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FIAMMETTA BORSELLINO e l‘ergastolo ostativo

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"Sull'ergastolo ostativo, penso che bisogna lasciare aperte delle maglie perché le situazioni vanno ... Le parole di Fiammetta Borsellino, la figlia minore del giudice Paolo Borsellino, a Milano, al Secondo Festival della comunicazione sulle pene e sul carcere.
Ornella Favero (Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia): C'è una considerazione che faccio spesso in carcere, quando ci occupiamo di temi delicati come l'ergastolo ostativo e parliamo delle semplificazioni di certa informazione: credo che il nostro lavoro, di persone che si occupano di sensibilizzazione della società a partire dal carcere, per la maggior parte sia quello di ricomplicare le cose semplificate e banalizzate da altri.
Dobbiamo sempre lavorare su questo: le cose non sono affatto semplici. Ricordo una copertina della nostra rivista, Ristretti Orizzonti, dove Charlie Brown chiede a Lucy: "Tu cosa fai nella vita?", e lei risponde: "Me la complico". È il senso di tutto questo nostro lavoro: noi dobbiamo lavorare per uscire dalle semplificazioni e ricostruire un pensiero complesso. È una fatica enorme. Il bisogno di ricostruire un pensiero complesso è una cosa che si capisce ancora di più rispetto a fenomeni come la mafia e a vicende come l'inchiesta e i processi relativi all'attentato a Paolo Borsellino.
Fiammetta è la figlia minore di Paolo Borsellino ed è una fra le poche persone che ha avuto il coraggio di non entrare nel coro sui temi dell'antimafia e di avere un pensiero complesso che ha messo in discussione tutto, anche il ruolo di alcuni magistrati, anche degli esponenti delle forze dell'ordine. Un pensiero complesso e un bisogno di verità che è quello che ci spinge a dialogare con lei, per questa sua capacità di non appiattire le cose, di non semplificarle, e di chiamare per nome le responsabilità.
In questi giorni si è parlato tantissimo di ergastolo ostativo e ovviamente anche di Falcone e Borsellino. Abbiamo letto titoli come: "Hanno riammazzato Falcone e Borsellino". Ci piacerebbe sapere l'opinione di Fiammetta su questo tema.
Fiammetta Borsellino: Io penso che, da giudici, mio padre e Giovanni Falcone non avrebbero liquidato così come viene fatto in questi giorni la questione se sia giusto o sbagliato eliminare o mantenere il carcere ostativo. Loro ci hanno insegnato che questi problemi sono dei problemi complessi, che non possono essere semplificati in questo modo. Sicuramente io non sono una esperta in questo settore, ma penso che bisogna lasciare aperte delle maglie perché le situazioni vanno valutate caso per caso. Non bisogna confondere dei provvedimenti che sono stati pensati ventisette anni fa sull'onda di una gravissima emergenza, bisogna anche pensare a quello che è il contesto attuale. Sicuramente bisogna diffidare delle semplificazioni.
Il problema è un problema molto complesso, che va letto in relazione all'attuale disastrosa condizione delle carceri italiane. Bisogna evitare le semplificazioni perché le semplificazioni come "la mafia ha perso" o "la mafia ha vinto" o anche "la mia antimafia è migliore della tua", fanno male. Io sono convinta che il problema invece andasse affrontato e sono convinta che la modalità con cui si sta affrontando sia esattamente quella giusta, quella che va incontro a quell'altissimo senso di umanità che poi è stato il valore che ha guidato tutta la vita di mio padre.
Sui giornali quando si è parlato tanto, e nella maggior parte dei casi a sproposito, della sentenza, prima della Corte Europea e poi della Corte Costituzionale, era stata riportata anche, forse semplificando troppo e male, una sua dichiarazione o delle sue dichiarazioni in cui lei diceva cose come "hanno ucciso di nuovo Falcone" o "hanno ucciso di nuovo mio padre". Siccome io l'ho letto, e forse non sono stato l'unico ad averlo letto, mi fa piacere che non sia vero. Forse è il caso allora che i giornalisti presenti in sala, che la ascoltano oggi, dessero risalto a quelle bellissime parole che ho sentito da lei adesso.
Fiammetta Borsellino: Non ho fatto nessuna di queste dichiarazioni. A uccidere mio padre per la seconda volta sono stati i depistaggi: è stato il tradimento di alcuni uomini delle Istituzioni che oggi tra l'altro, proprio per aver dato prova di altissima incapacità investigativa, hanno fatto delle carriere senza che tra l'altro, e questo lo voglio sottolineare, il Consiglio Superiore della Magistratura si sia mai assunto una responsabilità circa l'avvio di procedimenti disciplinari diretti ad accertare quello che è stato fatto e perché è stato fatto. 28.10.2019 RISTRETTI ORIZZONTI

