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Le audizioni inedite di Paolo Borsellino alla Commissione Parlamentare Antimafia

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COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL FENOMENO DELLE MAFIE E SULLE ALTRE ASSOCIAZIONI CRIMINALI, ANCHE STRANIERE  

 

 

La Commissione parlamentare antimafia ha deciso di declassificare tutti gli atti secretati dalle inchieste parlamentari dal 1962 al 2001. A cominciare dalle audizioni del giudice ucciso in via d'Amelio nel 1992.

 

 Rassegna stampa - 17.7.2019

 

 

Sopralluogo a Palermo dell’8 e 9 maggio 1984

Nel corso della seduta dell'8 maggio 1984, Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (IX legislatura) nella sua qualità di giudice istruttore a Palermo. Alla data dell'audizione, il dottor Borsellino svolgeva le funzioni di giudice istruttore a Palermo già da nove anni ed era pienamente operativo il cosiddetto "pool antimafia", istituito dal Consigliere Rocco Chinnici (ucciso il 29 luglio 1983). Il momento storico era particolarmente delicato: Tommaso Buscetta era stato da poco arrestato in Brasile (ottobre 1983), ma ancora non era stato estradato; inoltre, dopo gli omicidi, tra gli altri, del dirigente della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano (21 luglio 1979) e del Consigliere Chinnici, il problema della sicurezza e della protezione dei magistrati e degli operatori della Polizia giudiziaria era drammaticamente avvertito. Non a caso, nell'audizione oggetto di pubblicazione il dottor Borsellino affronta anche il tema della sicurezza personale e della gestione dei dispositivi di scorta, evidenziando al riguardo alcune importanti criticità. È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione.  Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso risultava classificato come "libero", ancorché finora mai pubblicato.

Sopralluogo in Sicilia (Caltanissetta e Trapani) dell’11 e 12 dicembre 1986

Nel corso dell'audizione dell'11 dicembre 1986, a Trapani, Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (IX legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, ufficio nel quale si era insediato da appena tre mesi. Al momento dell'audizione, il cosiddetto maxi-processo di Palermo era entrato nella sua fase dibattimentale da pochi mesi (10 febbraio 1986); alla fase istruttoria di questo processo, come è noto, avevano lavorato strenuamente Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e gli altri magistrati del "pool": anche grazie alla "rivoluzionaria" collaborazione di Tommaso Buscetta, il 29 settembre 1984 erano stati emessi 366 ordini di cattura (ai quali se ne aggiunsero altri 127 il mese successivo, sulla base delle dichiarazioni rese da Contorno); nell'estate del 1985 Borsellino e Falcone erano stati trasferiti, con le loro famiglie, nella foresteria del carcere dell'Asinara, per completare la redazione della ordinanza-sentenza del maxi-processo, un testo di circa 8000 pagine che rinviava a giudizio 476 affiliati mafiosi (tra cui, i vertici della crescente "ala corleonese" di Cosa Nostra). Anche per questo, nel corso dell'audizione oggetto di pubblicazione il dottor Borsellino affronta molteplici temi concernenti la situazione della Procura di Marsala, soprattutto con riferimento alle precedenti indagini che aveva istruito a Palermo: a titolo di esempio, quelli della operatività di Cosa Nostra nella provincia di Marsala, dei rapporti di interesse di Salvatore RIINA e Bernardo PROVENZANO con soggetti e località presenti nel territorio di Marsala, delle indagini patrimoniali e misure di prevenzione, nonché del complesso coordinamento delle varie Forze di Polizia nelle indagini di criminalità organizzata. Viene inoltre affrontato il tema del rapporto tra il traffico internazionale di stupefacenti e soggetti operativi nel territorio di Castelvetrano (Comune di provenienza dell'affiliato mafioso Matteo Messina Denaro, tuttora latitante). È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione. Per quanto concerne il regime di pubblicità, il documento è stato definitivamente qualificato come libero in forza di quanto disposto nella seduta della Commissione Antimafia del 10 luglio 2019, alla luce, peraltro, della risalente delibera della Commissione parlamentare sul fenomeno della Mafia del 12 maggio 1987.

