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La denuncia di Fiammetta Borsellino

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“Il valore della memoria è necessario a proiettarsi nel futuro con la ricchezza del passato" F.B
 
   

Fiammetta Borsellino è la minore dei tre figli che il magistrato ebbe con Agnese Borsellino. Classe 1973, è sorella di Lucia e Manfredi. La sua adolescenza non fu come quella di tante altre ragazze. All’età di 12 anni dovette trasferirsi con la famiglia all'Asinara. Tutti insieme sull'isola  SEGUE

 

Fiammetta Borsellino alla Mostra di Venezia con IL DONO DELLA LUNA  Video e rassegna stampa

   
   
     
   
   
   
 
   
   
 

 

 

SE UN BAMBINO DOVESSE FERMARLA PER STRADA CHIEDENDOLE COS’È LA MAFIA, COSA RISPONDEREBBE? Fiammetta Borsellino: "La mafia è un’organizzazione criminale fatta di regole, di rituali. Un’organizzazione simile ad uno Stato. Ha una mentalità che si basa sull’oppressione. È una mentalità che trae le sue fondamenta da una concezione della vita come affermazione del potere."

 

FIAMMETTA BORSELLINO:

  • La verita' e' l'esatto opposto della menzogna e dobbiamo ogni giorno cercarla e pretenderla, non solo nei momenti commemorativi. Solo cosi' possiamo vivere in un Paese libero dal potere e dal ricatto mafioso" 
  • “Mio padre e Falcone non svolsero il loro compito con aridità e freddezza burocratica, anzi ebbero quello sguardo all’uomo che gli permise di passare da un’allusione ad una confessione – e ricordo quello che disse Giovanni Falcone di Buscetta: “fu per noi come un professore di lingua straniera che ci insegnò a parlare ai turchi passando dai gesti alle parole. Bisognava essere anche un po’ mafiosi per combattere la mafia”.  

  •  “Credo che ricordare la morte di mio padre, di Giovanni Falcone, di Francesca e degli uomini della scorta, possa contribuire a coltivare il valore della memoria. Quel valore necessario per proiettarsi nel futuro con la ricchezza del passato significa anche dire in maniera ferma da che parte stiamo, perché noi stiamo dalla loro parte, dalla parte della legalità e della giustizia per le quali sono morti. Credo che con questa stessa forza dobbiamo pretendere la restituzione di una verità che dia un nome e un cognome a quelle menti raffinatissime che con le loro azioni e omissioni hanno voluto eliminare questi servitori dello stato, quelle menti raffinatissime che hanno permesso il passare infruttuoso delle ore successive all’esplosione, ore fondamentali per l’acquisizione di prove che avrebbero determinato lo sviluppo positivo delle indagini. Quelle prove a cui mio padre e Giovanni tenevano così tanto. Tutto questo non può passare in secondo piano, e non può passare in secondo piano che per via di false piste investigative ci sono uomini che hanno scontato pene senza vedere in faccia i loro figli, come quei giovani che sono morti nella strage di Capaci. Questa restituzione della verità deve essere anche per loro. La verità è l’opposto della menzogna, dobbiamo ogni giorno cercarla, pretenderla e ricordarcene non solo nei momenti commemorativi. Solo così, guardando in faccia i nostri figli, potremmo dire loro che siano in un paese libero, libero dal puzzo del potere e del ricatto mafioso.” PALERMO 23.5.2019

 

a cura di Claudio Ramaccini, Direttore -Resp. Comunicazione Centro Studi Sociali contro la mafia - PSF

 

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