IL SILENZIO SU FIAMMETTA  di Luciano Capone Il Foglio, 30 ottobre 2019  La figlia di Paolo Borsellino elogia la Consulta contro l'ergastolo ostativo. Ma le sue parole non fanno comodo. Non abbiamo la controprova, ma se avesse affermato il contrario le dichiarazioni di Fiammetta Borsellino sarebbero finite sulle prime pagine di tutti i giornali e in tutti i Tg.

E invece, le parole della figlia del giudice ammazzato dalla mafia a favore delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e della Corte costituzionale contro l'applicazione automatica dell'ergastolo ostativo sono cadute nel vuoto.

Tanti commentatori, inclusi magistrati che hanno occupato o che occupano ruoli di rilievo, hanno contestato le sentenze della Cedu e della Consulta spendendo i nomi di Falcone e Borsellino. Le parole della figlia, evidentemente, non rientravano nella narrazione e per questo sono state ignorate.

Alcuni giorni fa, subito dopo la sentenza della Consulta, Fiammetta Borsellino ha partecipato al "Festival della comunicazione sulle pene e sul carcere" organizzato dalla "Conferenza nazionale volontariato giustizia" e nel suo intervento ha parlato delle inchieste sulla morte del padre, definendole il "depistaggio più grave, nonché uno degli errori giudiziari più gravi della storia giudiziaria di questo paese" (che è poi proprio ciò che l'ha spinta - dopo la sentenza del Borsellino quater - a esporsi pubblicamente).

Nel suo intervento ha parlato dell'ergastolo ostativo, per commentare le dichiarazioni di alcuni magistrati e le prime pagine di certi giornali secondo cui i giudici di Strasburgo "Hanno riammazzato Falcone e Borsellino".

"Penso che, da giudici, mio padre e Giovanni Falcone non avrebbero liquidato, così come viene fatto in questi giorni, la questione se sia giusto o sbagliato eliminare o mantenere il carcere ostativo", ha detto Fiammetta Borsellino.

"Loro ci hanno insegnato che questi sono problemi complessi, non possono essere semplificati in questo modo. Non sono un'esperta in questo settore, ma penso che bisogna lasciare aperte delle maglie perché le situazioni vanno valutate caso per caso", che poi è ciò che ha stabilito la Consulta rinviando a una decisione caso per caso dei giudici di sorveglianza.

E ancora: "Il problema è molto complesso e va letto in relazione all'attuale disastrosa condizione delle carceri italiane. Bisogna evitare le semplificazioni perché le semplificazioni, come 'la mafia ha perso' o 'la mafia ha vinto' o 'la mia antimafia è migliore della tua', fanno male".

Fatta questa premessa su come magistrati, giornalisti e professionisti della giustizia dovrebbero porsi di fronte a questioni fondamentali che riguardano il diritto, Fiammetta Borsellino ha detto anche che le sentenze delle supreme corti sull'ergastolo ostativo automatico non vanno contro i princìpi che hanno guidato l'azione di suo padre.

Anzi, vale il contrario. "Sono convinta - ha detto - che il problema andasse affrontato e sono convinta che la modalità con cui si sta affrontando sia esattamente quella giusta, quella che va incontro all'altissimo senso di umanità che poi è stato il valore che ha guidato tutta la vita di mio padre".

La figlia del magistrato è stata poi ancora più esplicita quando dal pubblico le è stato chiesto di nuovo se lei condividesse l'idea che, con queste sentenze, la Cedu e la Corte costituzionale avrebbero ucciso di nuovo suo padre.

"A uccidere mio padre per la seconda volta sono stati i depistaggi - ha risposto - è stato il tradimento di alcuni uomini delle istituzioni che oggi, proprio per aver dato prova di altissima incapacità investigativa, hanno fatto delle carriere senza che tra l'altro, e questo lo voglio sottolineare, il Consiglio superiore della magistratura si sia mai assunto una responsabilità circa l'avvio di procedimenti disciplinari diretti ad accertare quello che è stato fatto e perché è stato fatto". Il riferimento di Fiammetta Borsellino ai magistrati che si sono occupati, malamente e proprio a causa della "cultura dell'emergenza", delle inchieste sulla strage di Via D'Amelio e che distribuiscono patentini di antimafia non è casuale. Come non lo è il silenzio che ha circondato le sue dichiarazioni: avesse detto il contrario, sarebbe finita su tutti i giornali. 

