Stampa

Maxiprocesso a Cosa Nostra grazie a Falcone e Borsellino

on .

aULA BUNKER2 500

Maxiprocesso di Palermo è la denominazione che fu data, a livello giornalistico, a un processo penale celebrato a Palermo per crimini di mafia (ma il nome esatto dell'organizzazione criminale è Cosa nostra), tra cui omicidio, traffico di stupefacenti, estorsione, associazione mafiosa e altri.

Il maxiprocesso deve il proprio soprannome alle sue enormi proporzioni: in primo grado gli imputati erano 475 (poi scesi a 460 nel corso del processo), con circa 200 avvocati difensori. Il processo di primo grado si concluse con pesanti condanne: 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione. Dopo un articolato iter processuale tali condanne furono poi quasi tutte confermate dalla Cassazione. A quanto è dato sapere, si tratta del più grande processo penale mai celebrato al mondo.

Durò dal 10 febbraio 1986 (giorno di inizio del processo di primo grado) al 30 gennaio 1992 (giorno della sentenza finale della Corte di Cassazione). Tuttavia spesso per maxiprocesso si intende il solo processo di primo grado, durato fino al 16 dicembre 1987.

MAXIPROCESSO ALL’AULA BUNKER La chiamavano “l’astronave verde” ed era stata costruita per l’occasione nel carcere dell’Ucciardone a Palermo: una grande aula bunker che avrebbe visto andare in scena il Maxiprocesso istruito dal pool di Falcone e Borsellino a Cosa Nostra, tra il 1986 e il 1987. Alla sbarra, per la prima volta, oltre 400 mafiosi chiamati a rispondere di decine di reati.

 

All'inizio degli anni ottanta a Palermo imperversava la seconda guerra di mafia: la fazione dei Corleonesi e quella guidata da Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti (cui faceva parte anche Tommaso Buscetta, scappato in Brasile) si contendevano il dominio sul territorio, al punto che tra il 1981 e il 1983 vennero commessi circa 600 omicidi e la seconda fazione risultò perdente.

Anche numerosi uomini delle istituzioni italiane, che avevano tentato di combattere la mafia attraverso nuove leggi, indagini e azioni di Polizia, caddero sotto i colpi della mafia; tra questi il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, il segretario provinciale democristiano Michele Reina, il commissario Boris Giuliano, il giornalista Mario Francese, il candidato a giudice istruttore di Palermo Cesare Terranova, il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, il procuratore Gaetano Costa, il segretario regionale siciliano del PCI Pio La Torre e molti altri ancora. Per far fronte a una simile situazione, il primo a pensare che presso l'ufficio istruzione del tribunale di Palermo potesse essere istituita una squadra di giudici istruttori, che avrebbero lavorato in gruppo, fu il consigliere istruttore Rocco Chinnici. Quando poi nel 1983 Cosa nostra uccise anche Chinnici, il giudice chiamato a sostituirlo, Antonino Caponnetto, decise di mantenere e ampliare l'organizzazione dell'ufficio voluta dal predecessore. Caponnetto si informò presso la Procura di Torino riguardo a come si fosse organizzata durante gli anni del terrorismo e decise infine di istituire presso l'ufficio istruzione un vero pool antimafia, ossia un gruppo di giudici istruttori che si sarebbero occupati esclusivamente dei reati di stampo mafioso. Lavorando in gruppo, essi avrebbero avuto una visione più chiara e completa del fenomeno mafioso nel palermitano, e di conseguenza la possibilità di combatterlo più efficacemente.

Caponnetto scelse, tra i giudici istruttori che meglio conosceva e dei quali riteneva di potersi fidare, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello. Questi avrebbero svolto tutte le indagini su Cosa nostra, coadiuvati dal sostituto procuratore Giuseppe Ayala e tre colleghi, il cui compito era inoltre quello di portare a processo come pubblici ministeri i risultati delle indagini del pool e ottenere le condanne.


  • Ordinanza-Sentenza Abbate Giovanni + 706 
  • Maxi processo Abbate Giovanni + 459 - giudizio di primo grado 
  • Maxi processo Abbate Giovanni + 386 - giudizio di secondo grado 
  • Maxi processo - giudizio di legittimità 

Gli atti processuali del tribunale di Palermo

La documentazione del Maxiprocesso, conservata al CIDMA di Corleone 

I NUMERI
  • Documentazione: 750.000 pagine
 IMPUTATI
  • 475 imputati (scesi a 460 durante il dibattimento)
  • 207 detenuti
  • 102 a piede libero o in libertà provvisoria
  • 44 agli arresti domiciliari
  • 121 latitanti
DURATA
  • Processo: 21 mesi, 638 giorni
  • Camera di consiglio: 35 giorni (387 ore)
  • Lettura della sentenza: 1 ora e mezza
FASE DIBATTIMENTALE
  • 22 mesi di dibattimento
  • 349 udienze
  • 8608 pagine di ordinanza-sentenza (40 volumi)
  • 1314 interrogatori
  • 635 arringhe difensive
ESITO
  • 346 condanne (74 in contumacia)
  • 114 assoluzioni
  • 19 ergastoli
  • 2665 anni di carcere
  • 11.5 miliardi di multe
PROTAGONISTI
  • 900 tra testimoni e parti lese
  • 200 avvocati difensori
  • 16 giudici popolari (tra effettivi e supplenti)
  • 3000 agenti delle forze dell'ordine
  • 600 giornalisti da tutto il mondo
  • 21 pentiti

ORDINANZA-SENTENZA ABBATE GIOVANNI + 706

 Ord maxiprocesso volume 1 pagine 1_141.pdf (2943,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 2 pagine 142_336.pdf (4210,2 kB)

 Ord maxiprocesso volume 3 pagine 337_519.pdf (4982,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 4 pagine 520_710.pdf (3018,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 5 pagine 711_985.pdf (8892,7 kB)

 Ord maxiprocesso volume 6 pagine 986_1222.pdf (9458,9 kB)

 Ord maxiprocesso volume 7 pagine 1223_1383.pdf (3044,2 kB)

 Ord maxiprocesso volume 8 pagine 1384_1614.pdf (10362,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 9 pagine 1615_1913.pdf (11110 kB)

 Ord maxiprocesso volume 10 pagine 1914_2110.pdf (7151,1 kB)

 Ord maxiprocesso volume 11 pagine 2111_2314.pdf (4413,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 12 pagine 2315_2514.pdf (4243,2 kB)

 Ord maxiprocesso volume 13 pagine 2515_2631.pdf (3718,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 14 pagine 2632_2867.pdf (7965,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 15 pagine 2868_3115.pdf (6028,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 16 pagine 3116_3278.pdf (4791,4 kB)

 Ord maxiprocesso volume 17 pagine 3279_3479.pdf (4038,7 kB)

 Ord maxiprocesso volume 18 pagine 3480_3756.pdf (10298,1 kB)

 Ord maxiprocesso volume 19 pagine 3757_3941.pdf (5163,2 kB)

 Ord maxiprocesso volume 20 pagine 3942_4097.pdf (6723,4 kB)

 Ord maxiprocesso volume 21 pagine 4098_4380.pdf (11060,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 22 pagine 4381_4606.pdf (4127,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 23 pagine 4607_4835.pdf (4343,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 24 pagine 4836_5066.pdf (8264 kB)

 Ord maxiprocesso volume 25 pagine 5067_5294.pdf (5562,1 kB)

 Ord maxiprocesso volume 26 pagine 5295_5530.pdf (5076,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 27 pagine 5531_5762.pdf (6013,3 kB)

 Ord maxiprocesso volume 28 pagine 5763_5985.pdf (8285,3 kB)

