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A trentun’anni dal MAXIPROCESSO

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MAXI, IL GRANDE PROCESSO ALLA MAFIA - Rai Storia

 

Gli atti processuali del tribunale di Palermo

La documentazione del Maxiprocesso, conservata al CIDMA di Corleone 

I NUMERI
  • Documentazione: 750.000 pagine
 IMPUTATI
  • 475 imputati (scesi a 460 durante il dibattimento)
  • 207 detenuti
  • 102 a piede libero o in libertà provvisoria
  • 44 agli arresti domiciliari
  • 121 latitanti
DURATA
  • Processo: 21 mesi, 638 giorni
  • Camera di consiglio: 35 giorni (387 ore)
  • Lettura della sentenza: 1 ora e mezza
FASE DIBATTIMENTALE
  • 22 mesi di dibattimento
  • 349 udienze
  • 8608 pagine di ordinanza-sentenza (40 volumi)
  • 1314 interrogatori
  • 635 arringhe difensive
ESITO
  • 346 condanne (74 in contumacia)
  • 114 assoluzioni
  • 19 ergastoli
  • 2665 anni di carcere
  • 11.5 miliardi di multe
PROTAGONISTI
  • 900 tra testimoni e parti lese
  • 200 avvocati difensori
  • 16 giudici popolari (tra effettivi e supplenti)
  • 3000 agenti delle forze dell'ordine
  • 600 giornalisti da tutto il mondo
  • 21 pentiti

 

Ordinanza-Sentenza Abbate Giovanni + 706

 Ord maxiprocesso volume 1 pagine 1_141.pdf (2943,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 2 pagine 142_336.pdf (4210,2 kB)

 Ord maxiprocesso volume 3 pagine 337_519.pdf (4982,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 4 pagine 520_710.pdf (3018,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 5 pagine 711_985.pdf (8892,7 kB)

 Ord maxiprocesso volume 6 pagine 986_1222.pdf (9458,9 kB)

 Ord maxiprocesso volume 7 pagine 1223_1383.pdf (3044,2 kB)

 Ord maxiprocesso volume 8 pagine 1384_1614.pdf (10362,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 9 pagine 1615_1913.pdf (11110 kB)

 Ord maxiprocesso volume 10 pagine 1914_2110.pdf (7151,1 kB)

 Ord maxiprocesso volume 11 pagine 2111_2314.pdf (4413,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 12 pagine 2315_2514.pdf (4243,2 kB)

 Ord maxiprocesso volume 13 pagine 2515_2631.pdf (3718,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 14 pagine 2632_2867.pdf (7965,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 15 pagine 2868_3115.pdf (6028,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 16 pagine 3116_3278.pdf (4791,4 kB)

 Ord maxiprocesso volume 17 pagine 3279_3479.pdf (4038,7 kB)

 Ord maxiprocesso volume 18 pagine 3480_3756.pdf (10298,1 kB)

 Ord maxiprocesso volume 19 pagine 3757_3941.pdf (5163,2 kB)

 Ord maxiprocesso volume 20 pagine 3942_4097.pdf (6723,4 kB)

 Ord maxiprocesso volume 21 pagine 4098_4380.pdf (11060,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 22 pagine 4381_4606.pdf (4127,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 23 pagine 4607_4835.pdf (4343,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 24 pagine 4836_5066.pdf (8264 kB)

 Ord maxiprocesso volume 25 pagine 5067_5294.pdf (5562,1 kB)

 Ord maxiprocesso volume 26 pagine 5295_5530.pdf (5076,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 27 pagine 5531_5762.pdf (6013,3 kB)

 Ord maxiprocesso volume 28 pagine 5763_5985.pdf (8285,3 kB)

 Ord maxiprocesso volume 29 pagine 5986_6220.pdf (7331,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 30 pagine 6221_6448.pdf (4219,7 kB)

 Ord maxiprocesso volume 31 pagine 6449_6701.pdf (4555,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 32 pagine 6702_6959.pdf (6538,6 kB)

 Ord maxiprocesso volume 33 pagine 6960_7192.pdf (4969,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 34 pagine 7193_7409.pdf (4081,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 35 pagine 7410_7526.pdf (2361,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 36 pagine 7527_7666.pdf (1465,8 kB)

 Ord maxiprocesso volume 37 pagine 7667_7923.pdf (5593,5 kB)

 Ord maxiprocesso volume 38 pagine 7924_8184.pdf (4291,4 kB)

 Ord maxiprocesso volume 39 pagine 8185_8444.pdf (10119,1 kB)

