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LEOLUCA BAGARELLA detto Don Luchino

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Procedimento contro Bagarella  Corte d'Assise  2014

 

Leoluca Biagio Bagarella (Corleone3 febbraio 1942) mafioso di Cosa Nostra, affiliato al Clan dei Corleonesi.

Assassino spietato, "Don Luchino" è stato autore di svariati omicidi negli anni '70 e '90, oltre che diretto responsabile di alcuni tra i più gravi fatti di sangue di Cosa Nostra, tra cui la Strage di Capacie il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo[1]. Ha avuto condanne per omicidio multiplotraffico di drogaricettazionestrage ed è stato condannato all'ergastolo in regime di carcere duro (41 bis.).

Quarto figlio del mafioso Salvatore Bagarella, fratello di Antonietta Bagarella, entrò a far parte della cosca di Corleone dopo che suo fratello maggiore Calogero era diventato uno dei fedelissimi del boss Luciano Liggio e dei suoi compagni Totò Riina e Bernardo ProvenzanoCalogero venne ucciso dal boss Michele Cavataio nella strage di viale Lazio nel 1969 e Leoluca si diede alla latitanza. Nel 1972 anche l'altro fratello Giuseppe viene ucciso in carcere; nel 1974 sua sorella sposò in segreto Totò Riina[2], seguendolo nella latitanza.

Il 20 agosto del 1977 commette il suo primo omicidio "eccellente", uccidendo il colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo con la complicità di Giovanni Brusca; nel 1978 partecipa all'omicidio del boss di Caltanissetta Giuseppe Di Cristina, che prima di spirare riesce a ferirlo. Nel gennaio 1979 uccide, in Viale Campania, con 6 colpi di pistola il giornalista Mario Francese, che investigava sugli affari dei Corleonesi, e in particolare, sulla costruzione della diga di Garcia.

Il 21 luglio 1979 Bagarella uccise all’interno del Bar Lux di via Francesco Paolo Di Blasi a Palermo il vice questore Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile[3], che stava indagando su di lui dopo essere riuscito a scoprire il suo nascondiglio, un appartamento in via Pecori Giraldi, da dove però Bagarella era riuscito a fuggire in tempo: all'interno dell'appartamento gli uomini del vice questore Giuliano scoprirono armi, quattro chili di eroina e documenti falsi con fotografie che ritraevano Bagarella e i suoi amici mafiosi[4]. Il 10 settembre 1979, due mesi dopo l'omicidio del commissario Giuliano, Bagarella venne arrestato a Palermo ad un posto di blocco dei Carabinieri, a cui aveva esibito documenti falsi[5].

Dopo essere stato scarcerato nel 1990, dal 1992 fu di nuovo latitante e dopo l'arresto di Riina, Bagarella prese il comando dell'ala militare di Cosa Nostra, composta da Giovanni BruscaMatteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano, che era favorevole alla continuazione della cosiddetta "strategia stragista" iniziata da Riina, contrapponendosi a una fazione più moderata guidata da Bernardo Provenzano e composta da Nino GiuffrèPietro AglieriBenedetto SperaRaffaele GanciSalvatore CancemiMichelangelo La Barbera, i quali erano contrari alla strategia degli attentati dinamitardi[6]; infine prevalse la linea di Bagarella, che mise in minoranza Provenzano, con l'accordo che gli attentati avvenissero esclusivamente fuori dalla Sicilia. Da questo accordo scaturirono gli attentati di Milano, Roma e Firenze. [7].

Nel 1992 ricomincia a compiere delitti: è uno dei responsabili dell'omicidio dell'esattore Ignazio Salvo; uccide il boss di Alcamo Vincenzo Milazzo e la sua compagna Antonella Bonomo (la donna era incinta di 3 mesi) e il 14 settembre dello stesso anno insieme a Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano tenta di assassinare il commissario di polizia Rino Germanà ma il suo kalashnikov si inceppa e l'attentato fallisce, anche grazie alla prontezza di riflessi del commissario che riesce a sfuggire ai killer. Nel 1993 viene ufficialmente indagato come mandante della Strage di Capaci insieme a Giovanni BruscaDomenico Ganci e Antonino Gioè[8]. Nel marzo 1995 uccide Domenico Buscetta, nipote del collaboratore Tommaso Buscetta ed è il mandante di altri omicidi tra cui quello del giovane fioraio Gaetano Buscema e del dottor Antonio Di Caro, strangolato e sciolto nell'acido.

Fu arrestato dalla DIA il 24 giugno 1995[9][10] in Corso Tukory, affollata via di Palermo che collega la Stazione Centrale al campus universitario, e sottoposto al regime di 41 bis nel carcere dell'Aquila.