"Mio padre e Falcone non avrebbero liquidato l'ergastolo ostativo in modo così semplicistico" di Damiano Aliprandi - Il Dubbio, 30 ottobre 2019

Fiammetta Borsellino al Festival della comunicazione sulle pene e sul carcere. "È stata la cultura dell'emergenza, la rabbia che sicuramente in quegli anni richiedeva una risposta immediata, che ha dato luogo al grande inganno di via d'Amelio, una storia di menzogne che hanno dato luogo a innocenti condannati all'ergastolo tramite falsi pentiti costruiti a tavolino tramite torture e processi caratterizzati da gravissime anomalie".

È Fiammetta Borsellino, figlia più piccola dell'ex giudice stritolato dal tritolo a via D'Amelio, a parlare durante il secondo incontro intitolato "Paure e gabbie. Perché la giustizia non subisca le infiltrazioni della vendetta", nell'ambito del Secondo Festival della comunicazione sulle pene e sul carcere a Milano.

Una vera e propria spina nel fianco del coro granitico di una certa antimafia, la figlia di Borsellino, la quale - come ha detto Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia, nel presentarla - "è una fra le poche persone che ha avuto il coraggio di non entrare nel coro sui temi dell'antimafia e di avere un pensiero complesso che ha messo in discussione tutto, anche il ruolo di alcuni magistrati ed esponenti delle forze dell'ordine".

Si è affrontata la questione scottante dell'ergastolo ostativo e della recente senza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale quella parte del 4bis che subordina la concessione o meno del permesso premio alla collaborazione. "Io penso che, da giudici, mio padre e Giovanni Falcone non avrebbero liquidato così come viene fatto in questi giorni la questione se sia giusto o sbagliato eliminare o mantenere il carcere ostativo, perché loro ci hanno insegnato che questi problemi sono dei problemi complessi, che non possono essere semplificati in questo modo", ha risposto Fiammetta.

"Sicuramente io non sono una esperta in questo settore - ha continuato la figlia di Borsellino - ma penso che bisogna lasciare aperte delle maglie perché le situazioni vanno valutate caso per caso. Non bisogna confondere dei provvedimenti che sono stati pensati ventisette anni fa sull'onda di una gravissima emergenza, bisogna anche pensare a quello che è il contesto attuale. Sicuramente bisogna diffidare delle semplificazioni".

Fiammetta Borsellino ha sottolineato che si tratta di "un problema molto complesso, che va letto in relazione all'attuale disastrosa condizione delle carceri italiane. Bisogna evitare le semplificazioni come 'la mafia ha perso' o 'la mafia ha vinto' o anche 'la mia antimafia è migliore della tua', perché fanno male. Io sono convinta che il problema invece andasse affrontato e che la modalità con cui si sta affrontando sia esattamente quelle giusta, quella che va incontro a quell'altissimo senso di umanità che poi è stato il valore che ha guidato tutta la vita di mio padre".

Parole lucide, di alto spessore e soprattutto umane che ha creato commozione tra i presenti, soprattutto i detenuti come Pasquale Zagari e l'ergastolano Roberto Cannavò con dietro una storia di mafia, di morte e poi di rinascita.

Ornella Favero ha poi chiesto a Fiammetta se è vero che la sentenza della Consulta abbia ucciso una seconda volta il padre. "A uccidere mio padre per la seconda volta sono stati i depistaggi: è stato il tradimento di alcuni uomini delle Istituzioni che oggi tra l'altro, proprio per aver dato prova di altissima incapacità investigativa, hanno fatto delle carriere senza che tra l'altro, e questo lo voglio sottolineare, il Csm si sia mai assunto una responsabilità circa l'avvio di procedimenti disciplinari diretti ad accertare quello che è stato fatto e perché è stato fatto", ha risposto Fiammetta Borsellino. Ma, alla sollecitazione posta dal professore Davide Galliani, ha anche aggiunto che parlare in nome delle vittime della mafia è sbagliato, perché ognuno ha la propria identità, pensieri e vissuti.