 Ord maxiprocesso volume 40 pagine 8445_8608.pdf (2466,7 kB)

 

MAXI PROCESSO ABBATE GIOVANNI + 459 - GIUDIZIO DI PRIMO GRADO

        Corte assise Palermo 16 dicembre 1987 - parte 1 (27571,5 kB)

        Corte assise Palermo 16 dicembre 1987 - parte 2 (20642,1 kB)

        Corte assise Palermo 16 dicembre 1987 - parte 3 (44412 kB)

 

MAXI PROCESSO ABBATE GIOVANNI + 386 - GIUDIZIO DI SECONDO GRADO

 Corte assise appello Palermo 10 dicembre 1990 - parte 1 (17915,5 kB)

 Corte assise appello Palermo 10 dicembre 1990 - parte 2 (19557,1 kB)

 Corte assise appello Palermo 10 dicembre 1990 - parte 3 (33258,2 kB)

 

MAXI PROCESSO - GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ

 Corte di cassazione 30 gennaio 1992 n.80 - parte 1 (6010,9 kB)

 Corte di cassazione 30 gennaio 1992 n.80 - parte 2 (6272,2 kB)

 Corte di cassazione 30 gennaio 1992 n.80 - parte 3 (7382,1 kB)

 

FONTE: Archivio CSM

 

Dopo l’operazione del 29 settembre 1984, in cui furono emessi 366 mandati di cattura, si rese necessario interrogare in Brasile dei fiancheggiatori di Buscetta che erano stati arrestati con lui mesi prima. Per cui, nei mesi successivi, da Palermo partirono Falcone, Borsellino, Ayala, i funzionari di Polizia Cassarà e De Luca. Abbiamo provato a ricostruire quel viaggio nelle notizie che diramava l’Ansa. I complici di Buscetta, da interrogare, erano: Paolo Staccioli Lorenzo Garello, Giuseppe Fania, Giuseppe Bizzarro e Frabrizio Norberto Sansone.

La foto
   

 

L'istruttoria del Maxi-Processo

 

TRASCRIZIONE UDIENZE 

I Udienza Volumi 1 e 2

II Udienza del 30 aprile 1992

III Udienza del 12, 14, 18, 19 e 21 maggio 1992

IV Udienza del 25 e 26 maggio 1992

V Udienza del 28 maggio e del 1, 3 e 8 giugno 1992

VI Udienza del 9, 11, 15 e 16 giugno 1992

VII Udienza del 18, 23, 25, 29 e 30 giugno 1992

VIII Udienza del 2, 6, 7, 9 e 13 luglio 1992

IX Udienza del 1 e 5 ottobre 1992

X Udienza del 7, 8, 12 e 13 ottobre 1992

XI Udienza del 15, 20 e 29 ottobre 1992

XII Udienza del 3, 9, 10 e 17 novembre 1992

XIII Udienza del 18 e 19 novembre e del 1 dicembre 1992

XIV Udienza del 16, 17 e 18 dicembre 1992 e del 12 gennaio 1993

XV Udienza del 1 e 25 marzo 1993

XVI Udienza del 29 marzo e 29 aprile 1993

XVII Udienza del 13 e 15 maggio 1993

XVIII Udienza del 24 giungo e del 6 luglio 1993

XIX Udienza del 28 settembre e del 5 ottobre 1993

XX Udienza del 14, 28 e 29 ottobre e del 4 e 6 novembre 1993

XXI Udienza del 16, 17 e 19 novembre 1993 e del 7 e 13 dicembre 1993 e del 19 gennaio 1994

XXII Udienza del 14 e 24 febbraio 1994

XXIII Udienza del 17 e 26 marzo 1994

XXIV Udienza del 29 e 30 marzo e del 8 aprile 1994

XXV Udienza del 19 aprile 1994

XXVII Udienza del 4, 5, 9 e 18 maggio 1994

XXVIII Udienza del 29 giugno e del 24 novembre 1994

XXIX Udienza del 28 novembre 1994, 19 dicembre 1994 e del 16, 26, 27 e 30 gennaio 1995

XXXI Udienza del 3 e 6 febbraio 1995

XXXII Udienza del 9, 15 e 17 marzo 1995

XXXIV Udienza del 11 aprile 1995

FONTE: archivio digitale Pio La Torre

 