Nel 1997 la Corte di cassazione conferma per Bagarella la condanna all'ergastolo per l'omicidio di Boris Giuliano[11], e conferma anche l'ergastolo per la Strage di Capaci, per la quale l'intera cupola di Cosa Nostra viene in pratica condannata[12]. Nel 2002 viene condannato all'ergastolo per l'omicidio di Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo, che venne strangolato e sciolto nell'acido[1]. Sempre nel 2002, durante un'udienza a Trapani alla quale Bagarella partecipa tramite videoconferenza, legge un comunicato di protesta verso il sistema del carcere duro, indirizzato al mondo politico[13].

Nonostante il regime di carcere duro, sono stati segnalati da parte sua alcuni episodi di violenza nei confronti di altri detenuti: in uno di questi, Bagarella lancia olio bollente contro un altro carcerato, un boss della 'ndrangheta minacciandolo di morte e subendo un'ulteriore condanna ad 1 anno di carcere[14]. A seguito degli episodi di violenza, viene trasferito nel carcere di Parma[14][15]. Bagarella fu condannato all'ergastolo per l'omicidio del vicebrigadiere Antonino Burrafato[16], oltre che ad un ulteriore ergastolo per l'omicidio di Salvatore Caravà[17].

Nel marzo del 2009, una sentenza della prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Palermo, ha condannato, grazie alle dichiarazioni di Giovanni Brusca, all'ergastolo i capimafia Leoluca Bagarella e Giuseppe Agrigento, boss del paese in cui fu commesso il delitto per l'assassinio di Ignazio Di Giovanni, ucciso nel suo cantiere per essersi rifiutato di cedere alcuni sub-appalti che aveva ottenuto[17]. Nel luglio del 2009 subisce un'ulteriore condanna all'ergastolo, questa volta per l'omicidio avvenuto nel 1977 di Simone Lo Manto e Raimondo Mulè, uccisi per futili motivi.[18] È stato condannato anche a 30 anni di reclusione in contumacia con Totò Riina, Michele Greco e Madonia, per l'omicidio del giornalista Mario Francese da lui stesso assassinato, per il suo zelo sul lavoro

Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo, sotto Antonio Ingroia e in riferimento all'indagine sulla Trattativa Stato-Mafia, ha chiesto il rinvio a giudizio di Bagarella e altri 11 indagati accusati di "concorso esterno in associazione mafiosa" e "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato". Gli altri imputati sono i politici Calogero ManninoMarcello Dell'Utri, gli ufficiali Antonio SubranniMario Mori e Giuseppe De Donno, i boss Giovanni BruscaTotò RiinaAntonino Cinà e Bernardo Provenzano, il collaboratore di giustizia Massimo Ciancimino (anche "calunnia") e l'ex ministro Nicola Mancino ("falsa testimonianza").[19] Il 20 aprile 2018, dopo 5 anni di processo, viene condannato a 28 anni di carcere.[20]

  1. ^
  2. ^ "Sugnu ' ca, Luchinu" , così Riina accoglie il cognato Leoluca Bagarella - Corriere della Sera 5 luglio 1995
  3. ^ Boris Giuliano - Ansa.it
  4. ^ Quella P38 dietro l'omicidio Giuliano | Articoli Arretrati Archiviato il 2 agosto 2014 in Internet Archive.
  5. ^ Così era diventato il "numero uno" ma per molti "non aveva la testa"
  6. ^ I pentiti del terzo millennio | Articoli Arretrati Archiviato il 19 ottobre 2013 in Internet Archive.
  7. ^http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/Reso.steno.26.3.2012Int..pdf
  8. ^ Dieci anni fa moriva Falcone, giudice scomodo - Corriere della Sera.it
  9. ^ Arrestato Bagarella, l'erede di Riina
  10. ^ Dal sito del Ministero dell'interno, sezione DIA
  11. ^ (ENSportello Scuola e Università della Commissione Parlamentare Antimafia, su www.camera.it. URL consultato il 21 aprile 2018.
  12. ^ Author: ANSA, Giovanni Falcone, su www.ansa.it. URL consultato il 21 aprile 2018.
  13. ^ 
  14. ^  Bagarella, olio bollente su un detenuto - Corriera della Sera 13/7/2008
  15. ^ Il boss Bagarella trasferito al carcere di Parma
  16. ^ Morto per aver negato privilegi a Leoluca Bagarella . In quattro a giudizio per il delitto del vicebrigadiere Burrafato
  17. ^  Condannati Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca Archiviatoil 19 luglio 2009 in Internet Archive.
  18. ^ Uno sgarbo, poi il duplice omicidio: nuovo ergastolo per Leoluca Bagarella « Quotidiano Sicilia | Cronaca Sicilia | Notizie, attualità e politica siciliana – Live Sicilia
  19. ^ Trattativa, la Procura chiede il rinvio a giudizio: processo per Riina, Provenzano e Mancino. Repubblica. Cronaca. 24 luglio 2012.
  20. ^ Trattativa Stato-mafia, condannati Mori, De Donno, Dell'Utri e Bagarella. Assolto Mancino, in Repubblica.it, 20 aprile 2018. URL 

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