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Giovanni Paparcuri e il Bunkerino

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Tre anni, già sono trascorsi tre anni.  Il 24 maggio del 2016 ho consegnato il Bunkerino, ossia gli uffici dove hanno lavorato i giudici Falcone e Borsellino, oggi museo, l'ho consegnato alle persone oneste, ai cittadini, ai bambini, agli studenti, a chi gli fu veramente amico, a chi li ha rispettati e a chi li ha sostenuti sul serio. 

L'ho consegnato anche a chi tanti anni fa erano loro nemici, infatti spero che questo luogo serva specialmente a loro. 
La realizzazione non è stata facile, ma come ho sempre sostenuto le cose più belle sono proprio quelle dove si incontrano delle difficoltà.
In tre anni sono venuti circa 25.000 visitatori, non ha importanza quanti, ma sono tantissimi e li ringrazio tutti uno per uno.
Ho fatto qualche errore, ho litigato con qualcuno, ho rimproverato qualche studente, ma l'ho fatto non per farmi dei nemici, ma per fare capire che la funzione del museo, di questo museo, non è quella di mostrare degli oggetti, fotografarli ed è finita lì, o magari per potere dire semplicemente sono stato al bunkerino, o per approfittare della giornata di vacanza, ma attraverso le cose e i racconti di ciò che è stato fatto in questi luoghi, in primis il senso dello Stato, deve servire a tenere viva la memoria e farne tesoro per non commettere gli errori del passato.
Ci sono stati anche momenti di sconforto, probabilmente troppi, e voglia di mollare ma non come resa, infatti ho proseguito, né mi sono risparmiato, ma forse è arrivato il momento di scrivere la parola fine. 
Comunque ringrazio l'Associazione Nazionale Magistrati, il dr. Matteo Frasca e il dr. Gioacchino Natoli per avermi dato questo onere e onore. Giovanni Paparcuri  - 24 Maggio 2019


  • SOPRAVVIVERE AD UNA STRAGE - Di Giovanni Paparcuri - Scrivo perché voglio fare conoscere alla gente come lo Stato tiene in considerazione un sopravvissuto ad una strage mafiosa (almeno nel mio caso). Mi trovo a sfogarmi in rete, perché non ho avuto, non ho e non avrò - purtroppo - mai delle risposte che soddisfino i miei tanti interrogativi.un sopravvissuto ad una strage mafiosa (almeno nel mio caso). ...SEGUE
  • Giovanni Paparcuri, tre vite una sola memoria Era l'autista di Giovanni Falcone, il 29 luglio del 1983 andò a prendere sotto casa Rocco Chinnici. Volevano riformarlo a 27 anni, ma non si è arreso. ... SEGUE

GIOVANNI PAPARCURI


 BLOG DI GIOVANNI PAPARCURI 

Le strane sensazioni e la paura di morire.
Non ho avuto paura quando sono stato assegnato al dr. Falcone, non ho avuto paura quando sono stato assegnato al consigliere Chinnici, non ho avuto paura quando si vociferava che ci sarebbe stato un attentato. Ma l'ho provata subito dopo l'esplosione e quando mi stavo risvegliando dal torpore, e subito dopo aver provato quella strana sensazione di fluttuare per aria per cercare di raggiungere una luce di un bianco intenso e poi di un rosso intenso, in un silenzio e benessere assoluto. 
Quando aprii gli occhi ero a terra e pieno di sangue, le gambe ancora dentro la blindata, mi resi conto che era successo qualcosa e le mie prime parole furono "mi ficiru fissa", tutt'intorno macerie, c'era fumo, vedevo i vetri blindati dell'alfetta tutti lineati, ma non li vedevo a colori, li vedevo rosso sangue perché il sangue che mi zampillava dalla testa mi annebbiava la vista. Giovanni Giovanni gridava il collega Guglielmo Bologna che era giunto sul luogo dell'esplosione, ma ero io che gli dicevo di calmarsi, contemporaneamente una signora vestita di rosso (forse il mio secondo angelo) mi tamponava le ferite della testa e mi diceva che stavano arrivando i soccorsi, ma non era vero, le forze ormai mi stavano abbandonando, e solo allora ho avuto paura, ho avuto paura di morire, e quando hai paura passi in rassegna tutta la tua vita, paura di non rivedere più i tuoi, paura che a 27 anni non ce l'avresti fatta, paura che ti porti dietro per tutta la tua esistenza. Per fortuna arrivò una volante, uno dei poliziotti, marito di una mia collega, mi sollevò di peso per la cintura dei pantaloni e mi caricò in macchina, arrivai al pronto soccorso alle 8:47, in questo preciso istante capii che non sarei morto... fisicamente.
Il poliziotto anni dopo mi raccontò che fu rimproverato dai superiori, perché aveva sporcato di sangue i sedili della macchina della Polizia di Stato.
Mai dimenticherò il terrore che mi hanno trasmesso quei vetri blindati lineati che solo un qualcosa di potente poteva ridurli in quella maniera. 
Poi la tua vita cambia, i colori non sono più gli stessi, desideri ascoltare il silenzio, ti fai mille domande, ti chiedi perché tu.  
Giovanni Paparcuri



Nel 1983 resta ferito nell’attentato a Chinnici. E il 23 maggio ’92 scampa a quello in autostrada. Venticinque anni dopo, Giovanni Paparcuri ricorda la stagione delle Strage - Nella vita di Giovanni i numeri hanno sempre avuto una certa importanza. Ogni tanto ne parla con Giuseppe, un altro superstite delle guerre di Palermo. Giovanni è saltato in aria nove anni dopo di lui, si è sposato ....    SEGUE - La Repubblica di Attilio Bolzoni  maggio 2017

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LA GIUNTA DISTRETTUALE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI DI PALERMO HA REALIZZATO NEL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI PALERMO IL “MUSEO FALCONE-BORSELLINO” DEDICATO ALLA MEMORIA DI GIOVANNI FALCONE E DI PAOLO BORSELLINO.  L’OPERA SI PROPONE L’OBIETTIVO DI REALIZZARE UN LUOGO DI MEMORIA PERMANENTE INDIRIZZATO NON SOLO AGLI ADDETTI AI LAVORI, MA ALL’INTERA COLLETTIVITÀ ED IN PARTICOLARE ALLE GIOVANI GENERAZIONI. LA GESTIONE DEL MNUSEO E' AFFIDATA A GIOVANNI PAPARCURI.

 


Progetto San Francesco al Bunkerino 



Nel bunker di Falcone e Borsellino  A trent’anni dalla prima sentenza del Maxi Processo alla mafia siamo andati nel bunkerino di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ad accoglierci Giovanni paparcuri. Abbiamo parlato anche dell’appunto di Falcone ritrovato pochi giorni fa…  Da oltre trentadue anni Giovanni Paparcuri apre le porte blindate del bunkerino che fu la “casa” di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino presso la Corte di Appello di Palermo. Dove prima lavorava ...  SEGUE   29.12.2017 Emanuele Butticè

A cura  di Claudio Ramaccini Resp. Ufficio Stampa e Comunicazione Centro Studi Sociali contro le mafie - Progetto San Francesco 

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