ANSA NEWS

  • MAFIA: GIUDICI PALERMITANI PARTITI PER IL BRASILE - 18-NOV-84 00:33 I GIUDICI ISTRUTTORI DEL TRIBUNALE DI PALERMO GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO E IL SOSTITUTO PROCURATORE GIUSEPPE AYALA SONO PARTITI ALLE 23,40 DA ROMA PER RIO DE JANEIRO. IN BRASILE ASCOLTERANNO I QUATTRO SICILIANI ARRESTATI INSIEME A TOMMASO BUSCETTA LO SCORSO ANNO EALTRIAMICI PARENTI DEL BOSS MAFIOSO. I TRE MAGISTRATI SONO ARRIVATIALL'AEROPORTO DI FIUMICINO SOTTO SCORTA E SI SONO IMBARCATIDOPO AVER SOSTATO ALCUNI MINUTI IN UNA SALA RISERVATA. INSIEME CON LORO SONO PARTITI DUE UFFICIALI DIE CARABINIERI, UNO DELLAGUARDIA DI FINANZA E UN FUNZIONARIO DI POLIZIA.
  • MAFIA: GIUDICI ITALIANI IN BRASILE  BRASILIA, 19 NOV. - IL GIUDICE PALERMITANO GIOVANNI FALCONE, INSIEME AL SOSTITUTO PROCURATORE GIUSEPPE AJALA ED ALCOMMISSARIO CAPO DELLA SQUADRA MOBILE, ANTONINO CASSARA', E' GIUNTO OGGI A BRASILIA DOVE, DOMANI POMERIGGIO, ASSISTERA' ALLAROGATORIA DI FABRIZIO NORBERTO SANSONE E GIUSEPPE BIZZARRO, DUE PRESUNTI COMPLICI DI TOMMASO BUSCETTA, ENTRAMBI IN STATO DIARRESTO IN ATTESA CHE IL SUPREMO TRIBUNALE FEDERALE SI PRONUNCI SULLA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE PRESENTATA DALL'ITALIA.SECONDO ALCUNE INDISCREZIONI I MAGISTRATI ITALIANI HANNO PRESENTATO A QUELLI BRASILIANI, CHE CONDURRANNO L'INTERROGATORIO, UN VOLUMINOSO FASCICOLO, CON MOLTE RICHIESTE DI CHIARIMENTI E LA ROGATORIA POTRA DURARE MOLTE ORE.FALCONE OGGI SI E' INCONTRATO CON IL PROCURATORE GENERALEDELLA REPUBBLICA, CLAUDIO FONTELLES PER CONCORDARE LO SVOLGIMENTO DELLA ROGATORIA DI DOMANI. IL MAGISTRATO BRASILIANO AVEVA ANCHE CHIESTO A QUELLI ITALIANI INFORMAZIONISULLE DATE DI USCITA DALL'ITALIA DI SANSONE. FALCONE NONSI OCCUPERA', INVECE, DELLA RICHIESTA, ALLA GIUSTIZIA DEL BRASILE,DELL'AUTORIZZAZIONE PER ESTRADARE TEMPORANEAMENTE NEGLI STATIUNITI TOMMASO BUSCETTA. QUESTA ISTANZA E' STATA GIA' PRESENTATA DALL'AMBASICATA DUE SETTIMANE FA.
  • MAFIA: GIUDICI ITALIANI IN BRASILE (2) 19-NOV-84 18:46  -  NELLA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE L'ITALIA, PER EVITARE LA POSSIBILITA' CHE +DON MASINO+ FOSSEDATO AGLI STATI UNITI, CHE AVEVANO PRESENTATO ISTANZA ANALOGA, SI ERA GIA' IMPEGNATA A CONCEDERLO ALLA GIUSTIZIA NORDAMERICANA.MA PER IL TRASFERIMENTO OCCORRE L'AUTORIZZAZIONE BRASILIANA CHESPETTA AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA ED E' DATA PER SCONTATA.  L'ARRIVO DEI MAGISTRATI ITALIANI E DEI LORO COLLABORATORI (MENTRE FALCONE SI E' RECATO A BRASILIA IL SUO COLLEGA PAOLOBORSELLINO, CON IL RESPONSABILE DELLA CRIMINALPOL, ANTONINO DE  LUCA HA RAGGIUNTO SAN PAOLO PER ASSISTERE ALLA ROGATORIA DI PAOLO STACCIOLI, ALTRO RESUNTO COMPLICE DI BUSCETTA) HA PROVOCATO GRANDE TUMULTO TRA GLI ORGANI DI INFORMAZIONE BRASILIANA. LA TELEVISIONE HA APERTO I NOTIZIARI CON LEIMMAGINI DI FALCONE E DEI SUOI COLLABORATORI, I GIORNALI PUBBLICANO FOTO E SERVIZI IN PRIMA PAGINA. +E' ARRIVATO ILNEMICO NUMERO UNO DELLA MAFIA+, SCRIVE UN QUOTIDIANO CARIOCA.  I GIORNALISTI HANNO IERI PEDINATO I MAGISTRATI ITALIANI DURANTE TUTTI GLI SPOSTAMENTI A RIO DE JANEIRO OBBLIGANDOLI A RIENTRARE IN ALBERGO. I GIORNALI RIFERISCONO CON DOVIZIA DI PARTICOLARE I LOCALI CHE HANNO VISITATO, GLI ACQUISTI CHE HANNO FATTO, QUANTO HANNO SPESO PER I PASTI E QUANTO COSTAVANO LECAMERE DELL'ALBERGO CHE OCCUPAVANO.