 Ord maxiprocesso volume 29 pagine 5986_6220.pdf (7331,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 30 pagine 6221_6448.pdf (4219,7 kB)

 Ord maxiprocesso volume 31 pagine 6449_6701.pdf (4555,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 32 pagine 6702_6959.pdf (6538,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 33 pagine 6960_7192.pdf (4969,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 34 pagine 7193_7409.pdf (4081,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 35 pagine 7410_7526.pdf (2361,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 36 pagine 7527_7666.pdf (1465,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 37 pagine 7667_7923.pdf (5593,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 38 pagine 7924_8184.pdf (4291,4 kB)

 Ord maxiprocesso volume 39 pagine 8185_8444.pdf (10119,1 kB)

 Ord maxiprocesso volume 40 pagine 8445_8608.pdf (2466,7 kB)

MAXI PROCESSO ABBATE GIOVANNI + 459 - GIUDIZIO DI PRIMO GRADO

        Corte assise Palermo 16 dicembre 1987 - parte 1 (27571,5 kB)

        Corte assise Palermo 16 dicembre 1987 - parte 2 (20642,1 kB)

        Corte assise Palermo 16 dicembre 1987 - parte 3 (44412 kB)

MAXI PROCESSO ABBATE GIOVANNI + 386 - GIUDIZIO DI SECONDO GRADO

 Corte assise appello Palermo 10 dicembre 1990 - parte 1 (17915,5 kB)

 Corte assise appello Palermo 10 dicembre 1990 - parte 2 (19557,1 kB)

 Corte assise appello Palermo 10 dicembre 1990 - parte 3 (33258,2 kB)

MAXI PROCESSO - GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ

 Corte di cassazione 30 gennaio 1992 n.80 - parte 1 (6010,9 kB)

 Corte di cassazione 30 gennaio 1992 n.80 - parte 2 (6272,2 kB)

 Corte di cassazione 30 gennaio 1992 n.80 - parte 3 (7382,1 kB)

FONTE: Archivio CSM

DOPO L’OPERAZIONE DEL 29 SETTEMBRE 1984, IN CUI FURONO EMESSI 366 MANDATI DI CATTURA, SI RESE NECESSARIO INTERROGARE IN BRASILE DEI FIANCHEGGIATORI DI BUSCETTA CHE ERANO STATI ARRESTATI CON LUI MESI PRIMA. PER CUI, NEI MESI SUCCESSIVI, DA PALERMO PARTIRONO FALCONE, BORSELLINO, AYALA, I FUNZIONARI DI POLIZIA CASSARÀ E DE LUCA. ABBIAMO PROVATO A RICOSTRUIRE QUEL VIAGGIO NELLE NOTIZIE CHE DIRAMAVA L’ANSA. I COMPLICI DI BUSCETTA, DA INTERROGARE, ERANO: PAOLO STACCIOLI LORENZO GARELLO, GIUSEPPE FANIA, GIUSEPPE BIZZARRO E FRABRIZIO NORBERTO SANSONE.

La foto
   

L'istruttoria del Maxi-Processo

TRASCRIZIONE UDIENZE 

I Udienza Volumi 1 e 2

II Udienza del 30 aprile 1992

III Udienza del 12, 14, 18, 19 e 21 maggio 1992

IV Udienza del 25 e 26 maggio 1992

V Udienza del 28 maggio e del 1, 3 e 8 giugno 1992

VI Udienza del 9, 11, 15 e 16 giugno 1992

VII Udienza del 18, 23, 25, 29 e 30 giugno 1992

VIII Udienza del 2, 6, 7, 9 e 13 luglio 1992

IX Udienza del 1 e 5 ottobre 1992

X Udienza del 7, 8, 12 e 13 ottobre 1992

XI Udienza del 15, 20 e 29 ottobre 1992

XII Udienza del 3, 9, 10 e 17 novembre 1992

XIII Udienza del 18 e 19 novembre e del 1 dicembre 1992

XIV Udienza del 16, 17 e 18 dicembre 1992 e del 12 gennaio 1993

XV Udienza del 1 e 25 marzo 1993

XVI Udienza del 29 marzo e 29 aprile 1993

XVII Udienza del 13 e 15 maggio 1993

XVIII Udienza del 24 giungo e del 6 luglio 1993

XIX Udienza del 28 settembre e del 5 ottobre 1993

XX Udienza del 14, 28 e 29 ottobre e del 4 e 6 novembre 1993

XXI Udienza del 16, 17 e 19 novembre 1993 e del 7 e 13 dicembre 1993 e del 19 gennaio 1994

XXII Udienza del 14 e 24 febbraio 1994

XXIII Udienza del 17 e 26 marzo 1994

XXIV Udienza del 29 e 30 marzo e del 8 aprile 1994

XXV Udienza del 19 aprile 1994

XXVII Udienza del 4, 5, 9 e 18 maggio 1994

XXVIII Udienza del 29 giugno e del 24 novembre 1994

XXIX Udienza del 28 novembre 1994, 19 dicembre 1994 e del 16, 26, 27 e 30 gennaio 1995