Sopralluogo a Palermo del 2, 3, 4 e 5 novembre 1988

Nel corso dell'audizione del 3 novembre 1988 Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Alla data dell'audizione, il maxi-processo di Palermo si era già concluso in primo grado (16 dicembre 1987), con 342 condanne che rappresentarono complessivamente una preziosa conferma della articolata attività istruttoria svolta, con sacrificio, da Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e dagli altri magistrati del "pool". Nel corso dell'audizione il dottor Borsellino affronta molteplici temi, concernenti - tra l'altro - l'evoluzione del fenomeno mafioso nel territorio di Marsala, le condizioni organiche e strutturali di tale Ufficio, le possibili riforme legislative in tema di accorpamento dei Tribunali, ma - soprattutto - il problema delle connessioni tra mafia e politica, quello dei rapporti tra i reati di criminalità organizzata e le fattispecie di corruzione, nonché quello dei rapporti della criminalità organizzata operante a Marsala con la massoneria. Oggetto particolarmente significativo dell'audizione è anche quello, molto problematico, dei rapporti con il "pool antimafia" di Palermo, all'epoca diretto dal Consigliere Antonino MELI (preferito a Giovanni Falcone, il 19 gennaio 1988, nel cruciale ruolo di vertice dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo). Viene fatto infine riferimento alle indagini del Colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo con riferimento al sequestro di Luigi Corleo, suocero di Nino Salvo. Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso risultava classificato come "segreto funzionale" ed è stato fatto oggetto di classificazione "a regime libero" con delibera della Commissione parlamentare antimafia del 10 luglio 2019 (XVIII legislatura).

 

"Tra mafia e politica favori elettorali, ma sopra la cupola non c'è niente": la deposizione di Borsellino Desecretati gli atti che riguardano il magistrato ucciso dalla mafia. In una deposizione del 1988 dice: "Non esiste un terzo livello"

“Un terzo livello? Non esiste. Ci sono, invece, i favori elettorali tra mafia e politica”. In uno degli atti che sono stati desecretati dalla Commissione antimafia, Paolo Borsellino spiega quali sono i rapporti tra criminalità organizzata e mondo politico. Nella deposizione, datata 1988, il magistrato ucciso il 19 luglio 1992 dalla mafia dice: “Problema delle connessioni tra mafia e politica: vi è un problema di ordine generale. Mi sono formato la convinzione, tra l’altro condivisa dal collega Falcone dopo 8 anni di indagini sulla criminalità mafiosa, che il famoso terzo livello di cui tanto si parla - cioè questa specie di centrale di natura politica o affaristica che sarebbe al di sopra dell’organizzazione militare della mafia - sostanzialmente non esiste. Dovunque abbiamo indagato, al di sopra della cupola mafiosa, non abbiamo mai trovato niente”. La terza struttura non esiste, ma gli scambi reciproci sono un fatto. Soprattutto in vista delle elezioni: “Da tante indagini viene fuori invece - prosegue il giudice nella sua deposizione - contiguità e i reciproci favori in riferimento alle attività delle organizzazioni mafiose a livello elettorale, che permetteva quantomeno di rendere favori elettorali, probabilmente con la speranza di averli resi in altro modo”. In uno dei passaggi della deposizione il riferimento ai contatti tra mafia e massoneria. E ai rapporti che alcune toghe intrattenevano con le logge: “Le indagini fatte su questa Stella d’Oriente, in cui erano presenti anche massoni, non hanno consentito di portare all’accertamento di attività criminali direttamente espletate attraverso la stessa. Però la documentazione trovata è risultata utilissima in riferimento all’accertamento di determinati rapporti o collegamenti tra elementi di famiglie mafiose palermitane, marsalesi e campane”. Alla domanda di uno dei relatori se vi fossero evidenze anche di connessioni tra magistrati e massoneria, Borsellino replica: “Non credo, quello che ho sentito è che qualche magistrato frequentasse il circolo, non però che fosse aderente alla loggia. Vi aderivano comunque anche elementi mafiosi o sospetti di mafiosità”. HUFFPOST 16.7.19