  • MAFIA: GIUDICI ITALIANI IN BRASILE (3) - 19-NOV-84 18:52 (FALCONE, BORSELLINO E GLI ALTRISONO COSTANTEMENTE ACCOMPAGNATI DA AGENTI BRASILIANI ARMATI DIMITRAGLIATRICI. SI SPOSTANO SU AUTOMOBILI BLINDATE E DURANTE TUTTA LA LORO PERMANENZA IN BRASILE SARANNO SOTTOPOSTI ASEVERE MISURE DI PROTEZIONE.
  • MAFIA: ALLARME DURANTE ROGATORIA IN BRASILE - 19-NOV-84 18:52  MOMENTI DI PANICO E TENSIONE DURANTE LAROGATORIA DI PAOLO STACCIOLI, IL PRESUNTO COMPLICE DI TOMMASO BUSCETTA ASCOLTATO QUESTA SERA ALLA PRESENZA DELGIUDICE SICILIANO PAOLO BORSELLINO E DI ALCUNI SUOI COLLABORATORI. ERA DA POCO COMINCIATA L' UDIZIENZA QUANDO LE LUCI DELLA SALA SI SONO SPENTE LASCIANDO TUTTI AL BUIO. I POLIZIOTTI BRASILIANI HANNO IMMEDIATAMENTE BLOCCATO LE PORTE, C' E' STATOUN ATTIMO DI PAURA POI SONO STATI ACCESI I RIFLETTORI DELLE TELEVISIONI PRESENTI ED ANCHE L' ENERGIA ELETTRICA E' TORNATAQUASI SUBITO. SECONDO IL RESPONSABILI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA SI E' TRATTATO DI UNA SEMPLICE GUASTO. PER LA VISITA DEI MAGISTRATI ITALIANI LA POLIZIA BRASILIANA HA ASSICURATO UN VASTO SERVIZIO DI SICUREZZA. A SAN PAOLO BORSELLINO ED I SUOI COLLABORATORI SONO PROTETTI COSTANTEMENTE DA 35 AGENTI E TUTTI I LOCALI CHE VISITANO SONO PREVENTIVAMENTE PERQUISITI.LO STESSO AVVIENE PER GIOVANNI FALCONE A BRASILIA.
  • MAFIA: PRIMA ROGATORIA IN BRASILE - 19-NOV-84 23:41 SAN PAOLO - ''SONO MOLTO SODDISFATTO, ABBIAMO RACCOLTO NOTEVOLISSIMI RISCONTRI CON LE DICHIARAZIONIGIA' FATTECI DA TOMMSO BUSCETTA'' , E' QUANTO HA DETTO ALL' ANSA IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO AL TERMINE DELLA ROGATORIA DI PAOLO  STACCIOLI, PRESENTO COMPLICE DI ''DON MASINO'' IN BRASILE, ALLA QUALE HA ASSISTITO INSIEME AD ALCUNI INVESTIGATORI PALERMITANI.  L' INTERROGATORIO E' STATO PUBBLICO, MA AI NUMEROSI GIORNALISTI CHE LO HANNO ACCOMPAGNATO IL MAGISTRATO ITALIANONON HA VOLUTO FARE DICHIARAZIONI. ''DA NOI - HA SPIEGATO - LA PROCEDURA PREVEDE IL SEGRETO ISTRUTTORIO PER QUESTA FASE,QUINDI SE DICESSI QUALCOSA LO VIOLEREI. DI FRONTE ALL' INSISTENZA DEI GIORNALISTI BORSELLINO HA AGGIUNTO: ''L' INTERROGATORIO DI UN TESTIMONE CHE ABBIAMO DECISO DI SENTIREFORNISCE SEMPRE ELEMENTI UTILI''.  PAOLO STACCIOLI, 47 ANNI, DA DIECI IN BRASILE, SI E'REGOLARMENTE PRESENTATO PER LA ROGATORIA, COME PROMESSO. BENABBRONZATO, ELEGANTE, HA NEGATO DI APPARTENERE ALLA MAFIA, HA  DETTO DI AVER CONOSCIUTO TOMMASO BUSCETTA CON IL NOME DI ROBERTO FELICE E DI NON AVER MAI LAVORATO PER LUI.  QUESTA PRIMA ROGATORIA HA, COMUNQUE, DIMOSTRATO CHE I MAGISTRATI ITALIANI SONO SOPRATTUTTO INTERESSATI AD AVER NOTIZIESULLA ''MAJOR KAY'', LA FABBRICA DI ARTICOLI SPORTIVI CHE SAREBBE STATA USATA PER RICICLARE IL DENARO DELLA BANDA DI ''DON MASINO'' ED A FABRIZIO NORBERTO SANSONE, IL QUALE SARA' INTERROGATO DOMANI A BRASILIA, PRESENTE IL GIUDICE GIOVANNI FALCONE.