XXXI Udienza del 3 e 6 febbraio 1995

XXXII Udienza del 9, 15 e 17 marzo 1995

XXXIV Udienza del 11 aprile 1995

FONTE: archivio digitale Pio La Torre

ANSA NEWS

  • MAFIA: GIUDICI PALERMITANI PARTITI PER IL BRASILE - 18-NOV-84 00:33 I GIUDICI ISTRUTTORI DEL TRIBUNALE DI PALERMO GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO E IL SOSTITUTO PROCURATORE GIUSEPPE AYALA SONO PARTITI ALLE 23,40 DA ROMA PER RIO DE JANEIRO. IN BRASILE ASCOLTERANNO I QUATTRO SICILIANI ARRESTATI INSIEME A TOMMASO BUSCETTA LO SCORSO ANNO EALTRIAMICI PARENTI DEL BOSS MAFIOSO. I TRE MAGISTRATI SONO ARRIVATIALL'AEROPORTO DI FIUMICINO SOTTO SCORTA E SI SONO IMBARCATIDOPO AVER SOSTATO ALCUNI MINUTI IN UNA SALA RISERVATA. INSIEME CON LORO SONO PARTITI DUE UFFICIALI DIE CARABINIERI, UNO DELLAGUARDIA DI FINANZA E UN FUNZIONARIO DI POLIZIA.
  • MAFIA: GIUDICI ITALIANI IN BRASILE  BRASILIA, 19 NOV. - IL GIUDICE PALERMITANO GIOVANNI FALCONE, INSIEME AL SOSTITUTO PROCURATORE GIUSEPPE AJALA ED ALCOMMISSARIO CAPO DELLA SQUADRA MOBILE, ANTONINO CASSARA', E' GIUNTO OGGI A BRASILIA DOVE, DOMANI POMERIGGIO, ASSISTERA' ALLAROGATORIA DI FABRIZIO NORBERTO SANSONE E GIUSEPPE BIZZARRO, DUE PRESUNTI COMPLICI DI TOMMASO BUSCETTA, ENTRAMBI IN STATO DIARRESTO IN ATTESA CHE IL SUPREMO TRIBUNALE FEDERALE SI PRONUNCI SULLA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE PRESENTATA DALL'ITALIA.SECONDO ALCUNE INDISCREZIONI I MAGISTRATI ITALIANI HANNO PRESENTATO A QUELLI BRASILIANI, CHE CONDURRANNO L'INTERROGATORIO, UN VOLUMINOSO FASCICOLO, CON MOLTE RICHIESTE DI CHIARIMENTI E LA ROGATORIA POTRA DURARE MOLTE ORE.FALCONE OGGI SI E' INCONTRATO CON IL PROCURATORE GENERALEDELLA REPUBBLICA, CLAUDIO FONTELLES PER CONCORDARE LO SVOLGIMENTO DELLA ROGATORIA DI DOMANI. IL MAGISTRATO BRASILIANO AVEVA ANCHE CHIESTO A QUELLI ITALIANI INFORMAZIONISULLE DATE DI USCITA DALL'ITALIA DI SANSONE. FALCONE NONSI OCCUPERA', INVECE, DELLA RICHIESTA, ALLA GIUSTIZIA DEL BRASILE,DELL'AUTORIZZAZIONE PER ESTRADARE TEMPORANEAMENTE NEGLI STATIUNITI TOMMASO BUSCETTA. QUESTA ISTANZA E' STATA GIA' PRESENTATA DALL'AMBASICATA DUE SETTIMANE FA.
  • MAFIA: GIUDICI ITALIANI IN BRASILE (2) 19-NOV-84 18:46  -  NELLA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE L'ITALIA, PER EVITARE LA POSSIBILITA' CHE +DON MASINO+ FOSSEDATO AGLI STATI UNITI, CHE AVEVANO PRESENTATO ISTANZA ANALOGA, SI ERA GIA' IMPEGNATA A CONCEDERLO ALLA GIUSTIZIA NORDAMERICANA.MA PER IL TRASFERIMENTO OCCORRE L'AUTORIZZAZIONE BRASILIANA CHESPETTA AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA ED E' DATA PER SCONTATA.  L'ARRIVO DEI MAGISTRATI ITALIANI E DEI LORO COLLABORATORI (MENTRE FALCONE SI E' RECATO A BRASILIA IL SUO COLLEGA PAOLOBORSELLINO, CON IL RESPONSABILE DELLA CRIMINALPOL, ANTONINO DE  LUCA HA RAGGIUNTO SAN PAOLO PER ASSISTERE ALLA ROGATORIA DI PAOLO STACCIOLI, ALTRO RESUNTO COMPLICE DI BUSCETTA) HA PROVOCATO GRANDE TUMULTO TRA GLI ORGANI DI INFORMAZIONE BRASILIANA. LA TELEVISIONE HA APERTO I NOTIZIARI CON LEIMMAGINI DI FALCONE E DEI SUOI COLLABORATORI, I GIORNALI PUBBLICANO FOTO E SERVIZI IN PRIMA PAGINA. +E' ARRIVATO ILNEMICO NUMERO UNO DELLA MAFIA+, SCRIVE UN QUOTIDIANO CARIOCA.  I GIORNALISTI HANNO IERI PEDINATO I MAGISTRATI ITALIANI DURANTE TUTTI GLI SPOSTAMENTI A RIO DE JANEIRO OBBLIGANDOLI A RIENTRARE IN ALBERGO. I GIORNALI RIFERISCONO CON DOVIZIA DI PARTICOLARE I LOCALI CHE HANNO VISITATO, GLI ACQUISTI CHE HANNO FATTO, QUANTO HANNO SPESO PER I PASTI E QUANTO COSTAVANO LECAMERE DELL'ALBERGO CHE OCCUPAVANO.
  • MAFIA: GIUDICI ITALIANI IN BRASILE (3) - 19-NOV-84 18:52 (FALCONE, BORSELLINO E GLI ALTRISONO COSTANTEMENTE ACCOMPAGNATI DA AGENTI BRASILIANI ARMATI DIMITRAGLIATRICI. SI SPOSTANO SU AUTOMOBILI BLINDATE E DURANTE TUTTA LA LORO PERMANENZA IN BRASILE SARANNO SOTTOPOSTI ASEVERE MISURE DI PROTEZIONE.
  • MAFIA: ALLARME DURANTE ROGATORIA IN BRASILE - 19-NOV-84 18:52  MOMENTI DI PANICO E TENSIONE DURANTE LAROGATORIA DI PAOLO STACCIOLI, IL PRESUNTO COMPLICE DI TOMMASO BUSCETTA ASCOLTATO QUESTA SERA ALLA PRESENZA DELGIUDICE SICILIANO PAOLO BORSELLINO E DI ALCUNI SUOI COLLABORATORI. ERA DA POCO COMINCIATA L' UDIZIENZA QUANDO LE LUCI DELLA SALA SI SONO SPENTE LASCIANDO TUTTI AL BUIO. I POLIZIOTTI BRASILIANI HANNO IMMEDIATAMENTE BLOCCATO LE PORTE, C' E' STATOUN ATTIMO DI PAURA POI SONO STATI ACCESI I RIFLETTORI DELLE TELEVISIONI PRESENTI ED ANCHE L' ENERGIA ELETTRICA E' TORNATAQUASI SUBITO. SECONDO IL RESPONSABILI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA SI E' TRATTATO DI UNA SEMPLICE GUASTO. PER LA VISITA DEI MAGISTRATI ITALIANI LA POLIZIA BRASILIANA HA ASSICURATO UN VASTO SERVIZIO DI SICUREZZA. A SAN PAOLO BORSELLINO ED I SUOI COLLABORATORI SONO PROTETTI COSTANTEMENTE DA 35 AGENTI E TUTTI I LOCALI CHE VISITANO SONO PREVENTIVAMENTE PERQUISITI.LO STESSO AVVIENE PER GIOVANNI FALCONE A BRASILIA.
  • MAFIA: PRIMA ROGATORIA IN BRASILE - 19-NOV-84 23:41 SAN PAOLO - ''SONO MOLTO SODDISFATTO, ABBIAMO RACCOLTO NOTEVOLISSIMI RISCONTRI CON LE DICHIARAZIONIGIA' FATTECI DA TOMMSO BUSCETTA'' , E' QUANTO HA DETTO ALL' ANSA IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO AL TERMINE DELLA ROGATORIA DI PAOLO  STACCIOLI, PRESENTO COMPLICE DI ''DON MASINO'' IN BRASILE, ALLA QUALE HA ASSISTITO INSIEME AD ALCUNI INVESTIGATORI PALERMITANI.  L' INTERROGATORIO E' STATO PUBBLICO, MA AI NUMEROSI GIORNALISTI CHE LO HANNO ACCOMPAGNATO IL MAGISTRATO ITALIANONON HA VOLUTO FARE DICHIARAZIONI. ''DA NOI - HA SPIEGATO - LA PROCEDURA PREVEDE IL SEGRETO ISTRUTTORIO PER QUESTA FASE,QUINDI SE DICESSI QUALCOSA LO VIOLEREI. DI FRONTE ALL' INSISTENZA DEI GIORNALISTI BORSELLINO HA AGGIUNTO: ''L' INTERROGATORIO DI UN TESTIMONE CHE ABBIAMO DECISO DI SENTIREFORNISCE SEMPRE ELEMENTI UTILI''.  PAOLO STACCIOLI, 47 ANNI, DA DIECI IN BRASILE, SI E'REGOLARMENTE PRESENTATO PER LA ROGATORIA, COME PROMESSO. BENABBRONZATO, ELEGANTE, HA NEGATO DI APPARTENERE ALLA MAFIA, HA  DETTO DI AVER CONOSCIUTO TOMMASO BUSCETTA CON IL NOME DI ROBERTO FELICE E DI NON AVER MAI LAVORATO PER LUI.  QUESTA PRIMA ROGATORIA HA, COMUNQUE, DIMOSTRATO CHE I MAGISTRATI ITALIANI SONO SOPRATTUTTO INTERESSATI AD AVER NOTIZIESULLA ''MAJOR KAY'', LA FABBRICA DI ARTICOLI SPORTIVI CHE SAREBBE STATA USATA PER RICICLARE IL DENARO DELLA BANDA DI ''DON MASINO'' ED A FABRIZIO NORBERTO SANSONE, IL QUALE SARA' INTERROGATO DOMANI A BRASILIA, PRESENTE IL GIUDICE GIOVANNI FALCONE.