Fiammetta Borsellino: «L’ergastolo va rivisto: più educatori e meno agenti» La figlia del magistrato ucciso ha partecipato a due incontri in Calabria. Ha raccontato di aver incontrato i fratelli Graviano «in quell’inferno del 41 bis», aggiungendo «sapere che c’è chi è recluso in carcere senza possibilità di reinserimento è un fallimento dello Stato!»  Verità, diritto alla conoscenza, depistaggi e difesa dello Stato di diritto. Queste le parole chiave del ciclo di incontri, organizzati dall’associazione Yairaiha Onlus, che si sono conclusi la settimana scorsa e che hanno visto la partecipazione di Fiammetta Borsellino, la figlia del magistrato Paolo Borsellino dilaniato dal tritolo il 19 luglio del 1992. Nei due incontri, il primo a Catanzaro, alla facoltà di Sociologia e il secondo al Comune di Rende, presso la sala Tokyo del Museo Del Presente, non si è parlato dell’antimafia come di solito avviene nei convegni sponsorizzati dai mass media, dove molto spesso la narrazione non coincide con lo Stato di diritto, evocando teorie della cospirazione che – divenute una spada di Damocle – frenano qualsiasi governo nel rivedere quelle misure emergenziali divenute nel frattempo ordinarie. Si è parlato della ricerca della verità sulle stragi, in particolar modo quella che ha coinvolto Borsellino. Così come sono stati trattati i temi del sistema penitenziario, che assume a volte forme più vendicative che non di reinserimento del detenuto nella società, e del giusto processo, da tutelare perché garantito dalla Costituzione.

La verità sulla strage di via D’Amelio, infatti, è stata insabbiata dal depistaggio certificato, dopo 26 anni, grazie alla sentenza del Borsellino quater. Depistaggio avvenuto non solo per la conduzione delle indagini, ma reso possibile anche grazie l’irritualità dello svolgimento dei primi processi. «ll vero aiuto che avremmo dovuto avere da parte dello Stato non era una pacca sulla spalla, ma risposte precise», ha esordito Fiammetta Borsellino durante il primo incontro. Ma non solo. «Si parla sempre dell’agenda rossa di mio padre – ha spiegato Fiammetta -, ma nessuno dice della scomparsa dei tabulati telefonici del suo cellulare, unico oggetto rimasto integro dopo la strage».

Ma la causa della morte del padre? Un quesito posto da Sandra Berardi, presidente dell’associazione Yairaiha, che ha sottolineato come solo pochi giornalisti– incappando in querele – ricordino ad oggi la vecchia storia del dossier mafia- appalti. Fu un’operazione condotta dai Ros e depositata in Procura a Palermo nel ’ 91 su spinta di Giovanni Falcone. Un dossier che poi interessò molto Paolo Borsellino. Ed è la figlia che risponde, ribadendo che la concausa della morte del padre è da ritrovarsi nel suo interessamento sul dossier di mafia- appalti. Ricordiamo che questa indagine è stata presa in considerazione, con sentenza definitiva emessa il 21 aprile del 2006, da parte della Corte d’Assiste d’Appello di Catania. Scrivono, infatti, i giudici che Falcone e Borsellino erano «pericolosi nemici» di Cosa Nostra in funzione della loro «persistente azione giudiziaria svolta contro l’organizzazione mafiosa» e in particolare con riguardo al disturbo che recavano ai potentati economici sulla spartizione degli appalti.

Motivo della “pericolosità” di Borsellino? La notizia che egli potesse prendere il posto di Falcone nel seguire il filone degli appalti. Tale motivazione sarà poi ripresa anche nel Borsellino quater, dove furono acquisite anche le dichiarazioni del pentito Antonino Giuffrè, secondo cui «il dottor Borsellino forse stava diventando più pericoloso di quello che addirittura si era pensato, in particolare (…) per quanto riguarda il discorso degli appalti». La Corte dà molto credito a Giuffrè, il quale aveva posto in evidenza altri aspetti di rilievo, come il fatto che, prima di attuare la strategia stragista, sarebbero stati effettuati “sondaggi” con “persone importanti”, appartenenti al mondo economico e politico. Nelle motivazioni viene quindi evidenziato come questi “sondaggi” si fondavano sulla “pericolosità” di determinati soggetti non solo per l’organizzazione mafiosa, ma anche per i suoi legami esterni con ambienti imprenditoriali e politici interessati a convivere e a fare affari con essa. Da questo tipo di discorsi iniziava l’isolamento che ha portato all’uccisione di Falcone e Borsellino, i quali «non interessavano proprio a nessuno». Nella decisione di eliminare i due magistrati, quindi, aveva avuto un peso proprio il loro isolamento. «L’inquietante scenario descritto dal collaboratore di giustizia trova – si legge nella motivazione del Borsellino quater -, in effetti, precisi riscontri negli elementi di prova emersi nell’ambito del presente procedimento, che evidenziano l’isolamento creatosi intorno a Paolo Borsellino, e la sua convinzione che la sua uccisione sarebbe stata resa possibile dal comportamento della stessa magistratura».

