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Bruno Contrada

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Bruno Contrada, ex funzionarioagente segreto  è stato dirigente generale della Polizia di Stato, numero tre del Sisde, capo della Mobile di Palermo, e capo della sezione siciliana della CriminalpolIl suo nome è associato ai presunti rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità, culminati nella strage di via d'Amelio dove morì in un attentato il giudice Paolo Borsellino che in quel periodo indagava sui collegamenti tra mafia e Stato, e alla cosiddetta "zona grigia" tra legalità e illegalità. Contrada si è dichiarato collaboratore e amico di Borsellino, ma i familiari del magistrato assassinato hanno smentito fermamente.  Anche Giovanni Falconepareva non si fidasse di lui da tempo.  In gioventù fu amico e collaboratore di Boris Giuliano, la cui moglie ha espresso invece perplessità sulla colpevolezza di Contrada. Arrestato il 24 dicembre 1992, Contrada, che si è dichiarato estraneo al reato, è stato condannato in via definitiva nel 2007 a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2011-12 venne respinta la richiesta di revisione del processo e sempre nel 2012 finì di scontare la pena.  L'11 febbraio 2014 la Corte Europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato lo Stato italiano poiché ha ritenuto che la ripetuta mancata concessione degli arresti domiciliari a Contrada, sino al luglio 2008, pur se gravemente malato e malgrado la palese incompatibilità del suo stato di salute col regime carcerario, fosse una violazione dell'art. 3 Cedu (divieto di trattamenti inumani o degradanti). Il 13 aprile 2015 la stessa Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano stabilendo un risarcimento per danni morali da parte dello Stato italiano perché non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa dato che, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non era ancora previsto dall'ordinamento giuridico italiano (principio di nulla poena sine lege), e nella sentenza viene affermato che «l'accusa di concorso esterno non era sufficientemente chiara».  In seguito a ciò, nel giugno 2015 è iniziata la revisione del processo di Contrada, poi respinta il 18 novembre. Gli avvocati di Contrada hanno presentato istanza di revoca della condanna, respinta dalla corte d'appello di Palermo, e infine accolta nel 2017 dalla corte di Cassazione, che ha dichiarato "ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza di condanna".

Altri video


Lettere dal carcere

 


MISTERI D'ITALIA

Quella di Bruno Contrada è una storia emblematica. Soprattutto dello stato comatoso in cui si trova la Giustizia in Italia.
Per processarlo e condannarlo sono occorsi 15 anni. Innocente o colpevole che sia quello che gli è stato riservato è un trattamento indegno di un Paese che si vuole civile. Anche perché la sua lunga vicenda giudiziaria è stata contrassegnata da un’ambiguità di fondo: la straordinaria credibilità attribuita allo stuolo di “pentiti” che lo accusava, moltissimi dei quali già ritenuti inattendibili in altre sentenze. E poi l’assoluta mancanza di riscontri oggettivi. Un processo, quello a Contrada, che riporta alla mente un altro processo, del tutto diverso, quello che ha condannato Sofri, Pietrostefani e Bompressi per l’omicidio del commissario Calabresi: i “pentiti” usati come oracoli. I fatti? Di nessun rilievo.
Ma la storia di Bruno Contrada è una storia diversa. E’ la storia di un “servitore dello Stato” seppellito dall’accusa infamante di essere un uomo contiguo alle cosche mafiose. Con un’anomalia che deve far riflettere. E solo un caso che Contrada fosse tra i pochi poliziotti fuori dai giochi politici di quelli che Leonardo Sciascia chiamava i “professionisti dell’antimafia”?
Bruno Contrada viene arrestato il giorno dell’antivigilia di Natale del 1992, l’anno delle stragi in cui hanno perso la vita, con le loro scorte, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ad accusarlo diversi “pentiti” di mafia. Lo fanno quasi sempre de relato, cioè avendo appreso l’oggetto alla base delle accuse da qualcun altro. Il fatto che abbiano quasi tutti lo stesso legale dovrebbe impensierire investigatore e magistrati. E invece nulla accade.
Della vicenda giudiziaria di Bruno Contrada potete leggere qui sotto. Così come del fondamento o meno delle accuse che lo hanno portato a subire una condanna a dieci anni. Resta il fatto che il caso Contrada è tutt’altro che ammantato di certezze e limpidezza. E questo ci sembra incontestabile.