  • MAFIA:PRIMA ROGATORIA IN BRASILE (2)19-NOV-84 23:44  (ANSA) - SAN PAOLO,  - LA ''MAJOR KAY'', CONSTITUITA DA LORENZO GARELLO E GIUSEPPE FANIA, DUE EX DIPENDENTI DELLAFIAT DI BELO HORIZONTE, RISULTA AVER PAGATO DIVERSI BIGLIETTI AEREI PER L' EUROPA A BUSCETTA, ALLA MOGLIE ED A GAETANOBADALAMENTI, POI FUGGITO DAL BRASILE IN SPAGNA DOVE E STATO PRESO. ALTRE SPESE PER L' ACQUISTO DI UN' AUTOMOBILE E SOGGIORNI RISULTANO UGUALMENTE PAGATI CON I SOLDI DELL' AZIENDA. FABRIZIO NORBERTO SANSONE, RESPONSABILE DELL' UFFICIO VENDITE DI SAN PAOLO DELLA ''MAJOR KAY'' AVREBBE UGUALMENTE SALDATO MOLTICONTI DI ''DON MASINO''. DAI TELEFONI DELL' AZIENDA RISULTANO ESSERE STATE FATTE MOLTE TELEFONATE ALLE RESIDENZE DI BUSCETTA. STACCIOLI HA TENTATO DI SMINUIRE IL SUO RUOLO, HA DETTO CHE APPENA ARRIVATO IN BRASILE HA LAVORATO PER UN' IMPRESAIMMOBILIARE, POI E' ENTRATO QUALE SOCIO IN UN RISTORANTE TIPICO ITALIANO, QUINDI NE HA APERTO UNO SUO. QUANDO GLI AFFARI SONO COMINCIATI AD ANDAR MALE, E' STATO OSPITATO IN UNA BELLA VILLA DAL SUO AMICO GIUSEPPE BIZZARRO (ALTRO COLLABORATORE DISANSONE CHE SARA' ASCOLTATO DOMANI A BRASILIA) ED IN QUESTA STESSA CASA HA SOGGIORNATO SPESSO BUSCETTA. RIMASTO SENZALAVORO STACCIOLI HA AVUTO DA SANSONE UN LAVORO QUALE''APPRENDISTA VENDITORE'' ALLA ''MAJOR KAY'', LAVORO CHE HA SVOLTO PER DUE MESI SENZA ESSERE NEPPURE PAGATO.
  • MAFIA: PRIMA ROGATORIA IN BRASILE - 19-NOV-84 23:46  (ANSA) UN ALTRO ARGOMENTO SU CUI I MAGISTRATI SI SONO SOFFERMATI A LUNGO E' UNA FESTA PER L' ANNIVERSARIO DI MARIA CRISTINA GUIMARAES, LA MOGLIE DI BUSCETTA,SVOLTASI A RIO DE JANEIRO POCHI GIORNI PRIMA DELLA CATTURA DI ''DON MASINO''. STACCIOLI HA AMMESSO DI AVERVI PARTECIPATOINSIEME A SANSONE E BIZZARRO. QUANTO ALLA PRESENZA DI BUSCETTAA SAN PAOLO QUANDO E' STATO ARRESTATO, HA SPIEGATO CHE EGLI ERA TORNATO IN QUESTA CITTA' PER IMMATRICOLARE UN FIGLIO ASCUOLA. AL TESTE E' STATO LETTO UN ELENCO DI NOMI DI PERSONE SOSPETTATE DI AVERE LEGAMI CON LA MAFIA E CON BUSCETTA: GAETANO BADALAMENTI, VINCENZO E FARO RANDAZZO, ANTONIOBARDELLINO, ENRICO PELUSO, GIUSEPPE ALFREDO MARTILI, MARIOZODIACO, ANTONINO SALOMONE FARO LUPO, LEONARDO BADALAMENTI,ALDO ALESSANDRI. HA DETTO DI AVER CONOSCIUTO IN CARCERE LEONARDOBADALAMENTI CON IL NOME DI RICCARDO VITALE ED IN ALTRE CIRCOSTANZE, MARTILI ED ALESSANDRI (PRESO A RIO NELL' AMBITODELL' OPERAZIONE CHE PORTO' ALL' ARRESTO DI ''DON MASINO'' EPPOI RIMESSO IN LIBERTA'). DEGLI ALTRI HA DETTO DI NON SAPEREASSOLUTAMENTE NULLA. CONTRO PAOLO STACCIOLI NON ESISTE ALCUNPROCEDIMENTO IN ITALIA.
  • BRASILIA, 21 NOV. 84  IL GIUDICE PALERMITANOGIOVANNI FALCONE ED I SUOI COLLABORATORI HANNO CONCLUSO OGGI LA LORO MISSIONE A BRASILIA (L'ALTRO GIUDICE PAOLO BORSELLINOCON IL CAPO DELLA SQUADRA MOBILE ANTONIO CASSARA' SI E' RECATO A BELO HORIZONTE PER ASSISTERE AD ALTRE AUDIZIONI) ASSISTENDOALL'INTERROGATORIO DI GIUSEPPE BIZZARRO, UN ALTRO DEI PRESUNTI COMPLICI DI TOMMASO BUSCETTA. BIZZARRO DOVEVA ESSERE SENTITOIERI, MA L'UDIENZA ERA STATA RINVIATA PERCHE' QUELLA DEL SUO AMICO FABRIZIO NORBERTO SANSONE SI ERA PROTRATTA PER OLTRE TREORE.  IL DIFENSORE DI BIZZARRO HA SOLLEVATO UN'ECCEZIONE SOSTENENDO CHE EGLI, IN REALTA', E' JOSE' CARLOS FATTORI LANZA.  COMUNQUE, IL TESTE HA ACCETTATO DI DARE ALCUNI CHIARIMENTI CONFERMANDO LA SUA AMICIZIA CON SANSONE E GLI ALTRI PRESUNTIAPPARTENENTI AL GRUPPO DI DON MASINO. AL TERMINE IL GIUDICE FALCONE, IL SOSTITUTO PROCURATOREGIUSEPPE AJALA ED IL CAPO DELLA CRIMINALPOL DELLA SICILIAANTONINO DE LUCA, HANNO DETTO DI ESSERE RIMASTI MOLTO SODDISFATTI DEGLI ELEMENTI RACCOLTI IN QUESTE ROGATORIE ABRASILIA. FALCONE ED I SUOI COLLABORATORI RIPARTIRANNO DOMANI PER L'ITALIA. MAFIA: CONCLUSE ROGATORIE IN BRASILE.
  • BELO HORIZONTE, 21 NOV - SI E' CONCLUSO QUESTA SERA A BELO HORIZONTE IL CICLO DELLE ROGATORIE DEI PRESUNTICOMPLICI DI TOMMASO BUSCETTA ALLE QUALI HANNO ASSISTITO I MAGISTRATI SICILIANI CHE SI OCCUPANO DELL' INCHIESTA SULLAMAFIA. NELLA CAPITALE DELLO STATO DI MINAS GERAIS DOVEVANO ESSERE SENTITI LORENZO GARELLO E GIUSEPPE FANIA, TITOLARI DI UN'IMPRESA DI ABBIGLIAMENTO CHE HA AVUTO LEGAMI CON IL GRUPPO DI 'DON MASINO'' E CHE, SECONDO GLI INVESTIGATORI, POTREBBE ESSERE STATA USATA PER RICICLARE DENARO O COPRIRE ATTIVITA' ILLEGALI.  DEI DUE TESTIMONI SI E' PRESENTATO SOLO GARELLO. FANIA E'RISULTATO INTROVABILE E LA POLIZIA BRASILIANA NON HA POTUTO CONSEGNARGLI LA CITAZIONE. GARELLO, PRESENTE IL GIUDICE PALERMITANO PAOLO BORSELLINO, HA DETTO DI NON AVER MAI CONOSCIUTO BUSCETTA ED HA ADDOSSATOOGNI RESPONSABILITA PER QUANTO CONCERNE LEGAMI CON GLI ALTRIPRESUNTI COMPLICI DI ''DON MASINO'' AL SUO SOCIO FANIA. LA DEPOSIZIONE E' DURATA DUE ORE E HA PERMESSO AI MAGISTRATIITALIANI DI ACQUISIRE ULTERIORI DATI SULLE ATTIVITA' DIBUSCETTA E DI ALTRI NOTI ESPONENTI MAFIOSI IN QUESTO PAESE.
  • MAFIA: FALCONE TORNATO DAL BRASILE  (ANSA) - ROMA, 23 NOV - ''E' STATO UN VIAGGIO POSITIVO''. QUESTO IL COMMENTO DEL GIUDICE ISTRUTTORE DEL TRIBUNALE DI PALERMO DOTT.GIOVANNI FALCONE, RIENTRATO OGGI A ROMA DA RIO DEJANEIRO. CON LUI SONO ANCHE TORNATI IL GIUDICE ISTRUTTORE PAOLO BORSELLINO E IL SOSTITUTO PROCURATORE GIUSEPPE AIALA, ILCAPO DELL' UFFICIO INVESTIGATIVO DELLA MOBILE CASSARA' E IL CAPO DELLA CRIMINALPOL SICILIANA ANTONIO DE LUCA. IN BRASILEHANNO ASCOLTATO I QUATTRO SICILIANI ARRESTATI INSIEME A TOMMASOBUSCETTA LO SCORSO ANNO. SULLA PROSSIMA TRASFERTA A NEW YORKPER INTERROGARE GAETANO BADALAMENTI, FALCONE E' STATO PIUTTOSTO VAGO: ''NON SO ANCORA QUANDO ANDRO' E SE ANDRO' ''. I GIUDICI SUBITO DOPO IL LORO ARRIVO AL ''LEONARDO DA VINCI''HANNO PRESO UN AEREO PER PALERMO.