Sopralluogo a Trapani del 4 dicembre 1989

Nel corso dell'audizione del 3 novembre 1988 Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Alla data dell'audizione, il maxi-processo di Palermo si era già concluso in primo grado (16 dicembre 1987), con 342 condanne; molti imputati condannati si erano dati alla latitanza ed era stata pertanto ulteriormente potenziata, dal punto di vista investigativo, l'attività volta alla loro localizzazione. È allora significativo che, nel corso dell'audizione, il dottor Borsellino affronti anche il tema della possibile presenza di importanti latitanti mafiosi, anche dell'ala corleonese, nel territorio di Marsala. Viene altresì affrontato il tema dell'impatto del nuovo codice di procedura penale sulle condizioni strutturali degli uffici giudiziari impegnati sul versante della lotta alla criminalità organizzata. È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione. Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso è stato declassificato e pubblicato in occasione della seduta della Commissione parlamentare Antimafia del 21 febbraio 2018 (XVII legislatura).

Riunione del “gruppo di lavoro” della Commissione del 20 aprile 1990

Nel corso dell'incontro organizzato dalla Commissione parlamentare antimafia sul tema del "Nuovo processo penale e criminalità organizzata" (X legislatura), Paolo Borsellino intervenne in qualità di esperto e nella veste di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Nel corso dell'intervento viene affrontato il tema dell'impatto del nuovo codice di procedura penale sulle condizioni strutturali degli uffici giudiziari impegnati sul versante della lotta alla criminalità organizzata, con particolare riferimento alla Procura di Marsala e alla questione del coordinamento dei rapporti con le sezioni di Polizia giudiziaria. Per quanto riguarda il regime dell'atto, lo stesso è stato pubblicato sulla base dei criteri dettati nella seduta della Commissione parlamentare antimafia del 15 aprile 1992 (X legislatura).

Sopralluogo a Trapani del 24 settembre 1991

Nel corso dell'audizione del 24 settembre 1991 Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Si tratta dell'ultima audizione del dottor Borsellino in Commissione antimafia prima dell'eccidio del 19 luglio 1992. L'audizione concerne principalmente l'annosa questione - che suscitò profondo scoramento in Paolo Borsellino - della raccolta, della valutazione e della indebita pubblicazione delle dichiarazioni rese dal collaboratore Rosario Spatola. La questione affrontata offre una paradigmatica occasione per apprezzare, ancora una volta, l'estremo rigore morale e professionale del dottor Borsellino, la sua indipendenza e professionalità, la profonda lealtà nei confronti dei suoi colleghi. È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione. Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso è stato declassificato e pubblicato in occasione della seduta della Commissione parlamentare antimafia del 21 febbraio 2018 (XVII legislatura).

 

 BANCA DATI COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA

Borsellino, gli audio segreti: “Calo di tensione nella lotta alla mafia. Mi sono dimezzato la scorta per avere le volanti”  Non si riusciva a capire come istituire un turno notturno di pattugliamento della polizia. Almeno fino a quando Paolo Borsellino non decise di dimezzare la sua personale scorta da procuratore di Marsala. A raccontarlo è lo stesso magistrato durante un’audizione davanti alla commissione Antimafia. La commissione di Palazzo San Macuto presieduta da Nicola Morra – con la consuenza del pm Roberto Tartaglia – ha infatti deciso di desecretare tutti gli atti raccolti dalla sua istituzione nel 1962. A cominciare dalle audizioni del magistrato assassinato in via d’Amelio il 19 luglio del 1992. Sono sei le volte in cui Borsellino compare davanti all’Antimafia tra il 1984 e il 1991. L’11 e 12 dicembre 1986  l’organismo parlamentare va a Marsala dove Borsellino e era da poco diventato capo. “Io ero molto stanco e volevo andare e dissi di dimezzarmi la scorta e solo coì avemmo la volante”, racconta il magistrato riferendosi a una riunione del Comitato per sicurezza pubblica. In un altro passaggio Borsellino lancia un allarme: “C’è un calo di tensione nella lotta alla mafia. Si tende nuovamente a regionalizzare questo fenomeno e poi a confonderlo col suo momento processuale. In questo senso il Maxiprocesso è stato un danno: oggi si guarda alla mafia solo come a quello che c’è dentro all’aula. Però non è tutto lì: lo Stato non deve ragionare in questo modo”.  Spazio anche ad alcuni dettagli inediti dei racconti di Tommaso Buscetta: il superpentito disse a Borsellino che, mentre era latitante, incontrava gli altri boss nella centralissima via Ruggero Settimo a Palermo, in pieno giorno. Come ci riusciva? Non c’era una volante che assicura l’intero arco delle 24 ore. “E siccome ricordavo che Buscetta mi aveva detto che gli era stato presentato il capomafia di Bagheria mentre passeggiava in via Ruggero Settimo e io gli chiesi come faceva a passeggiare e lui mi rispose: Nel nostro ambiente si sapeva che tra le 14 e 16 c’era la ‘smontà delle volanti e noi latitanti ci facevamo la passeggiata”. Durante l’audizione, Borsellino traccia anche la magga di Cosa nostra nella provincia di Trapani, dei rapporti di interesse di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano con soggetti e località presenti nel territorio di Marsala, delle indagini patrimoniali e misure di prevenzione, nonché del complesso coordinamento delle varie forze di Polizia nelle indagini di criminalità organizzata. Viene inoltre affrontato il tema del rapporto tra il traffico internazionale di stupefacenti e soggetti operativi nel territorio di Castelvetrano, la città di Matteo Messina Denaro, ancora oggi latitante.

