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Pentiti, pentiti a metà e collaboratori

on .

La confessione dei falsi pentiti

 PENTITI E COLLABORATORI DI GIUSTIZIA

20 maggio 1996.
Arresto di Giovanni ed Enzo Brusca.


"Alle venti e quaranta, un po' più tardi del solito, Sottile chiama Brusca. Pochi istanti di conversazione e il poliziotto motociclista riceve l'ordine di muoversi. Decine di agenti sul
posto sono collegati con la centrale della squadra mobile.
Appena sentono, nelle cuffie, il ritorno del rumore della moto smarmittata, localizzano 
subito la villetta giusta. Scatta l'irruzione. La casa viene immediatamente circondata. Entrano i poliziotti. Vengono esplosi i flash bang che seminano il panico. Giovanni Brusca non ha nemmeno il tempo di reagire. Viene steso pancia in giù e ammanettato. Stessa sorte tocca al fratello Enzo che si trova nella villetta. Anche lui latitante. Nella confusione il piccolo Davide, stordito e spaventato, cerca riparo in giardino. I poliziotti lo prendono e lo consegnano alla madre che lo calma. Dai Brusca la tv è accesa. Anche lì, come a casa mia, scorrono le immagini dello sceneggiato su Falcone. Mentre è in corso la perquisizione, sul video compare una scritta: «Arrestato ad  Agrigento Giovanni Brusca...». Notizia in tempo reale. È notte. I fratelli terribili di San Giuseppe Jato vengonoportati in manette in questura a Palermo, accolti da un tripudio di clacson e sirene. Cittadini che applaudono. Poliziotti con il volto coperto che agitano i mitra in aria, in segno di vittoria. Lo sfogo, legittimo e umanamente comprensibile, di chi ha lavoratomesi e mesi, giorno e notte, nella sterpaglia e nel fango, sotto leintemperie, aspettando questo momento, questo risultato.."

Tratto da " Cacciatore di mafiosi"
di A. Sabella

Il primo lavoro era quello di riuscire a entrare nel cunicolo e vedere com'era fatto. Io ero un po stanco per tutto ciò che avevo fatto poco prima. Nel momento in cui provai a infilarmi nel cunicolo sentii un po d'affanno, mi mancò l'aria. E pensai: <<Se entro qua dentro muoio>>. La stessa cosa accadde a La Barbera. Nel frattempo arrivò Gioè, più riposato, più fresco. E disse: <<Voglio provare io>>. Entrò al buio, tranquillo. Si infilò nel cunicolo e gridò: <<Ma io qui ci posso fare il viaggio con la fidanzata. Non ci sono problemi>>.
Ci eravamo procurati uno skateboard, quello che usano i ragazzini per giocare. Pensavamo di metterci i fustini sopra e di trasportarli in posizione orizzontale. All'inizio, abbiamo fatto una vita da cani. Prima entravamo con le mani davanti e i piedi che restavano fuori, spingendo i fustini uno a uno. Dentro il cunicolo c'era un tubo da un pollice che usavamo come guida e che ci consentì di individuare il punto esatto dove collocare l'ultimo fustino a metà dell'autostrada. Entravamo a turno, io, Gioè, La Barbera.
Bagarella e Battaglia, in quella fase, ci coprivano le spalle. Mentre noi lavoravamo, loro, armati, si guardavano intorno. Tant'è vero che arrivò una pattuglia dei carabinieri, ma erano due poveretti che forse erano andati a fare pipì. Scesero, si fermarono, fecero quello che dovevano fare e se ne andarono senza vederci perché in quella zona ci sono alberi e cespugli e noi ci eravamo nascosti in tempo. Hanno rischiato di essere uccisi, e l'attentato sarebbe saltato. Continuammo il nostro lavoro.
Avevamo piazzato solo tre fustini e con difficoltà enormi. Con le mani in avanti e la faccia a terra. Per non lasciare impronte, calzavamo guanti da muratore, quelli di cuoio. Fu a questo punto che mi venne un'idea. Dissi a Gioè:<<Perché non ci mettiamo con la pancia sopra lo skateboard? Mettiamoci al contrario: con i piedi all'interno e spingiamo i fustini con i piedi, con la testa verso l'uscita. Tanto il primo fustino che ci fa da segnale c'è già. Ci leghiamo una corda al torace. Basta strattonarla e tu capisci che è il momento di tirarmi fuori>>. E così abbiamo fatto. Appena arrivavamo in fondo, ci fermavamo e quello che era fuori tirava senza fare fatica e ci faceva uscire. Con i primi tre fustini avevamo impiegato un tempo infinito e con sforzi non indifferenti. Con gli altri, in un'oretta e mezzo, ci eravamo sbrigati. Infatti avevamo già posizionato il fustino più grosso con il detonatore dentro. Per evitare di rompere il filo del detonatore lo passammo sotto il tubo, in modo che non venisse danneggiato. Il filo attraversava i fusti, dal detonatore all'uscita.
Infine sistemammo altri fusti. Il cunicolo non lo chiudemmo. Mettemmo solo un po di erbacce. Non l'abbiamo murato perché avremmo suscitato sospetti. Poi c'era Troia che, abitando a Capaci, poteva controllarlo giornalmente. Fra l'altro, l'ultimo tratto del cunicolo era libero e quindi dall'esterno non si vedeva niente. Lì vicino c'erano dei materassi che servivano da punto di riferimento. 

