Stampa

INCHIESTA STRAGE VIA D’AMELIO: vi fu depistaggio

on .





 

13 domande di Fiammetta Borsellino alle Istituzioni

RASSEGNA STAMPA 18-19 LUGLIO 2018

VIDEO

19.7.2018

18.7.2018

 

NEWS 18-19.7.2018

 RASSEGNA STAMPA 19.7.2018

 

 VIDEO

 

STRAGE DI VIA D'AMELIO: alle 14 di oggi 18 luglio audizione all'ARS di Fiammetta Borsellino . La figlia del giudice, ucciso 26 anni fa, sarà ascoltata in Commissione antimafia. A convocarla il presidente Claudio Fava che, alla luce delle motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater, ha avviato un’istruttoria sul depistaggio delle indagini. Alla vigilia dell'anniversario della strage di via D'Amelio al via le audizioni in Commissione antimafia all'Ars per ricostruire la verità sul depistaggio. Si comincia oggi, alle 14, con Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso 26 anni fa insieme a cinque agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.. Nei prossimi giorni potrebbero essere sentiti anche gli altri due figli, Manfredi e Lucia Borsellino. Inoltre, verranno ascoltati anche i magistrati che negli anni si sono occupati del processo sulla strage. Allora in servizio all'ufficio inquirente c'erano Anna Palma, Nino Di Matteo e Carmelo Petralia. Il capo dei pm Giovanni Tinebra è morto.....Leggi tutto

CLAUDIO FAVA: "Un furto di verità su Via D'Amelio"

I servizi segreti spieghino i depistaggi - video

Fava: chiarezza sui Depistaggio

NEWS

VIDEO

IL SICILIA - 10.7.2018 Intervista a Fiammetta Borsellino  

NEWS

IL SICILIA 10.7.2018

 

FIAMMETTA BORSELLINO: intervenga Mattarella "resto in attesa di risposte dal Consiglio Superiore della Magistratura.Alla luce della pubblicazione delle motivazioni della sentenza, gli chiederò che sia fatta luce sulle responsabilità dei magistrati nelle indagini e nei processi sulla morte di mio padre. A noi e alla mia famiglia il Consiglio ha sempre risposto picche". Dopo il deposito della sentenza sul Borsellino quater si appella al Presidente Sergio Mattarella. E si rivolge al Consiglio superiore: "Cosa fa il Csm? Perché questo reiterato silenzio sui magistrati che hanno avallato il falso pentito Scarantino?". La figlia del magistrato chiede "risposte tangibili e non parate in occasione del 19 luglio, per l'anniversario della morte di mio padre e dei poliziotti". quel giorno "la famiglia Borsellino si chiuderà in una commemorazione strettamente privata, per sancire un lutto rinnovato dalle nefandezze che stanno emergendo". Afferma che la sentenza del Borsellino quater "non è un punto di arrivo, ma di partenza, che il Csm deve acquisire al più presto. Alcuni dei magistrati che hanno avallato il falso pentito continuano a ricoprire incarichi importanti. Anna Palma è avvocato generale di Palermo, Carmelo Petralia è procuratore aggiunto a Catania". "Al magistrato Giuseppe Ayala, che nel 1992 era parlamentare, vorrei chiedere perché ha fornito sette versioni diverse dei momenti successivi alla strage, in cui si trovò fra i primi in via D'Amelio a tenere in mano la borsa di papà. E poco dopo scomparve l'agenda rossa", aggiunge. Spiega anche che insisterà per incontrare nuovamente in carcere i fratelli Graviano."