Da FRATERNO SOSTEGNO AD AGNESE BORSELLINO

Parole e silenzi al tempo del maxi processo  di Franco Nicastro Le forme teatrali, le parole allusive, i messaggi trasversali. Tutta la struttura del linguaggio era la fedele rappresentazione di un codice che nel tempo aveva mantenuto il suo impianto originario. Così la mafia aveva sempre comunicato. E così continuava a comunicare nell’aula bunker del maxiprocesso dove erano stati radunati i protagonisti della pagina più infame della storia siciliana. Si viveva un clima di attesa e di cambiamenti annunciati: per la prima volta lo Stato sembrava deciso a rispondere alla sfida prepotente della mafia. E noi cronisti eravamo eccitati non solo dall’idea di essere testimoni di una svolta epocale ma anche dal contatto ravvicinato con personaggi per lo più conosciuti attraverso il racconto mediato dalle carte giudiziarie. Ora quei nomi che evocavano trame, stragi e misfatti avevano un volto e quel volto faceva capolino dalle sbarre dell’aula bunker. Ma erano le parole a comporre una rappresentazione della mafia che cercava di offrire dei suoi profeti sanguinari un’immagine ora rassicurante ora suggestiva. Perfino cordiale. “Mi fa piacere rivederla” mi fece sapere, alzando dalla sua postazione il viso incorniciato da un sorriso, il boss che spesso incrociavo nelle aule di giustizia o al bar vicino al giornale. Vario era, nell’unicità degli obiettivi, il campionario degli stili comunicativi: quello beffardo di Luciano Liggio, quello curiale di Michele Greco il “papa”, quello finto e untuoso di Pippo Calò. Pur nella diversità delle forme, la linea comunque era una sola. E per noi cronisti più che scontata. Tutti erano lì a negare l’evidenza. La mafia? Liggio: “Non so cosa sia”. Le accuse? “Calunnie tetre e meschine” (ancora Liggio). Buscetta? “Lo manda qualcuno” (Pippo Calò). Ecco la teoria del complotto e della manipolazione delle prove: una grande mistificazione messa in piedi per trovare “capri espiatori” ma anche per costruire (i giudici e gli investigatori) visibilità mediatica e carriere. E i pentiti poi sono pronti a dire tutto per acquisire benefici a profusione. “Si prendono i soldi, si prendono lo stipendio, si prendono le ville” avrebbe detto Totò Riina dopo l’arresto. Erano messaggi rivolti non solo alla corte ma destinati soprattutto a una veicolazione interna e a un target esterno. Quei boss di alto rango parlavano ai giudici ma strizzavano prima di tutto l’occhio al popolo degli affiliati e dei gregari per tamponare frane e per riaffermare gerarchie. Si preoccupavano quindi di presidiare l’organizzazione. Parlavano anche ai giornalisti e, tramite loro, al grande pubblico. E per questo riconoscevano l’importanza dell’informazione e il potere evocativo della televisione. Non a caso Liggio avrebbe accettato, dopo il processo, di essere intervistato in tv da Enzo Biagi. Lo aveva fatto per rimettere in piedi, davanti a una platea ben più vasta, lo spettacolino recitato nell’aula bunker secondo il suo copione più consumato: sorrisino impertinente, orgogliosa distanza dai poteri dello Stato, risposte ironiche e divaganti. E nel momento topico la solenne rivendicazione di avere salvato la democrazia rifiutandosi di appoggiare il golpe Borghese. Appoggio che invece aveva dato Tommaso Buscetta. Doveva essere la chiusura teatrale ma il finale pieno di gloria era stato rovinato dal fatto che di quelle storie proprio Buscetta aveva parlato prima di lui. Tanto scenografico Liggio tanto cerimonioso e doppio Pippo Calò. Il suo linguaggio segnato dall’ambiguità era così fragile che a Buscetta risultò un gioco facile facile demolire la credibilità di Calò affibbiandogli, seduta stante, un omicidio: “Hai fatto fuori Giannuzzu Lallicata. Lo hai strangolato con le tue mani”. In quel momento veniva inesorabilmente demolita, insieme con l’immagine, anche la loquacità asfittica e ambigua del padrino che sfoggiava, pretendeva di sfoggiare, eleganza e buone maniere. Buscetta ha spiegato in questo modo il codice linguistico in uso a Cosa Nostra che Calò aveva cercato di replicare: “Gli uomini d’onore (…) parlano una loro lingua fatta di discorsi molto sintetici, di brevi espressioni che condensano lunghi discorsi. L’interlocutore, se è bravo o se è anche lui uomo d’onore, capisce esattamente cosa vuol dire l’altro. Il linguaggio omertoso si basa sull’assenza delle cose. I particolari, i dettagli non interessano, non piacciono all’uomo d’onore”. Vaghezza e inconcludenza si combinavano con l’obliquità incolore di Michele Greco (“La violenza non fa parte della mia dignità”) che proprio mentre la corte si ritirava in camera di consiglio per la sentenza mandò ai giudici la sua benedizione: “Io vi auguro la pace, signor presidente, la serenità è la base fondamentale per giudicare. Non sono parole mie, sono parole di nostro Signore che lo raccomandò a Mosé. ‘Quando devi giudicare che ci sia la massima serenità’. (…) E io vi auguro ancora, signor presidente, che questa pace vi accompagnerà nel resto della vostra vita, oltre a questa occasione”. L’ambiguità del linguaggio era sottolineata dal riferimento insistito alla pace. “Si poteva pensare anche alla pace eterna” avrebbe poi scherzato, ma non troppo, il giudice a latere Pietro Grasso. E fin qui il copione era stato uniformemente interpretato. A spezzare il filo della recitazione sarebbe stato Giovanni Bontade. La mafia aveva ucciso un bambino, Claudio Domino. Ha sempre ucciso bambini, come qualcuno nega. Dalle sbarre si fece sentire l’accorato messaggio di Giovanni Bontade che prendeva le distanze dagli assassini per un delitto che avrebbe sottratto molto consenso a Cosa nostra: “Signor presidente, noi non c’entriamo niente con questo omicidio. È un delitto che ci offende e ancor di più ci offende il tentativo della stampa di attribuirne la responsabilità agli uomini processati in quest’aula. Anche noi abbiamo figli”. Chi aveva ideato quel messaggio aveva certamente sottovalutato l’implicita ammissione che in quell’aula si processava veramente la mafia. Anche per questo, rivelerà il pentito Francesco Marino Mannoia, Bontade venne fatto fuori. Con lui veniva archiviato un modello comunicativo che si irrigidiva nella negazione di un potere sanguinario e cercava di accreditare invece la continuità con il mito dei Beati Paoli: un’organizzazione segreta di giustizieri che difendeva il popolo dalle angherie dello Stato.La mafia stava già cambiando il suo stile e i suoi metodi. Da qui in poi non avrebbe negato più la sua esistenza ma avrebbe aperto nuovi canali di comunicazione con l’economia, la politica, la società. Avrebbe ucciso di meno, calato il sipario e si sarebbe nascosta dietro le quinte per fare meglio i propri affari.