  • MAFIA:PRIMA ROGATORIA IN BRASILE (2)19-NOV-84 23:44  (ANSA) - SAN PAOLO,  - LA ''MAJOR KAY'', CONSTITUITA DA LORENZO GARELLO E GIUSEPPE FANIA, DUE EX DIPENDENTI DELLAFIAT DI BELO HORIZONTE, RISULTA AVER PAGATO DIVERSI BIGLIETTI AEREI PER L' EUROPA A BUSCETTA, ALLA MOGLIE ED A GAETANOBADALAMENTI, POI FUGGITO DAL BRASILE IN SPAGNA DOVE E STATO PRESO. ALTRE SPESE PER L' ACQUISTO DI UN' AUTOMOBILE E SOGGIORNI RISULTANO UGUALMENTE PAGATI CON I SOLDI DELL' AZIENDA. FABRIZIO NORBERTO SANSONE, RESPONSABILE DELL' UFFICIO VENDITE DI SAN PAOLO DELLA ''MAJOR KAY'' AVREBBE UGUALMENTE SALDATO MOLTICONTI DI ''DON MASINO''. DAI TELEFONI DELL' AZIENDA RISULTANO ESSERE STATE FATTE MOLTE TELEFONATE ALLE RESIDENZE DI BUSCETTA. STACCIOLI HA TENTATO DI SMINUIRE IL SUO RUOLO, HA DETTO CHE APPENA ARRIVATO IN BRASILE HA LAVORATO PER UN' IMPRESAIMMOBILIARE, POI E' ENTRATO QUALE SOCIO IN UN RISTORANTE TIPICO ITALIANO, QUINDI NE HA APERTO UNO SUO. QUANDO GLI AFFARI SONO COMINCIATI AD ANDAR MALE, E' STATO OSPITATO IN UNA BELLA VILLA DAL SUO AMICO GIUSEPPE BIZZARRO (ALTRO COLLABORATORE DISANSONE CHE SARA' ASCOLTATO DOMANI A BRASILIA) ED IN QUESTA STESSA CASA HA SOGGIORNATO SPESSO BUSCETTA. RIMASTO SENZALAVORO STACCIOLI HA AVUTO DA SANSONE UN LAVORO QUALE''APPRENDISTA VENDITORE'' ALLA ''MAJOR KAY'', LAVORO CHE HA SVOLTO PER DUE MESI SENZA ESSERE NEPPURE PAGATO.
  • MAFIA: PRIMA ROGATORIA IN BRASILE - 19-NOV-84 23:46  (ANSA) UN ALTRO ARGOMENTO SU CUI I MAGISTRATI SI SONO SOFFERMATI A LUNGO E' UNA FESTA PER L' ANNIVERSARIO DI MARIA CRISTINA GUIMARAES, LA MOGLIE DI BUSCETTA,SVOLTASI A RIO DE JANEIRO POCHI GIORNI PRIMA DELLA CATTURA DI ''DON MASINO''. STACCIOLI HA AMMESSO DI AVERVI PARTECIPATOINSIEME A SANSONE E BIZZARRO. QUANTO ALLA PRESENZA DI BUSCETTAA SAN PAOLO QUANDO E' STATO ARRESTATO, HA SPIEGATO CHE EGLI ERA TORNATO IN QUESTA CITTA' PER IMMATRICOLARE UN FIGLIO ASCUOLA. AL TESTE E' STATO LETTO UN ELENCO DI NOMI DI PERSONE SOSPETTATE DI AVERE LEGAMI CON LA MAFIA E CON BUSCETTA: GAETANO BADALAMENTI, VINCENZO E FARO RANDAZZO, ANTONIOBARDELLINO, ENRICO PELUSO, GIUSEPPE ALFREDO MARTILI, MARIOZODIACO, ANTONINO SALOMONE FARO LUPO, LEONARDO BADALAMENTI,ALDO ALESSANDRI. HA DETTO DI AVER CONOSCIUTO IN CARCERE LEONARDOBADALAMENTI CON IL NOME DI RICCARDO VITALE ED IN ALTRE CIRCOSTANZE, MARTILI ED ALESSANDRI (PRESO A RIO NELL' AMBITODELL' OPERAZIONE CHE PORTO' ALL' ARRESTO DI ''DON MASINO'' EPPOI RIMESSO IN LIBERTA'). DEGLI ALTRI HA DETTO DI NON SAPEREASSOLUTAMENTE NULLA. CONTRO PAOLO STACCIOLI NON ESISTE ALCUNPROCEDIMENTO IN ITALIA.