21 maggio 2020

Mafia, il giornalista Saverio Lodato accusa Bruno Contrada: "Falcone mi fece il suo nome" L'ex dirigente del Sisde Bruno Contrada   Bagarre in diretta a La7, dove il cronista rivela particolari inediti sulle "menti raffinatissime" coinvolte nel fallito attentato dell'Addaura (1989) contro il giudice, ucciso tre anni dopo nella Strage di Capaci

Bagarre in diretta ieri sera su La7 nel corso del programma Atlantide condotto da Andrea Purgatori, dedicato alla Strage di Capaci (23 maggio 1992) della quale sabato ricorre l'anniversario. Purgatori dapprima intervista Alfredo Morvillo, magistrato e cognato di Giovanni Falcone, sul fallito attentato all'Addaura avvenuto il 21 giugno 1989 nei pressi della villa che il giudice aveva affittato per il periodo estivo."Falcone mi parlò esplicitamente di menti raffinatissime - spiega Morvillo -. Un attentato organizzato da qualche uomo delle istituzioni che ha tradito. Nessuno poteva sapere che sarebbe andato a fare il bagno sugli scogli. Qualcuno ha tradito Giovanni".
Ma il colpo di scena avviene quando a parlare è il giornalista Saverio Lodato, un passato nel quotidiano L'Ora e oltre 30 anni a L'Unità come corrispondente da Palermo. Lodato, infatti, rivela un particolare inedito e punta il dito controBruno Contrada, ex dirigente del Sisde (accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in Cassazione a 10 anni di carcere), indicato come il sospetto "traditore" tra le forze dello Stato: "Chiesi a Falcone chi fossero le ‘menti raffinatissime’ che avevano guidato la mafia e a cui lui aveva fatto riferimento dopo il fallito attentato dell’Addaura - raconta il cronista -. Fui molto insistente. Il nome era quello del dottor Bruno Contrada. Ma mi diffidò dallo scriverlo pena più nessun rapporto".

Mafia, il giornalista Saverio Lodato: ''Giovanni Falcone mi fece il nome di Bruno Contrada'' Le accuse di Lodato scatenano le proteste dell'avvocato di Contrada Stefano Giordano, che telefona in diretta e pretende scuse formali: "Il mio cliente è incensurato, si deve chiedere scusa al mio assistito". Giordano, sostenendo l'innocenza del suo assistito, ricorda anche il provvedimento della Corte Europea. Nel 2015 infatti la Corte europea dei Diritti dell'uomo aveva emesso una sentenza secondo cui Bruno Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Con ordinanza depositata il 6 aprile 2020, la Corte d’Appello di Palermo ha liquidato a favore dell'ex 007 Bruno Contrada la somma di 667mila euro a titolo di riparazione per l'ingiusta detenzione patita nel procedimento penale.

DI SALVO PALAZZOLO

Lodato, in chiusura di puntata, replica al legale ribadendo che "quando Giovanni Falcone mi disse quelle cose era il 1989. Bruno Contrada non era neanche sotto inchiesta per mafia. Non era arrivata a sentenza definitiva di Cassazione la sentenza di sua colpevolezza. Non c'era neanche la sentenza della Corte d'Appello di Palermo che recepisce le indicazione della Corte Europea. Io prendo atto di quello che dice l'avvocato Giordano. Afferma che il suo cliente è innocente, ma devo dirgli che il giudizio di Giovanni Falcone nei confronti di Bruno Contrada non era lusinghiero. Tutt'altro. Questo mi ricorreva l'obbligo di dire e confermare". 

 

LA VICENDA GIUDIZIARIA
per 15 anni “presunto innocente”

CONTRADA: L’”INFILTRATO” CHE SUSSURAVA ALLA MAFIA
di Marco Travaglio

COSI’ STRAGISTI E STUPRATORI HANNO DISTRUTTO CONTRADA
di Gian Marco Chiocci

“IO SEPOLTO VIVO TRATTATO COME TOTO’ RIINA”
intervista a Bruno Contrada

CONTRADA DIFFAMATO DAL FILM DI FERRARA
OTTIENE UN RISARCIMENTO

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