CSM: convocato il Comitato di presidenza -Il Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura "si occuperà della vicenda Borsellino alla luce del deposito della sentenza", dopo aver aperto da mesi una pratica sulla base di una nota inviata dalla figlia Fiammetta. Lo ha comunicato  il Csm con una nota del 2 Luglio.   Palazzo dei marescialli spiega che "il Comitato di presidenza dispose l'apertura di una pratica, già lo scorso 28 settembre, trasmettendo alla prima Commissione, la nota della dott.ssa Fiammetta Borsellino e la richiesta del Comitato al Presidente della Corte d'Appello di Caltanissetta di invio della sentenza Borsellino quater (all'epoca non ancora depositata)" Oggi, dopo le motivazioni della sentenza Borsellino quater che hanno chiamato in causa alcuni degli investigatori dell'epoca, il consigliere togato del Csm Antonello Ardituro aveva formalizzato la richiesta di un intervento di Palazzo dei marescialli. La decisione segue l'appello al presidente della Repubblica della figlia del giudice ucciso, Fiammetta, perché si faccia chiarezza sui magistrati che hanno avallato il falso pentito Vincenzo Scarantino. "Alla luce della pubblicazione delle motivazioni della sentenza - aveva detto Fiammetta Borsellino - chiederò a Mattarella che sia fatta luce sulle responsabilità dei magistrati nelle indagini e nei processi sulla morte di mio padre. A noi e alla mia famiglia il Consiglio ha sempre risposto picche". "Alcuni dei magistrati - ha aggiunto -  che hanno avallato il falso pentito continuano a ricoprire incarichi importanti. Anna Palma è avvocato generale di Palermo, Carmelo Petralia è procuratore aggiunto a Catania. E al magistrato Giuseppe Ayala, che nel 1992 era parlamentare, vorrei chiedere perché ha fornito sette versioni diverse dei momenti successivi alla strage, in cui si trovò fra i primi in via D'Amelio a tenere in mano la borsa di papà. E poco dopo scomparve l'agenda rossa". Fiammetta Borselllino ha chiesto "risposte tangibili e non parate in occasione del 19 luglio, per l'anniversario della morte di mio padre e dei poliziotti" e ha spiegato che quel giorno "la famiglia Borsellino si chiuderà in una commemorazione strettamente privata, per sancire un lutto rinnovato dalle nefandezze che stanno emergendo".

CSM: apre l'istruttoria - Il comitato di presidenza del Csm dispone l'apertura di una pratica presso la Prima Commissione, competente sulle situazioni di incompatibilità, dopo il deposito della sentenza della corte d'Assise di Caltanissetta nel processo Borsellino quater.A seguito della sollecitazione dei giorni scorsi da parte della dr.ssa Fiammetta Borsellino, il Comitato di presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura ha disposto l'apertura di una pratica presso la Prima Commissione, competente sulle situazioni di incompatibilità, dopo il deposito della sentenza della corte d'Assise di Caltanissetta nel processo Borsellino quater. La Commissione dovrà svolgere "gli accertamenti necessari", "valutando le motivazioni della sentenza" di Caltanissetta e "procedendo all'istruttoria". L'organismo di vertice del Csm ha inoltre disposto la trasmissione della propria delibera al procuratore generale della Cassazione, titolare dell'azione disciplinare.Il Comitato di presidenza precisa però che "l'unico ambito di intervento amministrativo" attribuito al Csm "in ordine alle criticità sollevate in relazione all'operato dei magistrati" è costituito dalla procedura di trasferimento d'ufficio nell'ipotesi in cui il magistrato "non possa svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialità", mentre è sottratta all'ambito dei suoi poteri "l'iniziativa volta all'accertamento e la sanzione dei fatti di rilievo penale", che è attribuita agli organi giudiziari. Tra l'altro la sentenza di Caltanissetta invoca espressamente un approfondimento della magistratura. Presso la prima commissione era già stata aperta lo scorso anno un pratica. A settembre Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso dalla mafia, aveva scritto al Csm chiedendo informazioni sulle iniziative intraprese. Sollecitazione che Fiammetta Borsellino ha rinnovato in via informale dopo il deposito della sentenza ha parlato di un clamoroso "depistaggio" nelle indagini sulla strage di via D'Amelio.

 

La telefonata di Mattarella a Fiammetta Borsellino

Fiammetta Borsellino: a seguito del mio appello, ho ricevuto una telefonata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Da lui ho avuto parole di conforto ma anche di rassicurazione, rivolte non soltanto a noi familiari, ma a tutti gli Italiani circa la volontà di fare piena luce su tutto. Temo 
tuttavia che dopo tutti questi anni la possibilità di arrivare a una verità concreta sia compromessa per sempre, ma questo non vuol dire abbandonare il dovere morale di chiederla”.