IL FATTO QUOTIDIANO 

Le audizioni segrete di Borsellino: ''Auto blindate solo la mattina, così la sera possono ucciderci'' Morra: "Desecretati gli atti segreti della commissione antimafia dal 1950 al 2001.  "Buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate - come avviene la mattina - perché di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà utilizzando la mia automobile; però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere, poi, libero di essere ucciso la sera”. Ventisette anni dopo la sua scomparsa la voce di Paolo Borsellino oggi è tornata a farsi sentire, in Senato, con parole forti di denuncia anche se fatte nel 1984, davanti alla Commissione parlamentare antimafia, allora in trasferta a Palermo. Il video con la sua voce è stato proiettato oggi durante la conferenza stampa che si è tenuta presso la Sala dei caduti di Nassyria. L'occasione è stata data dall'iniziativa promossa dalla Commissione parlamentare Antimafia che, all'unanimità, ha deciso di desecretare gli atti dei suoi lavori, dal 1963 fino al 2001. Un archivio che è stato digitalizzato ed è confluito su un unico sito web all'interno del portale del Parlamento all'indirizzo antimafia.parlamento.it che consente di fare ricerche relative a tutte le precedenti legislature: si tratta di oltre 1600 documenti. E proprio con l'avvicinarsi delle commemorazioni della strage di via d'Amelio tra i primi atti in evidenza si è deciso di inserire gli audio delle deposizioni di Paolo Borsellino di fronte alla Commissione. "Tutto quello che avviamo oggi è un ulteriore segnale di democratizzazione del Paese - ha spiegato il Presidente della Commissione antimafia Nicola Morra, che già nei giorni scorsi aveva annunciato l'iniziativa - Quanto più la conoscenza viene messa a disposizione di cittadini e studiosi tanto più è oggetto di riflessione analitico e ponderato. Abbiamo ascoltato gli audio del 1984, registrati a Palermo, Borsellino già ragionava sulle difficoltà di portare avanti un processo con numeri enormi. Non sempre le sue richieste vennero pienamente soddisfatte. Con la sua ironia tipica il magistrato dice 'sono libero di essere ucciso, siamo 4 a dover essere portati ma abbiamo una sola auto blindata. Questi materiali che possono emotivamente risultare toccanti saranno messi nella disponibilità di tutti gli italiani". E poi ha continuato: "Borsellino ha speso tutta la sua vita contro i fenomeni mafiosi e contro i muri di gomma che ogni tanto lo Stato opponeva tra il pool e le organizzazioni mafiose".

In quel primo audio in cui parla dell'emergenza del servizio scorta Borsellino esprimeva la necessità di avere garantita la presenza degli autisti giudiziari per tutto l'arco della giornata. Ma le audizioni proseguirono anche negli anni successivi.