 

Il maxi processo e l'omicidio di Salvo Lima 

Il 12 marzo 1992 venne ucciso, a Palermo, l'On. Salvo Lima.

Su tale omicidio, oggetto, peraltro, nell'originario unico procedimento, anche di una specifica imputazione a carico di Bernardo Provenzano poi, però, stralciata per le condizioni di salute di quest'ultimo imputato che non gli consentivano, all'epoca, la cosciente partecipazione al processo e che successivamente lo hanno condotto alla morte, è stata ugualmente svolta un 'ampia istruttoria

dibattimentale per la rilevanza che, secondo l'accusa, l'episodio ha avuto nell'evoluzione delle successive vicende che hanno dato luogo alla c.d. "trattativa Stato-mafia".

In particolare, sono state acquisite le dichiarazioni di numerosi collaboranti (tra i quali anche alcuni degli esecutori materiali dell'omicidio) ed sono state, altresì, acquisite le sentenze, divenute definitive, con le quali sono stati condannati alcuni esponenti dell'associazione mafiosa "cosa nostra" (tra i quali Salvatore Riina) quali responsabili dell'omicidio in questione (sentenza della Corte di Assise di Palermo nei confronti di Riina Salvatore +31 pronunziata in data 15 luglio 1998; sentenza della Corte di Assise di Appello di Palermo in data 29 marzo 2000; sentenza della Corte di Cassazione in data 27 aprile 200 I; e, successivamente a quest'ultima, sentenze della Corte di Assise di Appello di Palermo del 10 maggio 2002 nei confronti di Madonia Francesco ed altri e del 5maggio 2004 nei confronti di Aglieri Pietro ed altri). Per la ricostruzione del fatto, dunque, può certamente rinviarsi alle predette sentenze definitive, evidenziando soltanto che il primo parziale esito avutosi con la sentenza della Corte di Cassazione del 27 aprile 2001 prima ricordato è stato

certamente influenzato dall'assenza di conoscenza di elementi di fatto soltanto successivamente acquisiti grazie ad ulteriori sopravvenute importanti collaborazioni con la Giustizia da parte di altri esponenti mafiosi. Basti pensare, per ciò che rileva in questa sede in relazione alle conclusioni del

paragrafo precedente, ad esempio, con riguardo alla mancata prova di una riunione della "commissione provinciale" di Palermo precedente all'omicidio Lima, che tale riunione era stata allora riferita soltanto Brusca Giovanni ed è stata, pertanto, ritenuta non riscontrata nella sentenza della Corte di Cassazione del 27 aprile 2001.

Nel ricordato paragrafo precedente, però, si è già dato conto della sopravvenuta collaborazione di Antonino Giuffrè avvenuta dopo il suo arresto in data 16 aprile 2002 e delle dichiarazioni da questi rese in proposito ("lo ho partecipato alla riunione in Cosa Nostra del dicembre del 91, se la memoria non mi inganna, dove appositamente c'è stata la famosa riunione della resa di conti tra Cosa Nostra e le persone ostili a Cosa Nostra, tra cui i politici da un lato e tra cui Salvo Lima e altri politici, e la resa dei conti nei confi'onti dei Magistrati, quali Falcone e Borsellino. Questo è stato fatto in una famosa riunione del 91, del dicembre del 91. Tanto è vero che poi nel 92 ci sarà l'uccisione di Lima e del dottore Borsellino, del dottore Falcone, eccetera, eccetera. Da tenere presente che nella lista dei politici vi erano ... Non vi era solo Lima, ma vi erano i Salvo, che poi Ignazio Salvo è stato ucciso, Mannino, Vizzini, Andò e altri personaggi importanti nell'ambito politico, appositamente per il discorso che era partito politicamente della inaffidabilità, ed ecco il discorso dell'87, quando c'è stato il cambiamento di rotta, venivano... Erano stati considerati inaffidabili questi politici”).

Ma, in ogni caso, anche dalla più riduttiva sentenza della Suprema Corte prima ricordata, ancora per quel che rileva in questa sede, in estrema sintesi, si ricavano, comunque, l'esistenza di risalenti rapporti tra l'organizzazione mafiosa "cosa nostra" e l'On. Lima (v. la citata sentenza della Corte di Cassazione: " ... l'on. Lima, figlio d'uomo d'onore, aveva coltivato legami, per scambio di favori con uomini d'onore, quale esponente rappresentativo del partito di maggioranza in Sicilia, già all'epoca in cui era sindaco di Palermo, e sino alla sua morte, quando era parlamentare europeo ... ") e la riconducibilità dell'omicidio alla stessa "cosa nostra" (ibidem: " ... l'induzione univoca che il delitto sia frutto del concorso di più persone, per ragioni di mafia ... ").

Quanto al ruolo della "commissione provinciale", d'altra parte, anche la successiva sentenza pronunziata dalla Corte di Assise di Appello in sede di rinvio il 10 maggio 2002 (divenuta irrevocabile ed acquisita agli atti), sulla scorta di precise risultanze probatorie (nonostante non fosse ancora sopravvenuto l'apporto collaborativo di Giuffrè), ha evidenziato "come in svariati ambienti di cosa nostra si fossero fatti strada, ancor prima della conclusione del maxiprocesso, sentimenti di forte ostilità nei confronti di Lima, circostanza questa che già di per sé porta ad escludere che la decisione di uccidere tale uomo politico possa essere stata il frutto di una autonoma decisione di Salvatore Riina", concludendo che, fermo restando la necessità di individuare le responsabilità individuali dei componenti della "commissione provinciale", la regola che assegnava a quest'ultima la decisione di simili delitti "era, all'epoca del delitto Lima, ancora pienamente attuale".

La medesima sentenza, nel contempo, ha confermato anche la causale dell'omicidio in esame nel risentimento nutrito dai mafiosi nei confronti di quell'uomo politico accusato di inerzia riguardo alle aspettative dei mafiosi medesimi.

