 03-07-08[20], 17-09-09[21], 22-06-10[22])
  • Dichiarazioni Tranchina (03-05-2011[23], 16-04-2011[24], 21-04-2011[25], 22-04-2011[26])
  • Richiesta Procura generale Caltanissetta revisione[27]
  • Richiesta Procura della Reubblica Caltanissetta misure cautelari[28]
  • Ordinanza GIP 1[29]
  • Ordinanza GIP 2[30]
  • Ordinanza GIP 3[31]


 

Nel 2008, è spuntato sulla scena dei dichiaranti un ex killer di Brancaccio, Gaspare Spatuzza, che dalla cella del 41 bis dov’era sepolto dagli ergastoli ha proposto al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso la sua versione dei fatti sulla strage di via d’Amelio.  Ha detto di volere “il perdono di Dio” e ha chiesto un incontro a un vescovo, per confessarsi. Davanti ai magistrati della Procura di Caltanissetta, Spatuzza ha smentito il pentito Vincenzo Scarantino sulla dinamica del furto dell’autobomba e poi sulla sua preparazione; ha introdotto soprattutto altre presenze nel gruppo operativo rispetto a quelle già consacrate nelle sentenze definitive. Così, per i pm nisseni è iniziata una nuova fase di indagini, non solo sulla fase esecutiva della strage del 19 luglio 1992, ma anche su chi accreditò Vincenzo Scarantino come pentito credibile.  Sulla base della nuova inchiesta, la Procura generale di Caltanissetta ha chiesto e ottenuto dalla corte d’appello di Catania la sospensione della pena per otto condannati nel primo e nel secondo processo Borsellino. Salvo Palazzolo



La presenza del SISDE in via d’amelio. Torniamo in via D’Amelio, nei minuti immediatamente successivi alla strage. Il primo dettaglio anomalo, come anticipavamo, è l’immediata presenza di uomini del SISDE sul luogo dell’esplosione.

Riferisce alla Commissione Pietro Grasso:

GRASSO. “…le incongruenze determinate dalla presenza accertata in via D’Amelio, nell’immediatezza della strage, di appartenenti a Servizi di sicurezza intenti a cercare la borsa del magistrato attorno all’auto. Sono le testimonianze del sovrintendente Maggi e di un vice sovrintendente, Giuseppe Garofalo, che danno l’idea di questo attivismo di persone tutte vestite allo stesso modo che avevano già visto presso gli uffici di La Barbera, nel corso delle indagini di Capaci e che si aggiravano lì…”.

Un contesto peraltro puntualmente ricostruito nella sentenza del Borsellino quater (pag.783 e ss.):

“(…) è innegabile che vi sono delle oggettive incongruenze nello sviluppo delle primissime indagini per questi fatti e che rimangano diverse zone d’ombra. (…) Tutt’altro che rassicuranti, ad esempio sono le emergenze istruttorie relative alla presenza, in via D’Amelio, nell’immediatezza della strage, di appartenenti ai servizi di sicurezza, intenti a ricercare la borsa del Magistrato.

Infatti, uno dei primissimi poliziotti che arrivava in via D’Amelio, dopo la deflagrazione delle ore 16:58 del 19 luglio 1992, era il Sovrintendente Francesco Paolo Maggi, in servizio alla Squadra Mobile di Palermo. (…) Il Sovrintendente Maggi, dunque, confidando di poter trovare qualche altra persona ancora in vita, si faceva strada fra i rottami, (…) notava quattro o cinque persone, vestite tutte uguali, in giacca e cravatta, che si aggiravano nello scenario della strage, anche nei pressi della predetta blindata: “uscii da… da ‘sta nebbia che… e subito vedevo che arrivavano tutti ‘sti… tutti chissi giacca e cravatta, tutti cu’ ‘u stesso abito, una cosa meravigliosa”, “proprio senza una goccia di sudore”.

Si trattava di “gente di Roma”, appartenente ai Servizi Segreti; infatti, alcuni erano conosciuti di vista (anche se non davano alcuna confidenza) ed, inoltre, venivano notati a Palermo, presso gli uffici del Dirigente della Squadra Mobile, Arnaldo La Barbera, anche in occasione delle indagini sulla strage di Capaci.