In un altro audio reso alla Commissione a Trapani nel 1986, Borsellino riferiva delle difficoltà inerenti alla scarsità di personale della polizia: "Non si riusciva a capire come si dovesse istituire una volante che circolasse di notte a Marsala. Non era possibile, non c'erano gli uomini ed io ero stanco, ad un certo punto mi venne in testa (per stanchezza, perché me ne volevo andare) di fare la proposta di dimezzarmi la scorta per fare la volante. In questo modo si è fatta. A Marsala, la quinta città della Sicilia, con 100 mila abitanti circa, non c'era una volante né della Polizia, né dei Carabinieri, che potesse assicurare l'intero arco delle 24 ore".  Per quanto riguarda la lotta alla mafia, Borsellino parlava in modo chiaro: "Oggi qui in Sicilia stiamo vivendo un momento in cui abbiamo l'esatta sensazione di un calo generale di tensione con riferimento alla lotta alla criminalità mafiosa. Abbiamo avuto la sensazione che si tende nuovamente a regionalizzare questo problema e poi, soprattutto, a confonderlo con il suo momento processuale. Sotto questo aspetto forse il maxiprocesso è stato un danno perché oggi si guarda al fenomeno mafioso come quello che c'è dentro l'aula, come se tutti i problemi fossero accentrati li". E ancora: "Quello invece è un momento repressivo in cui il processo deve fare il suo corso, con le sue regole, i suoi giochi. Non entro in questa vicenda però il fenomeno non è tutto lì. - proseguiva nell'audizione a Trapani nel 1986 - Lo Stato ha fatto questo enorme sforzo ma ora non deve ragionare in questo modo 'vi abbiamo dato il giocattolo, adesso cosa volete di più?' Certe volte abbiamo questa sensazione"Il magistrato palermitano raccontava anche di alcune rivelazioni di Tommaso Buscetta che, durante la latitanza, incontrava i capimafia in via Ruggero Settimo a Palermo, strada centralissima del 'salotto' della città, in pieno giorno. "Ricordavo che Buscetta mi aveva detto che gli era stato presentato il capomafia di Bagheria mentre passeggiava in via Ruggero Settimo - riferiva ancora Borsellino - e io gli chiesi come faceva a passeggiare e lui mi rispose: 'Nel nostro ambiente si sapeva che tra le 14 e 16 c'era la 'smonta' delle volanti e noi latitanti ci facevamo la passeggiata'". Sempre riguardo la zona di Marsala, il giudice la descriveva come una zona divenuta "una specie di 'santuario' delle cosche mafiose". "Mi sono chiesto - proseguiva il giudice - come mai Bernardo Provenzano e Salvatore Riina,capi riconosciuti di Cosa Nostra, hanno l'uno parenti e l'altro grandi proprietà terriere a Castelvetrano. Perché il fratello di Riina abita a Mazara del Vallo da circa 20 anni e per una certa situazione riguardante le forze di Polizia, pur sapendo che si recava ogni settimana a Corleone non era mai stato fatto un pedinamento". All'epoca per Borsellino era "chiaro che Riina, che ha dei figli che non si sa dove siano, un contatto con il mondo esterno, con la vita civile deve pure tenerlo. Niente di strano che lo tenga attraverso il fratello, sul quale non si era fatto alcun accertamento. Io ho rilevato l'esigenza di farlo"Ma Borsellino denunciava anche altri fatti gravi, anche di natura pratica. Ad esempio la necessità di una strumentazione tecnologica maggiore per affrontare anche i processi: "Con il fenomeno della gestione dei processi di mole incredibile, perché un solo processo è composto da centinaia di volumi e riempie intere stanze, è diventato indispensabile l'uso di attrezzature più moderne di queste rubriche e degli appunti". E anche quando apparecchiature più moderne venivano fornite all'organo giudiziario, spesso accadeva che la nuova strumentazione non funzionava. "Il computer è finalmente arrivato, purtroppo non sarà operativo se non fra qualche tempo - riferiva Borsellino - E' stato messo in un camerino e stiamo aspettando. E' un computer della Honeywell ed è diventato indispensabile perché la mole dei dati contenuti anche in un solo processo è tale che non è più possibile usare