La collocazione dell'esplosivo avvenne a fine aprile, questa volta di notte. Il buco era già stato scelto: era perfetto, stretto, piccolino, come mi aveva detto il mio parente. Poteva avere un'efficacia come quella che poi in realtà ebbe. Avevamo le idee abbastanza chiare. Sapevamo anche che l'auto di Falcone correva sempre nella corsia dei sorpassi. Misurammo l'autostrada, da un punto all'altro, con una corda. Dovevamo riempirne di esplosivo solo metà. Ci siamo riportati questa misura all'interno del cunicolo. Per arrivare a metà dell'autostrada bastava contare i tubi del cunicolo che misuravano un metro ciascuno e avevano un diametro di 50 centimetri. Nell'altra corsia non collocammo l'esplosivo: si solleverà solo per effetto dell'esplosione... Mettevamo nel conto anche il passaggio di qualche auto di <<civili>>. Ma era una possibilità su mille e ci augurammo che non si affiancasse nessuno alla macchina di Falcone. La consideravamo un'ipotesi molto remota perché, di solito, le macchine di scorta fanno allontanare le altre auto. Avevamo previsto anche questo. Quindi, fatti tutti questi conteggi, tutte le prove, sistemato il frigorifero, arriviamo ai primi di maggio. La notte in cui completammo l'operazione eravamo io, Gioè, Bagarella, Biondino, Salvatore Biondo il <<corto>>, Ferrante, Giovanni Battaglia, Pietro Rampulla e la Barbera. Abbiamo cominciato al tramonto. Avevamo i telefonini. Biondino e Ferrante, quando li avremmo chiamati, avrebbero dovuto portarci l'esplosivo che avevamo depositato nella villa di Troia. (Saverio Lodato - HO UCCISO GIOVANNI FALCONE- La confessione di Giovanni Brusca)

 

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«Se mi dicono perché l’hanno fatto, se confessano, se collaborano con la giustizia, perché si arrivi ad una verità vera, io li perdono. Devono avere il coraggio di dire chi glielo ha fatto fare, perché l’hanno fatto, se sono stati loro o altri, dirmi la verità, quello che sanno, con coraggio, con lo stesso coraggio con cui mio marito è andato a morire, di fronte al coraggio io mi inchino, da buona cristiana dire perdono, ma a chi? Io perdono coloro che mi dicono la verità ed allora avrò il massimo rispetto verso di loro, perché sono sicura che nella vita gli uomini si redimono, con il tempo, non tutti, ma alcuni si possono redimere è questo quello che mi ha insegnato mio marito». AGNESE BORSELLINO