La circostanza (mai riferita prima dal teste, nonostante le sue diverse audizioni) veniva confermata da un altro appartenente alla Polizia di Stato, vale a dire il Vice Sovrintendente Giuseppe Garofalo in servizio alla Sezione Volanti della Questura di Palermo che arrivava sul posto ad appena cinque minuti dalla deflagrazione. Il poliziotto notava, nei pressi della Croma blindata di Paolo Borsellino, un uomo in borghese, con indosso la giacca (nonostante il torrido clima estivo) e pochi capelli in testa.

Alla richiesta di chiarimenti sulla sua presenza lì, l’uomo si qualificava come appartenente ai “Servizi”, mostrando anche un tesserino di riconoscimento. “…non riesco a ricordare se questo soggetto mi chiede della valigia, della borsetta del dottore o se lui era in possesso della valigia. Con questa persona, alla quale io chiedo, evidentemente, il motivo perché si trovava su quel luogo. Questo soggetto mi dice di appartenere ai Servizi”.

Ricorda in Commissione, su questo punto, il giornalista Salvo Palazzolo:

PALAZZOLO. “Nel contesto delle stragi ci sono altre presenze. A 50 metri dal cratere di Capaci un agente del Centro Sisde di Palermo perde un bigliettino… Viene ritrovato questo bigliettino che dà atto di un guasto a un telefono, una utenza di un cellulare 337, che è riconducibile al vicecapocentro (del SISDE) Lorenzo Narracci. E fa riferimento a un guasto ‘numero due’ che, nel codice dei telefonini dell’epoca, è riferito a una possibilità che il telefonino sia clonato. Questa è una storia piena di coincidenze. Perché clonato era anche il telefonino di uno degli attentatori della strage. E sicuramente è una coincidenza, una strana coincidenza, che quel bigliettino sia caduto lì e che faccia riferimento a Narracci che poi è personaggio molto vicino a Contrada. Soltanto cinque anni dopo l’agente Festa (che aveva materialmente ricevuto in consegna quel telefonino ndr.) si presenta alla magistratura per dire ‘non sono venuto prima perché avevo timore di polemiche però voglio riferivi che avevo ricevuto questo telefonino da un altro collega che mi aveva detto: tu hai tuo suocero che lavora alla SIP, il telefonino del vicecapocentro del SISDE non funziona, vedi se puoi darlo a tuo suocero per farlo riparare…’. Sembra alquanto inverosimile che un telefonino così delicato del vicecapocentro del SISDE, in caso di guasto, non sia stato affidato a una agenzia specializzata, quindi con procedure specializzate, ma venga affidato al suocero di un collega”.

“Un’altra coincidenza molto strana è quella relativa alla presenza, il pomeriggio della strage, su una barca a largo di Mondello, di Bruno Contrada, di un imprenditore del settore degli abiti da sposa e di Narracci. Cosa accade? Un minuto dopo la strage risultano dei contatti telefonici sui telefonini delle persone che stanno in barca. Questo imprenditore sostiene che fu la figlia a dargli la notizia un minuto dopo la strage che c’era stato l’attentato a Borsellino. I magistrati si sono interrogati come avesse fatto questa ragazza un minuto dopo a sapere che l’attentato era ai danni del Borsellino… Questo imprenditore del settore degli abiti da sposa rilevano le indagini, aveva avuto contatti con personaggi legati alla famiglia mafiosa dei Ganci”.

È di quei primi concitati momenti la sparizione dell’agenda rossa del giudice Borsellino. Così la ricostruisce il pm Gozzo:

GOZZO. “Io sono alla procura di Palermo dal 1992 e quindi molti di questi soggetti li conoscevo. Ad esempio il capitano Arcangioli. Ho visto che ha preso la borsa dalla macchina, o qualcuno gliel’ha consegnata, e lui l’ha portata impettito lontano dalla macchina, praticamente fuori dalla zona transennata… Ha riportato, poi, di nuovo, la borsa nella macchina in fiamme e l’ha rilasciata dentro. Io gliel’ho chiesto: ‘E’ normale, secondo lei, comportarsi in un modo del genere?’. La risposta che mi venne data dal capitano Arcangioli fu che era una cosa che si usava fare in Polizia e tra i Carabinieri, cioè si usava vedere se una cosa fosse utile, prenderla ed eventualmente poi rimetterla nello stesso posto. Io ho detto: ‘Guardi a me non è mai capitato di verificare una cosa di questo genere in tutta la mia carriera professionale…’”. “Il collega Ayala ha reso diverse versioni… non so quanto tutto questo appartenga al modo di essere di Ayala oppure evidentemente a una voglia in qualche modo di depistare le indagini. Saranno i colleghi di Caltanissetta a stabilirlo”.