  • BRASILIA, 21 NOV. 84  IL GIUDICE PALERMITANOGIOVANNI FALCONE ED I SUOI COLLABORATORI HANNO CONCLUSO OGGI LA LORO MISSIONE A BRASILIA (L'ALTRO GIUDICE PAOLO BORSELLINOCON IL CAPO DELLA SQUADRA MOBILE ANTONIO CASSARA' SI E' RECATO A BELO HORIZONTE PER ASSISTERE AD ALTRE AUDIZIONI) ASSISTENDOALL'INTERROGATORIO DI GIUSEPPE BIZZARRO, UN ALTRO DEI PRESUNTI COMPLICI DI TOMMASO BUSCETTA. BIZZARRO DOVEVA ESSERE SENTITOIERI, MA L'UDIENZA ERA STATA RINVIATA PERCHE' QUELLA DEL SUO AMICO FABRIZIO NORBERTO SANSONE SI ERA PROTRATTA PER OLTRE TREORE.  IL DIFENSORE DI BIZZARRO HA SOLLEVATO UN'ECCEZIONE SOSTENENDO CHE EGLI, IN REALTA', E' JOSE' CARLOS FATTORI LANZA.  COMUNQUE, IL TESTE HA ACCETTATO DI DARE ALCUNI CHIARIMENTI CONFERMANDO LA SUA AMICIZIA CON SANSONE E GLI ALTRI PRESUNTIAPPARTENENTI AL GRUPPO DI DON MASINO. AL TERMINE IL GIUDICE FALCONE, IL SOSTITUTO PROCURATOREGIUSEPPE AJALA ED IL CAPO DELLA CRIMINALPOL DELLA SICILIAANTONINO DE LUCA, HANNO DETTO DI ESSERE RIMASTI MOLTO SODDISFATTI DEGLI ELEMENTI RACCOLTI IN QUESTE ROGATORIE ABRASILIA. FALCONE ED I SUOI COLLABORATORI RIPARTIRANNO DOMANI PER L'ITALIA. MAFIA: CONCLUSE ROGATORIE IN BRASILE.
  • BELO HORIZONTE, 21 NOV - SI E' CONCLUSO QUESTA SERA A BELO HORIZONTE IL CICLO DELLE ROGATORIE DEI PRESUNTICOMPLICI DI TOMMASO BUSCETTA ALLE QUALI HANNO ASSISTITO I MAGISTRATI SICILIANI CHE SI OCCUPANO DELL' INCHIESTA SULLAMAFIA. NELLA CAPITALE DELLO STATO DI MINAS GERAIS DOVEVANO ESSERE SENTITI LORENZO GARELLO E GIUSEPPE FANIA, TITOLARI DI UN'IMPRESA DI ABBIGLIAMENTO CHE HA AVUTO LEGAMI CON IL GRUPPO DI 'DON MASINO'' E CHE, SECONDO GLI INVESTIGATORI, POTREBBE ESSERE STATA USATA PER RICICLARE DENARO O COPRIRE ATTIVITA' ILLEGALI.  DEI DUE TESTIMONI SI E' PRESENTATO SOLO GARELLO. FANIA E'RISULTATO INTROVABILE E LA POLIZIA BRASILIANA NON HA POTUTO CONSEGNARGLI LA CITAZIONE. GARELLO, PRESENTE IL GIUDICE PALERMITANO PAOLO BORSELLINO, HA DETTO DI NON AVER MAI CONOSCIUTO BUSCETTA ED HA ADDOSSATOOGNI RESPONSABILITA PER QUANTO CONCERNE LEGAMI CON GLI ALTRIPRESUNTI COMPLICI DI ''DON MASINO'' AL SUO SOCIO FANIA. LA DEPOSIZIONE E' DURATA DUE ORE E HA PERMESSO AI MAGISTRATIITALIANI DI ACQUISIRE ULTERIORI DATI SULLE ATTIVITA' DIBUSCETTA E DI ALTRI NOTI ESPONENTI MAFIOSI IN QUESTO PAESE.
  • MAFIA: FALCONE TORNATO DAL BRASILE  (ANSA) - ROMA, 23 NOV - ''E' STATO UN VIAGGIO POSITIVO''. QUESTO IL COMMENTO DEL GIUDICE ISTRUTTORE DEL TRIBUNALE DI PALERMO DOTT.GIOVANNI FALCONE, RIENTRATO OGGI A ROMA DA RIO DEJANEIRO. CON LUI SONO ANCHE TORNATI IL GIUDICE ISTRUTTORE PAOLO BORSELLINO E IL SOSTITUTO PROCURATORE GIUSEPPE AIALA, ILCAPO DELL' UFFICIO INVESTIGATIVO DELLA MOBILE CASSARA' E IL CAPO DELLA CRIMINALPOL SICILIANA ANTONIO DE LUCA. IN BRASILEHANNO ASCOLTATO I QUATTRO SICILIANI ARRESTATI INSIEME A TOMMASOBUSCETTA LO SCORSO ANNO. SULLA PROSSIMA TRASFERTA A NEW YORKPER INTERROGARE GAETANO BADALAMENTI, FALCONE E' STATO PIUTTOSTO VAGO: ''NON SO ANCORA QUANDO ANDRO' E SE ANDRO' ''. I GIUDICI SUBITO DOPO IL LORO ARRIVO AL ''LEONARDO DA VINCI''HANNO PRESO UN AEREO PER PALERMO.