Nel presente processo, quindi, ancora in sintesi, sono stati, innanzitutto, ulteriormente confermati i rapporti tra esponenti di "cosa nostra", tra i quali specificamente Salvatore Riina per il tramite dei cugini Antonino e Ignazio Salvo, e 1'on. Salvo Lima (v. dich. Giovanni Brusca: " ... il contatto con

l'onorevole Lima era più quasi esclusiva di Totò Riina ... ...... Sì, attraverso i cugini Salvo ... .... ... il rapporto con i Salvo era privilegiato esclusivamente con Totò Riina .... ... .... i Salvo erano cugini, uomini d'onore. appartenevano alla famiglia di Salemi ed erano autorizzati a poter contattare ... cioè, poter avere rapporti direttamente con Riina senza l'autorizzazione del loro capo famiglia o capo mandamento") e, più in generale, il ruolo di quest'ultimo di "referente" dell'associazione mafiosa per i rapporti di questa con gli ambienti politici.

In proposito, oltre alle dichiarazioni dell'imputato Brusca Giovanni, possono ricordarsi le dichiarazioni di Giuffrè Antonino, il quale, pur riferendo di non avere mai personalmente conosciuto l'On. Lima, ha, però, confermato, appunto, che quest'ultimo costituiva il principale referente provinciale dell'organizzazione mafiosa (" .. era il referente ufficiale di Cosa Nostra a livello provinciale. Le posso tranquillamente dire che nel nostro mandamento (PAROLA INCOMPRENSIBILE) era ... Si votava per gli uomini del Riina, per la corrente di Riina ... di Lima. chiedo scusa .... ... ... Quello che mi risulta, a partire da Stefano Bontade. Michele Greco, Salvatore Riina e così via di seguito. Tutti diciamo gli esponenti più importanti di Cosa Nostra. in modo

particolare a livello della provincia di Palermo erano in contatto con l'Onorevole Lima .... ... ... .Il referente, per quello che ricordo. diciamo che il principale era lui, faceva parte della corrente di Andreotti, vi erano anche altri personaggi importanti quali i cugini Salvo, Ignazio e Nino Salvo, Vito Ciancimino, questi sono quelli più importanti che mi ricordo. Cioè poi altri personaggi importanti potevano essere Mannino, per ipotesi, sull'agrigentino questi sono i personaggi più importanti che mi ricordo in questo momento").

Contatti addirittura personali, poi, sono stati riferiti sia da Siino Angelo che da Di Carlo Francesco.

Il primo, in particolare, nel corso del suo lungo esame, ha, tra l'altro, appunto riferito che nella sua attività concernente la gestione degli appalti per conto di "cosa nostra" egli aveva come referente politico l'Ono Lima ("Debbo dire che anche politicamente sono stato accreditato perché il mio referente politico, che allora era l'Onorevole Salvo Lima, mi disse: tu guarda che da questo momento in poi gestisci gli appalti per conto mio e per conto di altri .. ") e che, per tale ragione, i rapporti si erano via via intensificati e mantenuti sino al suo arresto nei 1991 ("Allora, debbo dire che ho avuto, avevo una (PAROLA INCOMPRENSIBILE) per ragioni politiche la frequentazione con l'Onorevole Lima. Debbo dire che queste frequentazioni politiche che avevano, erano conseguenti al fatto che io ero Consigliere Comunale di San Giuseppe lato per quindici anni all'incirca, con. .. Della Democrazia Cristiana, per questo avevo modo di avere conosciuto sia il Lima e di avere dei rapporti con lo stesso. Debbo dire che immediatamente dopo il mio inizio di collaborazione con la questione degli appalti, debbo dire che questo rapporto si intensificò e io,

malgrado il relativo ruolo non di vertice che avevo, sia in Cosa Nostra, sia in politica, praticamente continui ad avere un rapporto più diretto con lo stesso. Rapporto che si è protratto fino al mio primo arresto. Stiamo parlando del luglio 1991... ... . .. avevamo un rapporto che naturalmente anche per la

differenza di età lui mi dava dell'Angelo del tu e io lo citavo Onorevole, ci dicevo Onorevole, e questo era il tipo di rapporto. Lui mi diceva spesso e mi sollecitava: evitiamo sta camurria di Onorevole e io ci dicevo ... Insomma, finivo sempre con il chiamarlo Onorevole. Debbo dire che la frequentazione nostra avveniva la mattina presto, nella sua villa di Mandello, era una villa che lui

aveva comprato da un mio amico che era perito nella famosa cosa di ... L'aereo che era caduto su Montagna Longa e poi debbo dire che lui mi riceveva nei luoghi più impensati, anche la sua segreteria sita nel grattacielo che c'era in Via Emerico Amari e poi alle volte, quando veniva da Roma, sia tardi che presto, comunque mi doveva, mi diceva che questo rapporto doveva restare

riservato perché praticamente si ni sbentano, questo era il suo modo di parlare, che era un modo di parlare molto palermitano, si ni sbentano semu consumati, per cui evidentemente cerca di stare più attento possibile anche nei tuoi interessi, nel tuo interesse. Cioè, mi metteva in guardia che con il fatto che si scopriva questa cosa, saremmo finiti non nei guai, ma nei guai più terribili, in

effetti cosa che è successa"), tanto che proprio l'On. Lima gli aveva consegnato una copia del rapporto "mafia e appalti" (" .. io sapevo nei minimi particolari quale era il contenuto del rapporto mafia e appalti e questo rapporto mi fu dato, principalmente dato, proprio materialmente consegnato dall'Onorevole Lima, Lima Salvatore, che praticamente mi disse che gli avevano dato questo rapporto e che praticamente mi disse di stare attento .. ") dopo avergliene parlato per la prima volta circa sei o sette mesi prima del suo arresto (" .. praticamente diciamo un sei mesi - sette mesi prima ho avuto conoscenza di questo rapporto e se non mi sbaglio uno dei primi che me lo mostrò, e non so se fu il primo, è stato l'Onorevole Lima, che prima mi avvisò verbalmente e poi mi disse stai attento ca viri ca sti sventaru. La sventata era il fatto che avevano potuto sapere di quella che era la mia attività nel settore degli appalti, che però io capii che c'era del dolo quando ho capito che c'era notizia di questa mia attività nel settore degli appalti, ma non c'era effettiva notizia di quel che era il settore degli appalti in Sicilia, che era veramente una cosa enorme ... ").

Di Carlo Francesco, invece, ha raccontato di avere conosciuto Salvo Lima sin dagli anni sessanta (".. L'Onorevoie Lima ... Ci sono stati, tante volte a Palermo, tante volte a Roma, molte volte c'è stato Nino Salvo di presenza e … Frequentazioni, non ero la persona che andava a chiedere posti di lavoro o chiedere ... Così, va bene. Forse per questo mi frequentavo di più, perché non ho chiesto mai, solo ... Anzi, lui mi ha chiesto una volta un piacere, perché non so se era suo figlio o era figlio del fratello, no, il figlio del fratello era, che ha voluto aprire un laboratorio, era medico, giovanissimo, ad Altofonte, e allora la prima cosa che ha fatto, fammelo sapere, ci siamo incontrati, ti raccomando stu ragazzo. E ha aperto, ma poi è stato un anno e se ne è andato... '" ... L'Onorevoie Lima l'ho conosciuto quando era già a Palermo, l'ultimo periodo, che era Sindaco, credo che era l'ultimo anno, poi è diventato parlamentare. L'ho conosciuto non mi ricordo in quale occasione, però l'ho conosciuto. Non so se è stato Nino Salvo o Ignazio Salvo a presentarmelo ... '" ... Anni 60") e che, da allora, lo aveva molte volte incontrato presso il suo ufficio ricevendo sempre un trattamento di riguardo (" .. da Lima c'era sempre una sala d'aspetto che aspettavano tutti, quello che non aspettava ero io, basta che ci facevo sapere, subito mi faceva entrare. C'era un professore che ci faceva da segretario che mi conosceva, non mi ricordo come si chiamasse, e entravo .. ").