Singolare è anche la gestione dei reperti recuperati nella macchina del giudice Borsellino.  “…gestione assolutamente sui generis. Prima da parte della Squadra mobile e della Questura di Palermo, poi da parte della Procura di Caltanissetta. Perché parlo di Squadra mobile? Perché successivamente al riposizionamento della borsa all’interno dell’autovettura, fu poi un agente della Squadra mobile, tale Maggi, a prenderla e portarla nello studio di La Barbera. Ma La Barbera sostiene di essersi accorto di questo solo a cinque mesi dai fatti. Stiamo parlando da luglio a fine dicembre. Questa borsa sembra che abbia giaciuto là senza nessuna attenzione per tutti questi mesi. Dai colleghi (magistrati) a cui viene infine riportata la borsa viene fatta una repertazione di ciò che c’era all’interno della borsa. Una repertazione che però non comprende l’agenda marrone… Tra l’altro non esiste un verbale di restituzione di tutto questo, c’è semplicemente a margine di un verbale: ‘vengono restituiti alla signora Borsellino alcuni effetti personali appartenuti e ritrovati in via D’Amelio’. Punto”.  Fonte mafie blog autore repubblica 8.11.2020

La richiesta della Procura generale di Caltanissetta (13/10/2011)  La Procura di Caltanissetta, diretta da Sergio Lari, ha poi chiesto l’emissione di quattro ordinanze di custodia cautelare, riguardanti il capomafia pluriergastolano Salvino Madonia (è accusato di aver partecipato nel dicembre 1991 alla riunione della Cupola in cui si decise l’avvio della strategia stragista), i boss Vittorio Tutino e Salvatore Vitale (il primo rubò con Spatuzza la 126 per la strage; il secondo abitava nel palazzo della madre di Borsellino, in via d’Amelio, e avrebbe fatto da talpa agli stragisti). Un quarto provvedimento ha riguardato il pentito Calogero Pulci, era l’unico in libertà: è accusato di calunnia aggravata, perché con le sue dichiarazioni avrebbe finito per fare da riscontro al falso pentito Vincenzo Scarantino.

 

Le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza
Il racconto di Spatuzza è dettagliato: dopo gli opportuni riscontri svolti dal centro operativo Dia di Caltanissetta, i magistrati hanno avuto chiari i retroscena della strage Borsellino, organizzata dal clan mafioso di Brancaccio, diretto dai fratelli Graviano. E’ rimasto il mistero su un uomo che il giorno prima della strage avrebbe partecipato alle operazioni di caricamento dell’esplosivo sulla 126, in un garage di via Villasevaglios, a Palermo. Spatuzza non lo conosce, i magistrati sospettano che possa essere un appartenente ai servizi segreti.
Interrogatorio del 3/7/2008 (riguardante anche la strage Falcone)
Interrogatorio del 17/9/2009
Interrogatorio del 22/6/2010 (è allegata una lettera-appello di Spatuzza al boss Pietro Aglieri)
Interrogatorio del 3/5/2011

L’autodifesa dello 007 Lorenzo Narracci
E’ stato indagato per concorso in strage, i pm di Caltanissetta hanno sospettato che fosse lui il misterioso uomo nel garage di via Villasevaglios, ma il pentito Spatuzza non l’ha riconosciuto.
L’audizione di Narracci davanti ai pm di Caltanissetta

La confessione dei falsi pentiti  Il racconto di Spatuzza sugli esecutori della strage di via d’Amelio è stato confermato soprattutto dalla confessione di chi si era accreditato come collaboratore di giustizia attendibile, depistando le indagini sull’eccidio del 19 luglio 1992. E’ una confessione drammatica, che parla di abusi e violenze subite da alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine, per costruire una verità di comodo.
Interrogatorio di Vincenzo Scarantino (28/9/2009)
Interrogatorio di Francesco Andriotta (17/7/2009)
Interrogatorio di Salvatore Candura (10/3/2009)

Il perché di un errore giudiziario  Un errore madornale, fatto per l’ansia di trovare un colpevole, o un depistaggio costruito ad arte? I magistrati di Caltanissetta hanno esplorato tutte le ipotesi. Un’ombra inquietante è nella nota inviata dall’Aisi alla procuratore Lari, che riferisce di una collaborazione con i servizi segreti intrattenuta in passato dal dirigente Arnaldo La Barbera, il coordinatore del gruppo d’indagine “Falcone-Borsellino”.
La nota dell’Aisi sul questore La Barbera