NEWS

VIDEO

Fiammetta e Lucia Borsellino "Controllo anche sui magistrati" ANSA - Le figlie del giudice: "Finora il Csm è stato purtroppo silente, chiarezza su queste distrazioni". "Questo è solo un punto di partenza". Fiammetta Borsellino, in foto, figlia del magistrato ucciso in via d'Amelio, aspettava le motivazioni della sentenza del processo quater come il momento decisivo per la ripresa di altri procedimenti. In primo luogo quello del Csm che ha aperto un fascicolo per valutare le posizioni dei magistrati della Procura di Caltanissetta che non fermarono i depistaggi. In varie occasioni Fiammetta Borsellino ha citato il procuratore del tempo Giovanni Tinebra, l'aggiunto Anna Maria Palma e i sostituti Carmelo Petralia e Nino Di Matteo. La sentenza dei giudici di Caltanissetta fa solo il nome di Tinebra, che tra l'altro è morto. "Ma è chiaro - dice Fiammetta Borsellino - che questi magistrati avevano compiti di controllo e di coordinamento delle indagini della polizia giudiziaria. E, come risulta dal processo, ci furono disattenzioni che non possono passare inosservate. Si tratta di distrazioni incomprensibili, visto che altri due magistrati, Ilda Boccassini e Roberto Saieva, avevano subito segnalato l'inattendibilità del falso pentito Vincenzo Scarantino". Per Lucia Borsellino su queste "distrazioni" va fatta subito chiarezza. Da alcuni mesi il Csm ha aperto un fascicolo che però, chiarisce, "è solo un fascicolo vuoto perché si aspettavano le motivazioni della corte d'assise di Caltanissetta". "Ora - aggiunge - le motivazioni ci sono. Mi aspetto quindi che il procedimento disciplinare vada avanti. Finora il Csm è stato purtroppo silente". LIVE SICILIA 2.7.2018 

"...Uno dei più grandi depistaggi che questo paese abbia mai conosciuto”La denuncia di Fiammetta Borsellino del Novembre ha trovato ora ampia conferma nella sentenza della Corte d’Assise depositata nei giorni scorsi"- Al TG ETV Fiammetta Borsellino - Novembre 2017

 

 

 

In 1865 pagine le motivazioni del Borsellino quater : "Investigatori dietro il depistaggio più grave della storia giudiziaria italiana"  Le dichiarazioni di "falsi pentiti" avevano portato in carcere sette innocenti. Per i giudici gli investigatori coinvolti nella sparizione dellʼagenda rossa-

VIDEO

NEWS

 

La Procura di Caltanissetta ha chiesto di processare tre poliziotti per il depistaggio sulla strage di via D'Amelio. Il processo è stato chiesto per il funzionario Mario Bo, già indagato per gli stessi fatti e che ha ottenuto l'archiviazione e per i poliziotti Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Sono tutti e tre accusati di calunnia in concorso.

NEWS

 

BORSELLINO QUATER - Stralci della sentenza

Lettura sentenza

I PROCESSI  Il 19 aprile del 2017 la Corte d'Assise di Caltanissetta ha condannato all'ergastolo  Madonia e Tutino, accusati di strage e a  a dieci anni di carcere i due pentiti minori che con le loro false dichiarazioni hanno mandato in carcere sette innocenti.  Non doversi a procedere,  invece,  per Scarantino, grazie all’attenuante di essere stato "indotto a false dichiarazioni