Da FRATERNO SOSTEGNO AD AGNESE BORSELLINO

 

Parole e silenzi al tempo del maxi processo  di Franco Nicastro Le forme teatrali, le parole allusive, i messaggi trasversali. Tutta la struttura del linguaggio era la fedele rappresentazione di un codice che nel tempo aveva mantenuto il suo impianto originario. Così la mafia aveva sempre comunicato. E così continuava a comunicare nell’aula bunker del maxiprocesso dove erano stati radunati i protagonisti della pagina più infame della storia siciliana. Si viveva un clima di attesa e di cambiamenti annunciati: per la prima volta lo Stato sembrava deciso a rispondere alla sfida prepotente della mafia. E noi cronisti eravamo eccitati non solo dall’idea di essere testimoni di una svolta epocale ma anche dal contatto ravvicinato con personaggi per lo più conosciuti attraverso il racconto mediato dalle carte giudiziarie. Ora quei nomi che evocavano trame, stragi e misfatti avevano un volto e quel volto faceva capolino dalle sbarre dell’aula bunker. Ma erano le parole a comporre una rappresentazione della mafia che cercava di offrire dei suoi profeti sanguinari un’immagine ora rassicurante ora suggestiva. Perfino cordiale. “Mi fa piacere rivederla” mi fece sapere, alzando dalla sua postazione il viso incorniciato da un sorriso, il boss che spesso incrociavo nelle aule di giustizia o al bar vicino al giornale. Vario era, nell’unicità degli obiettivi, il campionario degli stili comunicativi: quello beffardo di Luciano Liggio, quello curiale di Michele Greco il “papa”, quello finto e untuoso di Pippo Calò. Pur nella diversità delle forme, la linea comunque era una sola. E per noi cronisti più che scontata. Tutti erano lì a negare l’evidenza. La mafia? Liggio: “Non so cosa sia”. Le accuse? “Calunnie tetre e meschine” (ancora Liggio). Buscetta? “Lo manda qualcuno” (Pippo Calò). Ecco la teoria del complotto e della manipolazione delle prove: una grande mistificazione messa in piedi per trovare “capri espiatori” ma anche per costruire (i giudici e gli investigatori) visibilità mediatica e carriere. E i pentiti poi sono pronti a dire tutto per acquisire benefici a profusione. “Si prendono i soldi, si prendono lo stipendio, si prendono le ville” avrebbe detto Totò Riina dopo l’arresto. Erano messaggi rivolti non solo alla corte ma destinati soprattutto a una veicolazione interna e a un target esterno. Quei boss di alto rango parlavano ai giudici ma strizzavano prima di tutto l’occhio al popolo degli affiliati e dei gregari per tamponare frane e per riaffermare gerarchie. Si preoccupavano quindi di presidiare l’organizzazione. Parlavano anche ai giornalisti e, tramite loro, al grande pubblico. E per questo riconoscevano l’importanza dell’informazione e il potere evocativo della televisione. Non a caso Liggio avrebbe accettato, dopo il processo, di essere intervistato in tv da Enzo Biagi. Lo aveva fatto per rimettere in piedi, davanti a una platea ben più vasta, lo spettacolino recitato nell’aula bunker secondo il suo copione più consumato: sorrisino impertinente, orgogliosa distanza dai poteri dello Stato, risposte ironiche e divaganti. E nel momento topico la solenne rivendicazione di avere salvato la democrazia rifiutandosi di appoggiare il golpe Borghese. Appoggio che invece aveva dato Tommaso Buscetta. Doveva essere la chiusura teatrale ma il finale pieno di gloria era stato rovinato dal fatto che di quelle storie proprio Buscetta aveva parlato prima di