Le dichiarazioni del nuovo pentito Fabio Tranchina  Quando le indagini su via d’Amelio erano ormai a una svolta, la Dia è riuscita a far collaborare l’ex autista di Giuseppe Graviano, Fabio Tranchina, che conosce molti dei retroscena delle stragi voluta da Cosa nostra.
Interrogatorio del 16/4/2011
Interrogatorio del 21/4/2011
Interrogatorio del 22/4/2011
Interrogatorio del 3/5/2011

La scena del crimine  I magistrati di Caltanissetta hanno chiesto alla polizia scientifica di ricostruire minuziosamente la scena di via d’Amelio, dove si consumò la strage Borsellino, per cercare di individuare la genesi del depistaggio istituzionale, ma anche per evidenziare ulteriori riscontri alla verità offerta dal pentito Spatuzza.
Relazione della polizia scientifica sulla scena di via d’Amelio


  • Ordinanza GIP 1 [29]
  • Ordinanza GIP 2 [30]
  • Ordinanza GIP 3 [31]

DataProcessoGrado di giudizio
4 ottobre 1994 Inizia il Processo Borsellino primo Primo grado
27 gennaio 1996 Sentenza del Processo Borsellino primo Primo grado
21 ottobre 1996 Inizia il Processo Borsellino bis Primo grado
15 luglio 1997 Inizia il Processo Borsellino primo Appello
28 gennaio 1998 Inizia il Processo Borsellino ter Primo grado
23 gennaio 1999 Sentenza del Processo Borsellino primo Appello
13 febbraio 1999 Sentenza del Processo Borsellino bis Primo grado
9 dicembre 1999 Sentenza del Processo Borsellino ter Primo grado
18 dicembre 2000 Sentenza del Processo Borsellino primo Cassazione
25 dicembre 2000 Sentenza del Processo Borsellino ter Appello
18 marzo 2000 Sentenza del Processo Borsellino bis Appello
18 gennaio 2003 Sentenza del Processo Borsellino ter Cassazione
3 luglio 2003 Sentenza del Processo Borsellino bis Cassazione
9 luglio 2003 Inizia il Processo stragi Capaci/Via d'Amelio Primo grado
21 aprile 2006 Sentenza del Processo stragi Capaci/Via d'Amelio Primo grado
18 settembre 2008 Sentenza del Processo stragi Capaci/Via d'Amelio Cassazione
22 marzo 2013 Inizia il Processo Borsellino quater Primo Grado
20 aprile 2017 Sentenza del Processo Borsellino quater Primo Grado

La STRAGE BORSELLINO di Salvo Palazzolo

 ALTRI PROCESSI A COSA NOSTRA

Ordinanza-Sentenza Abbate Giovanni + 706

Maxi processo Abbate Giovanni + 459 - giudizio di primo grado

Maxi processo Abbate Giovanni + 386 - giudizio di secondo grado

Maxi processo - giudizio di legittimità

Omicidio di Peppino Impastato (9 maggio 1978)

Omicidio di Cesare Terranova e del M.llo di P.S. Lenin Mancuso (17 marzo 1979)

Omicidio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli (11 luglio 1979)

Omicidio di Gaetano Costa (6 agosto 1980)

Omicidio del gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa (3 settembre 1982)

Omicidio di Gian Giacomo Ciaccio Montalto (25 gennaio 1983)

Omicidio di Rocco Chinnici e della sua scorta (29 luglio 1983)

Omicidio di Antonino Saetta e di suo figlio Stefano (25 settembre 1988)

Attentato dell'addaura (21 giugno 1989)

Omicidio Rosario Livatino (21 settembre 1990)

Omicidio Antonino Scopelliti (9 agosto 1991)

Omicidio di Salvo Lima (12 marzo 1992)

Strage di Capaci (23 maggio 1992) processo di primo grado

Strage di Capaci (23 maggio 1992) processo di secondo grado

Strage di Capaci (23 maggio 1992) giudizio di legittimità

Processo di primo grado per gli omicidi La Torre, Mattarella e Reina (12 aprile 1995)

Processo di secondo grado per gli omicidi La Torre, Mattarella e Reina (19 ottobre 1998)

Speciale Paolo Borsellino

 

A cura di  Ramaccini Direttore Centro Studi Sociali contro le mafie - Progetto San Francesco 

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