i sistemi tradizionali delle rubrichette". In un altro passaggio, quando è stato audito nel 1989 dalla Commissione parlamentare antimafia della X legislatura, Borsellino parlava delle esigenze della procura a Marsala dove c'erano pochi magistrati: "E' un po' paradossale che la commissione antimafia venga a chiedere quale è la situazione della lotta alla mafia: i magistrati vengono mandati qui di malavoglia, vengono con la valigia in mano da auditori e ripartono appena trovano l'occasione o appena scadono i due anni. L'incentivo non può essere che economico, mi si dice che è allo studio da tre anni ma ancora non si hanno notizie. Queste zone sono periferiche ma non con riferimento alla criminalità. Il mio ufficio, rimanendo identico come personale, mentre prima si occupava di 4 mila processi l'anno, ora si occupa di 30 mila processi l'anno a cui si aggiungono 60 mila dalle procure del circondario. Oggi io ho 100 mila processi: me li sono guardati tutti, io non mi arrendo". In un altro atto, datato 1988, Borsellino parlava delle indagini sulle logge massoniche: "Le indagini fatte su questa Stella d'Oriente, in cui erano presenti anche massoni, non hanno consentito di portare all'accertamento di attività criminali direttamente espletate attraverso la stessa. Però la documentazione trovata è risultata utilissima in riferimento all'accertamento di determinati rapporti o collegamenti tra elementi di famiglie mafiose palermitane, marsalesi e campane". Alla domanda di uno dei relatori se vi fossero evidenze anche di connessioni tra magistrati e massoneria, Borsellino replicava: "Non credo, quello che ho sentito è che qualche magistrato frequentasse il circolo, non però che fosse aderente alla loggia. Vi aderivano comunque anche elementi mafiosi o sospetti di mafiosità".  In altri passaggi delle audizioni si parla anche dei rapporti con il “pool antimafia” di Palermo, all’epoca diretto dal Consigliere Antonino Meli (preferito a Giovanni Falcone, il 19 gennaio 1988, nel cruciale ruolo di vertice dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo). Infine Morra ha ripreso la parola ricordando come già la "commissione Bindi aveva iniziato questo lavoro noi abbiamo fatto alcuni passi ulteriori". E sul lavoro che la Commissione antimafia potrà fare da qui in avanti nella ricerca della verità ha aggiunto: "Dovremo a breve audire Giuseppe Costanza, l'autista di Falcone che fu audito da Borsellino in ospedale e fece uscire tutti i poliziotti che lo proteggevano. Potremmo poco alla volta ottenere delle prospettive diverse che potrebbero far capire tanto ad alcuni e vergognare altri". E poi ancora: "Io so che il Trapanese, per esempio relativamente ad investimenti del signore del vento, è un territorio che potrebbe anche darci ulteriori sorprese ed è questo l'auspicio di tutti quanti noi. Voglio credere e sperare che tutti gli uomini di Stato vogliano combattere le mafie, poi qualcuno con ingenuità o irresponsabilità potrebbe aver fatto degli errori, ma questo lo dovranno accertare i magistrati".  Infine, rispondendo alla lettera dai toni forti inviata da Salvatore Borsellino, che ha preferito rimanere a Palermo anziché essere presente alla conferenza stampa di oggi, ha commentato: "Ho avuto un'interlocuzione con lui. Massimo rispetto per chi ha perso un congiunto, e forse meritava che lo Stato intervenisse prima. Comprendo l'umanità delle parole e delle riflessioni non solo di Salvatore, ma anche degli altri familiari". Dal 1992 ad oggi "sono trascorsi ventisette anni - ha concluso il presidente della commissione antimafia - aver desecretato questi atti è stato un atto doveroso, di rispetto verso quelle persone che oggi non ci sono più e sono state sacrificate".  - ANTIMAFIA 2000 di Aaron Pettinari e Davide de Bari - Video

 Le audizioni di Paolo Borsellino al CSM

 

a cura di Claudio Ramaccini, Direttore -Resp. Comunicazione Centro Studi Sociali contro la mafia - PSF

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