Stampa

La borsa e l'agenda rossa di Paolo Borsellino

on .



 

FIAMMETTA BORSELLINO:Perché via D’Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa di mio padre? E perché l’ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti?”

 

 DOC

AUDIO

VIDEO

NEWS


Libro L’AGENDA ROSSA


LE TESTIMONIANZE DEI FIGLI DI BORSELLINO SULL'AGENDA ROSSA  "Il giorno della sua morte, vidi mio padre mettere nella borsa, tra le altre cose, l'agenda rossa da cui non si separava mai", ha raccontato la figlia del giudice, Lucia Borsellino, il 19 ottobre del 2015, quando è stata chiamata a testimoniare al quarto processo per la strage. Le sue parole sono state confermate dal fratello Manfredi che ha ricordato l’immagine del padre che scriveva "compulsivamente sul diario". "Dopo la morte di Giovanni Falcone - ha detto Manfredi Borsellino ai giudici della corte d'Assise - la usava continuamente. E non per appuntare fatti personali. Era certamente un modo per segnare eventi e cose di lavoro importanti. Se non fosse andata persa, le indagini sulla sua morte avrebbero certamente preso un’altra direzione".

L'ipotesi che il diario abbia resistito alla deflagrazione  Manfredi è certo che il diario abbia resistito, come l'altra agenda ritrovata intatta nella borsa del magistrato, alla deflagrazione di via D'Amelio in cui rimase ucciso Borsellino. Ma la sorte del documento che entrambi i figli del giudice ritengono prezioso non si è mai scoperta. Come hanno raccontato i Borsellino, la valigetta del padre venne loro restituita dopo qualche settimana dalla morte del magistrato. Dentro c'era tutto tranne l'agenda rossa

Lucia Borsellino: "L'agenda rossa : quella mattina ho visto mio padre metterla in borsa"  - VIDEO


L’ATTENTATO

 

Dopo la strage – ha spiegato Lucia Borsellino – la borsa ci venne riconsegnata dal questore Arnaldo La Barbera, ma mancava l’agenda rossa. Mi lamentai subito della mancanza di quell’agenda rossa. Ho avuto una reazione scomposta. Me ne andai sbattendo la porta. Chiesi con vigore che fine avesse fatto la borsa e La Barbera, rivolgendosi a mia madre, le disse che probabilmente avevo bisogno di un supporto psicologico perché era particolarmente provata. Mi fu detto che deliravo. La Barbera escludeva che l’agenda fosse nella borsa”. Sulla scomparsa del diario di Borsellino è già stato celebrato a Caltanissetta un processo (concluso con l’assoluzione) a Giovanni Arcangioli, il carabiniere immortalato pochi attimi dopo la strage mentre si muove in via d’Amelio con in mano la borsa del giudice.


 

Lucia BORSELLINO: «Vent’anni fa con mio fratello andammo a consegnare l’unica agenda rimasta a casa, quella grigia dell’Enel, l’unico documento in cui si evince che mio padre incontrò l’onorevole Mancino e qualcun altro. Quella testimonianza sarebbe divenuta verità processuale se solo allora fosse stata depositata agli atti dalla procura di Caltanissetta.
Quell’agenda l’andai a consegnare personalmente, un commesso me la stava sottraendo dalle mani perché fosse messa agli atti. Chiesi che venissero fatte le fotocopie davanti a me, pagina per pagina, e me le sono portate a casa.
Ricordo dei volti quasi infastiditi. Quando Arnaldo La Barbera venne poi a casa mia a consegnare la borsa di mio padre ho scoperto, dopo vent’anni, che questa consegna non era stata verbalizzata agli atti. E quando l’aprii e vidi che non c’era l’agenda rossa che ho visto aprire e chiudere da mio padre quella mattina del 19 luglio, perché dormivo nel suo studio, dissi: "Come mai questa agenda non è presente?"
Mi risposero: "Ma di quale agenda sta parlando?".
Ho sbattuto la porta e La Barbera ebbe il coraggio di dire a mia madre: "Faccia curare sua figlia perché sta male, sta vaneggiando".
Io queste cose le ho raccontate alla Procura di Caltanissetta. E dopo vent’anni sono tornata lì e non c’era nulla, non c’era una traccia nei verbali».  
da “La Repubblica” del 20 giugno 2014


Lettera di Salvatore Borsellino all’Ufficiale dei CC Giovanni Arcangioli assolto poi dal tribunale di Caltanissetta per la sottrazione della borsa di Paolo Borsellino dopo la strage. 27.12.2017
«Signor Arcangioli, spero i suoi impegni all’accademia dei carabinieri e la soddisfazione per la decisione della Cassazione le lasceranno il tempo di leggere queste poche righe vergate di prima mattina da un siciliano cresciuto laico ma con una foto di due giudici sul comodino e con la Costituzione al posto della Bibbia...  LEGGI TUTTO  