lui. Tanto scenografico Liggio tanto cerimonioso e doppio Pippo Calò. Il suo linguaggio segnato dall’ambiguità era così fragile che a Buscetta risultò un gioco facile facile demolire la credibilità di Calò affibbiandogli, seduta stante, un omicidio: “Hai fatto fuori Giannuzzu Lallicata. Lo hai strangolato con le tue mani”. In quel momento veniva inesorabilmente demolita, insieme con l’immagine, anche la loquacità asfittica e ambigua del padrino che sfoggiava, pretendeva di sfoggiare, eleganza e buone maniere. Buscetta ha spiegato in questo modo il codice linguistico in uso a Cosa Nostra che Calò aveva cercato di replicare: “Gli uomini d’onore (…) parlano una loro lingua fatta di discorsi molto sintetici, di brevi espressioni che condensano lunghi discorsi. L’interlocutore, se è bravo o se è anche lui uomo d’onore, capisce esattamente cosa vuol dire l’altro. Il linguaggio omertoso si basa sull’assenza delle cose. I particolari, i dettagli non interessano, non piacciono all’uomo d’onore”. Vaghezza e inconcludenza si combinavano con l’obliquità incolore di Michele Greco (“La violenza non fa parte della mia dignità”) che proprio mentre la corte si ritirava in camera di consiglio per la sentenza mandò ai giudici la sua benedizione: “Io vi auguro la pace, signor presidente, la serenità è la base fondamentale per giudicare. Non sono parole mie, sono parole di nostro Signore che lo raccomandò a Mosé. ‘Quando devi giudicare che ci sia la massima serenità’. (…) E io vi auguro ancora, signor presidente, che questa pace vi accompagnerà nel resto della vostra vita, oltre a questa occasione”. L’ambiguità del linguaggio era sottolineata dal riferimento insistito alla pace. “Si poteva pensare anche alla pace eterna” avrebbe poi scherzato, ma non troppo, il giudice a latere Pietro Grasso. E fin qui il copione era stato uniformemente interpretato. A spezzare il filo della recitazione sarebbe stato Giovanni Bontade. La mafia aveva ucciso un bambino, Claudio Domino. Ha sempre ucciso bambini, come qualcuno nega. Dalle sbarre si fece sentire l’accorato messaggio di Giovanni Bontade che prendeva le distanze dagli assassini per un delitto che avrebbe sottratto molto consenso a Cosa nostra: “Signor presidente, noi non c’entriamo niente con questo omicidio. È un delitto che ci offende e ancor di più ci offende il tentativo della stampa di attribuirne la responsabilità agli uomini processati in quest’aula. Anche noi abbiamo figli”. Chi aveva ideato quel messaggio aveva certamente sottovalutato l’implicita ammissione che in quell’aula si processava veramente la mafia. Anche per questo, rivelerà il pentito Francesco Marino Mannoia, Bontade venne fatto fuori. Con lui veniva archiviato un modello comunicativo che si irrigidiva nella negazione di un potere sanguinario e cercava di accreditare invece la continuità con il mito dei Beati Paoli: un’organizzazione segreta di giustizieri che difendeva il popolo dalle angherie dello Stato.La mafia stava già cambiando il suo stile e i suoi metodi. Da qui in poi non avrebbe negato più la sua esistenza ma avrebbe aperto nuovi canali di comunicazione con l’economia, la politica, la società. Avrebbe ucciso di meno, calato il sipario e si sarebbe nascosta dietro le quinte per fare meglio i propri affari.

Speciale Paolo Borsellino

a cura di Claudio Ramaccini - Resp. Comunicazione Centro Studi Sociali contro la mafia - PSF

 

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