A distanza di oltre un anno (437 giorni per la precisione) dalla sentenza sono state rese note le motivazioni della sentenza del Borsellino Quater che confermano la gestione di una inchiesta inquinata da depistaggi.Le bugie che hanno tenuto in carcere sette innocenti per quindici anni costano dieci anni di reclusione ai falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci mentre la prescrizione salva incredibilmente il protagonista assoluto dei depistaggi della strage di via D’Amelio, Vincenzo Scarantino. I giudici  hanno quindi accolto una  nuova versione dell’eccidio riferita nel 2008 dal pentito Gaspare Spatuzza e hanno condannato all’ergastolo altri due mafiosi che fino ad ora erano rimasti fuori dalle indagini, Salvuccio Madonia e Vittorio Tutino, entrambi accusati di strage.  Una sentenza, quella emessa dalla corte d'Assise di Caltanissetta,  che incredibilmente riapre per l'ennesima volta la partita. Perchè Scarantino ha ottenuto  la prescrizione grazie alla concessione delle attenuanti per essere stato indotto a rendere false dichiarazioni. Ma indotto da chi? Un interrogativo ancora senza risposte visto che, l'indagine aperta a Caltanissetta sui poliziotti accusati di aver costretto il pentito a rendere false dichiarazioni è stata archiviata. Ora, però, a riprendere in mano il fascicolo potrebbe essere il nuovo procuratore Amedeo Bertone che, dopo un duro confronto con le parti civili, nella sua conclusione davanti ai giudici aveva parlato di un "comportamento scorretto" dei poliziotti.  Dopo la sentenza, Bertone commentò: " Le indagini sulle stragi di mafia non sono ancora finite. L'impianto accusatorio ha retto, quindi sono soddisfatto per l'esito del processo. Credo che lo siano anche i familiari delle vittime, e comunque credo che sia stato un ottimo risultato, almeno dal mio punto di vista".  Il principale protagonista di quello che è stato definito un depistaggio di Stato, dunque, è stato  salvato proprio da quei 26 anni che sono passati dalla strage ad oggi. Le sue prime dichiarazioni sono datate 1993, quando viene arrestato dall'allora capo del gruppo stragi Arnaldo La Barbera e si autoaccusa di aver rubato la 126 che, imbottita di tritolo, saltò in aria in via D'Amelio il 19 luglio 1992 all'arrivo di Paolo Borsellino. Solo undici anni dopo e dopo ben nove processi che in tutti i gradi di giudizio avevano accolto le false dichiarazioni di Scarantino, il pentimento di Gaspare Spatuzza ha acceso i riflettori sul grande depistaggio, indicando nel gruppo di fuoco di Brancaccio i veri esecutori dell'eccidio.  Quella sancita dal verdetto del processo-quater resta comunque una verità monca perchè nulla dice di chi volle questo depistaggio e delle responsabilità di chi, tra investigatori e magistrati di allora, accreditò quella versione da subito sbugiardata da altri ben più solidi pentiti. In precedenza, il procedimento a carico di tre poliziotti del gruppo stragi accusati di aver costretto Scarantino a fare quelle dichiarazioni sotto minaccia e di aver suggerito le versioni da dare, si è concluso con un'archiviazione.  Nessuna trattativa o depistaggio per l'Avvocatura dello Stato.  Come vigorosamente denunciato da Fiammetta, terzogenita di Paolo Borsellino, neanche questo verdetto riesce a sciogliere i tanti buchi neri di questa inchiesta infinita. Il CSM, dal canto suo,  a seguito delle sollecitazioni  della  famiglia Borsellino, aquisirà le suddette motivazioni per valutare se dar corso o meno alla procedura di verifica sull'operato dei magistrati che si occuparono delle indagini su Via D'Amelio.    La Procura di Caltanisetta l'8 marzo 2018 ha chiuso l'inchiesta sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio notificando a tre poliziotti l'accusa di calunnia in concorso. Conferme, e una raffica di condanne dalla sentenza di primo grado del processo alla c.d. Trattativa Stato-mafia.

Le testimonianze dei figli di Borsellino sull'agenda rossa "Il giorno della sua morte, vidi mio padre mettere nella borsa, tra le altre cose, l'agenda rossa da cui non si separava mai", ha raccontato la figlia del giudice, Lucia Borsellino, il 19 ottobre del 2015, quando è stata chiamata a testimoniare al quarto processo per la strage. Le sue parole sono state confermate dal fratello Manfredi che ha ricordato l’immagine del padre che scriveva "compulsivamente sul diario". "Dopo la morte di Giovanni Falcone - ha detto Manfredi Borsellino ai giudici della corte d'Assise - la usava continuamente. E non per appuntare fatti personali. Era certamente un modo per segnare eventi e cose di lavoro importanti. Se non fosse andata persa, le indagini sulla sua morte avrebbero certamente preso un’altra direzione".   SKY TG24

 

NEWS 

 A cura  di Claudio Ramaccini Resp. Ufficio Stampa e Comunicazione Centro Studi Sociali contro le mafie - Progetto San Francesco 

I cookie vengono utilizzati per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza. I Cookie tecnici impiegati per il funzionamento essenziale del sito sono già stati impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra cookie policy.

Accetto i Cookie da questo sito.