COMMISSIONE GIUSTIZIA - Protezione testimoni di giustizia, audizioni

 

Riforma testimoni giustizia: cosa prevede la nuova legge

il testo

Approvato all'unanimità dal Senato il ddl sulla protezione dei testimoni di giustizia. Gentiloni: "più forza a chi rischia per difendere verità e legalità". Le novità e il testo

Approvato all'unanimità dal Senato il ddl sulla protezione dei testimoni di giustizia. Gentiloni: "più forza a chi rischia per difendere verità e legalità". Le novità e il testo

La riforma dei testimoni di giustizia è legge. Il Senato ha approvato all'unanimità (179 voti favorevoli) il ddl di riforma sulla protezione dei testimoni di giustizia, già licenziato dalla Camera dei deputati.

Soddisfazioni dal premier che subito dopo il via libera alla nuova legge ha scritto su Twitter, "Più forza a chi rischia per difendere verità e legalità". Gli ha fatto eco il presidente del Senato, Pietro Grasso, parlando di "provvedimento importante che aiuta le persone a fidarsi dello Stato".

La nuova legge contiene diverse novità: dalla definizione stringente di testimone, al sostegno anche economico, passando per il tutor e la stretta sul reato di calunnia.

I punti chiave del testo approvato:

Testimone di giustizia: definizione più stretta

La nuova legge introduce una definizione più stretta di testimone di giustizia, figura diversa dal collaboratore di giustizia, che non ha commesso reati e che è vittima o ha assistito a crimini che ha deciso di denunciare all'autorità.

Nello specifico, la legge stabilisce che è testimone di giustizia, colui che:

- rende, nell'ambito di un procedimento penale, dichiarazioni di fondata attendibilità intrinseca, rilevanti per le indagini o per il giudizio;

- assume, rispetto al delitto oggetto delle dichiarazioni, la qualità di persona offesa dal reato o di persona informata sui fatti o testimone;

- non ha riportato condanne per delitti non colposi connessi a quelli per cui si procede e non ha rivolto a proprio profitto l'essere venuto in relazione con il contesto delittuoso su cui rende le dichiarazioni;

- non è o non è stato sottoposto a misura di prevenzione né è sottoposto a un procedimento in corso nei suoi confronti per l'applicazione della stessa;

- si trova in una situazione di grave, concreto e attuale pericolo, rispetto alla quale risulti l'assoluta inadeguatezza delle ordinarie misure di tutela adottabili direttamente dalle autorità di pubblica sicurezza.

Misure protezioni speciali e personalizzate

La nuova legge prevede misure di protezione speciali per i testimoni di giustizia che possono consistere in tutele speciali, sostegno economico, di reinserimento sociale e lavorativo.

Le misure sono "personalizzate", nel senso che vanno individuate caso per caso, a seconda della situazione di pericolo e della condizione personale, familiare, sociale ed economica dei testimoni di giustizia e degli altri protetti e non possono comportare alcuna perdita né limitazione dei diritti goduti, se non per situazioni temporanee ed eccezionali dettate dalla necessità di salvaguardare l'incolumità personale.

Vanno di norma garantite la permanenza nella località di origine e la prosecuzione delle attività ivi svolte, mentre il trasferimento in località protette, l'uso di documenti di copertura e il cambiamento di generalità sono adottate eccezionalmente, quando le altre forme di tutela risultano assolutamente inadeguate rispetto alla gravità e all'attualità del pericolo.

Tra le tutele, previste al fine di assicurare l'incolumità dei testimoni, anche la predisposizione di accorgimenti tecnici di sicurezza per l'abitazione, le aziende, vigilanza e protezione, speciali modalità di tenuta delle comunicazioni al servizio informatico, ecc.