Fiammetta Borsellino ha ribadito l’importanza del dossier e ha chiesto lumi sulla richiesta di archiviazione, che fu depositata dopo tre giorni dalla morte del padre. Ha aggiunto la figlia del giudice, a proposito dei giornalisti che vengono querelati, l’importanza del diritto all’informazione e ha approfittato per ricordare che è a rischio la chiusura di Radio Radicale, «perché se non ci fosse stata lei che segue tutti i processi, noi oggi non sapremmo nemmeno di cosa si sta parlando». Fiammetta poi è ritornata su mafia- appalti e ha aggiunto qualcosa di inedito.

Il 14 luglio, cinque giorni prima dell’attentato, ci fu una riunione alla Procura di Palermo avente come oggetto anche la questione del dossier mafia- appalti, proprio perché i giornali montarono delle polemiche circa la conduzione dell’inchiesta. Vi partecipò Paolo Borsellino. La figlia, durante il primo convegno alla facoltà di Catanzaro, ha quindi posto una domanda: «Qualcuno tra magistrati e componenti del Csm, saprà dirmi cosa disse mio padre quel giorno?».

Durante il convengo di Rende, parliamo della seconda e ultima giornata del ciclo di incontri, interessante l’intervento del sociologo Ciro Tarantino che parte dalla domanda posta dalla locandina dell’evento “Chi è Stato”, con un duplice significato dal “chi è stato” l’esecutore delle stragi a chi è Stato con la maiuscola. «Gianni Rodari – ha spiegato Tarantino – dava valore cambiando la minuscola con la maiuscola, quindi qual è questa parte di Stato che si è reso responsabile della strage di via D’Amelio?». Il sociologo ha sottolineato che nella storia repubblicana tale domanda si pone inevitabilmente sempre dopo le stragi, esattamente quando si fanno i funerali, appunto, di Stato. «Ed è proprio in quel momento – ha aggiunto – che si verifica lo scarto tra lo Stato ideale che noi vogliamo, da quello reale». Tarantino ha puntato sul diritto alla verità e quindi l’importanza della memoria collettiva. «Gianni Rodari – ha concluso – sosteneva che la verità è una malattia e oggi assistiamo ad una molteplicità di verità prive di sapere. La memoria collettiva deve invece essere alimentata dalla duplice volontà di sapere». Si è affrontato anche il ripristino del 41 bis, così come la riapertura delle carceri speciali di Pianosa e dell’Asinara. È intervenuto a tal proposito il presidente della camera Penale di Cosenza, avvocato Maurizio Nucci: «I diritti del soggetto non vengono garantiti, la Costituzione è violata perché viene a mancare il diritto alla speranza». Poi c’è Sandra Berardi, presidente dell’associazione Yairaha, ha posto delle riflessioni in merito all’ergastolo ostativo e al carcere duro: «Ci sono persone condannate all’ergastolo, a cui è stata rubata la vita al pari delle vittime delle stragi. È necessario un regime carcerario che anche l’Onu considera tortura? Serve ad ottenere la verità?». Fiammetta Borsellino ha raccontato di aver incontrato i fratelli Graviano «in quell’inferno del 41 bis», così come ha voluto sottolineare. «Sapere che c’è chi è recluso in carcere senza possibilità di reinserimento è un fallimento dello Stato!», ha affermato Fiammetta. E ha aggiunto: «Bisogna rivedere l’ergastolo! Più personale di sostegno, psicologi, educatori, sociologi, meno guardie carcerarie». La figlia di Borsellino ha così concluso il suo pensiero: «lasciarsi andare alla rabbia e alla vendetta non serve». Damiano Aliprandi il DUBBIO 9.5.2019

 


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