Tra i tanti incontri, Di Carlo, inoltre, ha ricordato di avere partecipato nel 1980 ad una riunione nell'ufficio dell 'On. Lima a Roma (" .. è stato nell'80, a fine 80, che c'è stata una riunione e io ero nell'ufficio di Lima a Roma intendo .. ") cui erano presenti, tra gli altri, il Gen. Santovito, l'Avv. Guarrasi e Nino Salvo. Giuffrè Antonino, quindi, ha riferito l'insoddisfazione che montava sempre più nell'ambito di "cosa nostra" per il più recente operato dell 'On. Lima, tanto che già alcuni mesi prima della riunione della Commissione del dicembre 1991, nella quale, poi, Riina avrebbe ufficialmente comunicato la decisione di uccidere, tra gli altri, anche Salvo Lima, egli era stato informato da Bernardo Provenzano di quell'intendimento (v. dich. Giuffrè: "Diciamo che i primi discorsi, come è venuto fuori ieri, sono stati in un periodo anche antecedente al dicembre del 91, del discorso in seno alla Commissione. Diciamo che con Bernardo Provenzano, come è stato io magari non mi ricordavo, è venuto fuori nel discorso di ieri già con il Provenzano e antecedente a questa data mi aveva detto che prima o poi doveva essere eliminato il Lima. Ora, cioè, non mi vado a

ricordare se sia il 90, se sia il 91, quando è stato questo non lo so. Dice: prima o poi va a sbattere e ci rompemu i corna. Chiedo scusa per il termine che è un pochino brutale, che dico. 11 tutto poi diciamo si è enunciato sempre in quella riunione di cui abbiamo parlato, dal dicembre del 91, sulla resa dei conti, dove l'Onorevole Lima, l'Onorevole Andò e l'Onorevole Mannino e l'Onorevole

Vizzini, questi sono i nomi che io mi vado a ricordare, e in più Falcone, il dottore Falcone e il dottore Borsellino, in quella data di cui ho detto, nel dicembre del 91... ... . .. Antecedentemente alla riunione del 91, non ho un ricordo preciso di un discorso antecedentemente al 91. Probabilmente che vi sono stati anche altri discorsi in precedenza che andavano ad interessare sempre altri soggetti... ... ... sto parlando di discorsi nell'ambito della commissione o anche di riunioni ristretto in seno a Cosa Nostra, e in modo particolare quando parlo di questo, parlo sempre della presenza di Salvatore Riina. Se non vado errato, anche in altre circostanze, in altre circostanze, ora non mi vado a ricordare se sia un discorso a livello di commissione completa o se riunioni ristrette o meno, si è parlato sempre, o per meglio dire ha parlato il Salvatore Riina di questo malcontento, di questo malessere e dell'eliminazione di questi soggetti, tra cui Lima, il dottore Falcone e il dottore Borsellino. Se la memoria non mi inganna, c'è stata qualche altra occasione in cui con il Riina si

è parlato di questo ... ... ... Diciamo che le posso tranquillamente dire che Lima ormai nel periodo di cui io ne posso parlare, dall'87, 88, 89, 90, cioè in modo cioè ne ho detto anche in particolare sul finire degli anni 80, per meglio dire, motivi che si era defilato, le ho detto anche i motivi che se ne è andato, si era portato alle europee, aveva abbandonato. Cioè, già diciamo che c'erano dei discorsi non solo per quanto riguarda il Provenzano, ma discorsi all'interno di Cosa Nostra, che già era considerato come un traditore per avere abbandonato quelli che erano gli interessi di Cosa Nostra. E già, cioè, questo discorso su Lima mi viene fatto, come ho detto, però non sono in grado di andare a quantificare se sia stato sei mesi, otto mesi o nove mesi prima del discorso ... Se ne parlava all'interno di Cosa Nostra e me ne aveva parlato anche il Provenzano sui discorsi di Lima e che prima o poi doveva essere ... Andava a sbattere perché veniva ad essere ucciso. Ma era un discorso che ormai diciamo all'interno di Cosa Nostra era ... Era questione di tempo ... ").

La decisione di uccidere I 'On. Lima, infine, matura alla vigilia della sentenza della Corte di Cassazione nel c.d. maxi processo, quando è ormai chiaro, con la sostituzione del Presidente Carnevale, che l'esito sarebbe stato negativo per i mafiosi (v. dich. Brusca: " ..... si poteva salvare se l'onorevole Lima avrebbe portato un risultato positivo per Cosa Nostra .... ").

Tale causale è stata, altresì, confermata anche In questo processo da due esponenti mafiosi particolarmente vicini ai "corleonesi". Ci si intende riferire a Di Matteo Mario Santo, il quale, pur precisando di non sapere nulla del fatto materiale, non ha avuto il minimo dubbio nel ricollegare tanto l'uccisione dell'On. Lima, quanto quella successiva di Ignazio Salvo, al mancato interessamento degli stessi affinché nel giudizio di cassazione le condanne dei mafiosi fossero annullate (" ... perché non si interessavano del Maxi Processo, c'è stato pure questo, non c'era interessamento sul Maxi Processo … ... . ... Si dovevano interessare sul Maxi Processo per non fare condannare diciamo le persone, su questo era. .. Invece non hanno fatto niente .. "); e a Gioacchino La Barbera, il quale ugualmente ha richiamato la medesima causale ("Le motivazioni erano appunto la sentenza che c'era stata in Cassazione nel 91, dove avevano confermato il teorema Buscetta, confermate le condanne e da allora si è partiti con questa strategia ... .. .... Come esito, c'era sempre

ottimismo, almeno quello che si diceva per non mettere paura alle persone che erano già state condannate o quelle che erano in attesa di giudizio, c'era ottimismo nell'aria, però in realtà, perché forse qualcuno aveva promesso che andava meglio, ma poi le cose sono andate male e allora si è incominciato con questo tipo di strategia ... ").

Ancora nel presente processo, una indiretta conferma della riconducibilità dell'omicidio Lima al volere della "commissione" per le ragioni prima esposte si trae dalle dichiarazioni di Tranchina Fabio, dalle quali è possibile, infatti, ricavare il coinvolgimento conoscitivo - e, quindi, decisionale stante l'importante ruolo ricoperto nell'ambito della "commissione" provinciale – di Giuseppe Graviano (v. dich. Tranchina: "Per quanto riguarda l'omicidio Lima, come ho anche dichiarato durante gli interrogatori, quando ci fu l'omicidio Lima Giuseppe Graviano mi disse espressamente di non andare nella zona di Mondello .... ... ... Prima, prima .... ... .. ma sarà stato qualche giorno prima, una settimana prima, mi disse: "Non andare nella zona di Mondello in questo periodo " ... ... ... non mi ricordo se me lo disse tre, quattro, cinque giorni prima, nel momento in cui ci fu l'omicidio tutti i capimmo che il motivo era questo di qua, che non dovevamo recarci nella zona di Mondello").

Speciale Paolo Borsellino

a cura di Claudio Ramaccini - Resp. Comunicazione Centro Studi Sociali contro la mafia - PSF

I cookie vengono utilizzati per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza. I Cookie tecnici impiegati per il funzionamento essenziale del sito sono già stati impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra cookie policy.

Accetto i Cookie da questo sito.