Garantito sostegno economico al testimone

Al testimone andrà comunque garantita una esistenza dignitosa e assicurata una condizione economica "equivalente a quella preesistente". Nello specifico vengono riconosciuti: assegno, pagamento spese per esigenze sanitarie, assistenza legale, indennizzo a forfait per il pregiudizio subito a causa della testimonianza resa, alloggio e in presenza di trasferimento definitivo acquisizione al patrimonio dello Stato degli immobili di proprietà, dietro corresponsione dell'equivalente in denaro al valore di mercato.

Reinserimento sociale e lavorativo del testimone

Il testimone ha diritto alla conservazione del posto di lavoro (o al trasferimento presso altre amministrazioni o sedi). Laddove abbiano perso la propria occupazione o non possono più svolgerla per via delle dichiarazioni rese, la legge prevede "il reperimento di un posto di lavoro, ancorché temporaneo, equivalente per posizione e mansione a quello precedentemente svolto".

Vengono previste tra l'altro: l'eventuale assegnazione in uso di beni nella disponibilità dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; l'accesso a mutui agevolati, volti al reinserimento nella vita economica e sociale.

Durata delle misure di protezione per i testimoni di giustizia

Le misure speciali di protezione in ogni caso si stabilisce potranno durare al massimo 6 anni. Le proroghe eventuali possono essere ammesse soltanto su richiesta motivata del magistrato che le propone.

Tutor per ogni testimone

Viene istituito una sorta di "tutor": la figura del referente che manterrà un rapporto costante, diretto e personale con il testimone di giustizia per tutta la durata delle misure speciali, con compiti di informazione, assistenza e collaborazione.

Giro di vite sul reato di calunnia

Per chi calunnia, al mero scopo di fruire delle misure speciali di protezione, le pene previste dall'art. 368 c.p. sono aumentate da un terzo alla metà. Se il beneficio è stato conseguito, l'aumento della pena è dalla metà ai due terzi.

Studio Cataldi

Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia (AS 2740). Scheda di sintesi

Premessa. La Camera ha approvato il 9 marzo 2017 il provvedimento, che successivamente è stato approvato all’unanimità dal senato il 21 dicembre 2017.

Finalità del provvedimento. La proposta di legge iniziale (AC 3500) è volta ad adeguare la disciplina (in particolare il decreto legge n. 8 del 1991 e la legge n. 45 del 2001) in materia, al fine di distinguere meglio la posizione dei testimoni di giustizia (di norma semplici cittadini – ad esempio imprenditori oggetto di racket o di usurai – che danno uno specifico apporto alle indagini della magistratura e che per questo possono essere perseguitati da gruppi criminali: in base ai dati forniti dal Governo nel corso dell’iter, essi attualmente sono 78, e 255 i loro familiari) da quella dei collaboratori di giustizia (che fanno invece parte di organizzazioni criminali e che proprio per questo sono in grado di fornire informazioni utili per lo svolgimento delle indagini, ottenendo in cambio benefici di varia natura: attualmente sono 1.277, con 4.915 familiari).

 

 2012 - Quanti sono: gli ultimi dati sui collaboratori di giustizia e testimoni sottoposti a programma di protezione, pubblicati nella relazione del Servizio Centrale al Parlamento e relativo al secondo semestre del 2012 indicano in 1140 i titolari di programma di protezione, ripartiti in 1059 collaboratori e 81 testimoni. A loro si aggiungono 4.189 familiari, di cui 3934 congiunti di collaboratori e 255 di testimoni: il totale è di 5.329 persone. Il maggior numero di pentiti arriva dalla camorra (456), a cui seguono i pentiti di mafia (279), la ‘ndrangheta (126), la Sacra Corona Unita (102) e 96 riconducibili ad altre organizzazioni criminali. Per i testimoni di giustizia il numero maggiore è legato alle ‘ndrine calabresi (25), 22 della camorra, 13 la mafia, 4 la criminalità pugliese e 17 di altre organizzazioni.

 

 

 

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