Da L’AGENDA ROSSA GLI ULTIMI 56 GIORNI L’AGENDA ROSSA Venticinque anni dopo via D’Amelio - L’agenda rossa non è mai più stata ritrovata. Nei primi diciotto anni dal botto di via D’Amelio, la verità sulla strage è stata affidata a un balordo di borgata trasformato da un «pressing asfissiante» degli investigatori in un oracolo di verità. Le sue accuse hanno spedito in carcere undici innocenti, di cui sette condannati all’ergastolo, ai quali due sostituti pg a Catania, nel processo di revisione, hanno recentemente chiesto scusa. LEGGI TUTTO 


Venticinque Anni - di Salvatore Borsellino «Venticinque anni, ed è come se fosse successo solo ieri. Venticinque anni, la voce di mia moglie che mi chiama e mi dice: “Corri perché stanno dicendo alla televisione di un attentato a Palermo”. Ed io che non ho bisogno di correre perché da 57 giorni tutti sappiamo quello che sarebbe successo. Venticinque anni e un volo verso Palermo che dura quanta una vita, con la speranza che quelle notizie non siano vere, che mio fratello sia ancora vivo. E invece all’arrivo la voce di mia madre, al telefono, che mi dice: “Tuo fratello è morto”.... LEGGI TUTTO


da “L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino” di Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco Palermo, venerdì 17 luglio 1992. Un po’ d’aria. - Borsellino arriva in famiglia nel tardo pomeriggio, teso, nervoso. A casa, però, trova spazio per un momento di ottimismo. Dice a Manfredi: «Sento che il cerchio attorno a Riina sta per chiudersi, stavolta lo prendiamo». Non fa il nome di Mutolo, non può farlo, ma confida a suo figlio che c’è un nuovo pentito, uno che sa tante cose, che ha fatto rivelazioni su uomini d’onore vicini a Riina. Ma c’è di più, anche se quel di più Manfredi lo verrà a sapere solo dopo: il giorno precedente, Mutolo ha promesso di verbalizzare le accuse su Contrada e Signorino. Ecco perché Borsellino è così nervoso. A un tratto propone ad Agnese: «Andiamo a Villagrazia, ho bisogno di un po’ d’aria, ma senza scorta, da soli». Agnese è stupita. «Da soli? Paolo, cosa c’è? È successo qualcosa?». «Andiamo», ordina. La moglie lo conosce, lo segue. In macchina, in silenzio, mentre cala la sera, Agnese lo guarda, capisce che è tormentato da mille angosce, mille dubbi. Riesce a fargli ammettere che qualcosa è successo: Mutolo ha parlato, ha detto cose gravissime, ha accusato personaggi al di sopra di ogni sospetto. Paolo è sconvolto, confida ad Agnese che alla fine dell’interrogatorio era cosi traumatizzato da avere addirittura vomitato. «Stavo malissimo» dice. Anni dopo, Agnese, sentita come teste nel processo Borsellino ter, ricorda: «Mutolo gli aveva annunciato che avrebbe dovuto parlare di Signorino, però mio marito ha detto pure: “Se ne riparla la prossima settimana, perché è tardi e dobbiamo [...] abbiamo chiuso già il verbale, dunque se ne riparlerà lunedì”». La moglie di Borsellino afferma che Paolo quella sera non fa altri nomi. E lei non insiste con le domande, cogliendo il suo profondo turbamento. «Non gli ho fatto altre domande, sapevo che avrebbe significato ferirlo ancora di più. Capivo che dentro di lui provava un dolore immenso». Che ha detto di così sconvolgente Mutolo a Borsellino? Ha parlato solo di Contrada e Signorino? Ha parlato d’altro.


22 Gennaio 2019 Via D’Amelio  «QUEI DUE UFFICIALI E LA SCOMPARSA DELL'AGENDA ROSSA» Un nuovo filmato fissa l’ora in cui la borsa di Borsellino fu prelevata e ripropone i quesiti sul ruolo dei carabinieri. Di Giuseppe Lo Bianco e Sandra RizzaL'uomo in divisa è l’allora tenente colonnello Emilio Borghini, all’epoca comandante del gruppo carabinieri di Palermo, prossimamente chiamato a deporre nel processo ai tre poliziotti per il depistaggio di via D’Amelio: nelle immagini di quel 19 luglio 1992 lo si vede lasciare ...  LEGGI TUTTO   FATTO QUOTIDIANO

Video 

 

Un misterioso uomo che parla di una borsa >La presenza di appartenenti ai Servizi Segreti, in via D’Amelio, a pochi minuti dalla deflagrazione, risulta anche (come già esposto nel precedente paragrafo) da un’altra deposizione dibattimentale, di seguito riportata per stralcio. Infatti, il Vice Sovrintendente Giuseppe Garofalo, in servizio alla Questura di Palermo, Sezione Volanti, arrivava sul posto appena cinque minuti dopo la deflagrazione e, dopo aver constatato che non c’era più nulla da fare per il Magistrato ed i colleghi della Polizia di Stato che gli facevano da scorta, aiutava i residenti nello stabile di via D’Amelio, soccorrendo forse anche la madre del Magistrato. Quando riscendeva in strada, il poliziotto notava, nei pressi della Croma blindata di Paolo Borsellino, un uomo in borghese, con indosso la giacca (nonostante il torrido clima estivo) e pochi capelli in testa. Alla richiesta di chiarimenti sulla sua presenza lì, l’uomo si qualificava come appartenente ai “Servizi”, mostrando anche un tesserino di riconoscimento: vi era persino un veloce e secco scambio di battute fra i due, sulla borsa di Paolo Borsellino. Infatti, l’agente dei Servizi Segreti chiedeva se c’era la borsa del Magistrato dentro l’auto blindata, oppure (addirittura) si giustificava per il fatto che aveva detta borsa in mano. Si riporta (come anticipato) uno stralcio della deposizione:

P.M. Dott. PACI - Allora, nel 1992 lei prestava servizio?

TESTE G. GAROFALO - Alla Volante, alla Sezione Volanti della Questura di Palermo.

P.M. Dott. PACI - Ecco, che qualifica aveva allora?

TESTE G. GAROFALO - Ero vice-sovrintendente ed ero al comando di un'unità operativa, di una Volante.

P.M. Dott. PACI - Quindi era il capopattuglia.

TESTE G. GAROFALO - Sì.

P.M. Dott. PACI - Senta, da quanto tempo svolgeva servizio presso l'ufficio Volanti?

TESTE G. GAROFALO - Eh, forse neanche un anno; non ricordo ora di preciso, ma penso che... di essere stato assegnato alle Volanti di Palermo il '92 stesso, se non... se non erro, o il '91, comunque un breve periodo. (…)

P.M. Dott. PACI - Ho capito. Senta, veniamo al giorno della strage di via D'Amelio.

TESTE G. GAROFALO - Sì.

P.M. Dott. PACI - Lei era in servizio?

TESTE G. GAROFALO - Sì, ero in servizio, ero sulla 32, sulla Volante 32.

P.M. Dott. PACI - Il turno qual era?

TESTE G. GAROFALO - E il turno era 13.00 - 19.00. La Volante 32 abbracciava la zona da Mondello, orientativamente, verso via Autonomia Siciliana, e quelle zone, insomma,

limitrofe. Ricordo che... ora non...

(…)

P.M. Dott. PACI - Certo. Allora, veniamo alla strage e al deflagrare della bomba. La notizia voi l'apprendete come?

TESTE G. GAROFALO - Allora, noi l'apprendiamo via radio. Sul posto viene inviata subito la Volante 21, che era quella più... più vicina al... alla zona. Noi, come 32, eravamo nella zona di Mondello o comunque, insomma, nella nostra zona di competenza.

P.M. Dott. PACI - Quindi nella zona di Mondello vi trovavate quando avete...

TESTE G. GAROFALO - Sì, Mondello, sì, in quella zona lì.

P.M. Dott. PACI - Ma avete sentito l'esplosione o...?

TESTE G. GAROFALO - Allora, si è sentito un boato, solo che logicamente è stata inviata dalla Sala... da parte della Sala Operativa la Volante 21, che evidentemente era quella più vicina o comunque era quella di zona. Noi di fatto abbiamo deciso di... di avvicinarci verso... verso il luogo dov'era stata segnalata questa... questa esplosione. All'inizio, come prima notizia, era stata

fornita dalla Sala Operativa un'esplosione di una bombola, qualcosa del genere, solo che, insomma, il... conoscendo i luoghi, insomma, orientativamente sapevamo che in quella zona lì vi era un obiettivo sensibile, che era evidentemente un luogo legato al dottore Borsellino, e quindi ho... ho invitato il mio autista ad accelerare la marcia.

P.M. Dott. PACI - Senta, e dal momento in cui c'è stata questa segnalazione della Sala Operativa, o meglio, voi il boato l'avete sentito, quindi...

TESTE G. GAROFALO - Sì.

P.M. Dott. PACI - ...prendiamo come punto di riferimento il momento in cui sentite l'esplosione e il boato. Al momento in cui arrivate in via D'Amelio quanto sarà passato?

TESTE G. GAROFALO - Ma saranno passati cinque minuti, anche di meno, perché, insomma, era domenica, le strade erano sgombre, non c'era traffico, quindi di fatto è stata una... quasi immediato il nostro arrivo.

P.M. Dott. PACI - Quindi entro cinque minuti siete arrivati.

TESTE G. GAROFALO - Sì, più o meno, cinque - dieci minuti, insomma, quello, i tempi erano quelli.

P.M. Dott. PACI - Allora, senta, siccome nella sua deposizione, che si è svolta in due momenti, no? Lei ha già raccontato (…) e adesso lo racconterà alla Corte, che alcuni elementi poi lei li ricordò a seguito di un colloquio avuto con un suo collega.

TESTE G. GAROFALO - Sì.

P.M. Dott. PACI - Ecco, allora vorrei, innanzitutto, che lei esprimesse e riferisse alla Corte quello che è il ricordo di allora, poi parleremo di quello che le ha riferito il suo collega; però noi vorremmo che lei, per quanto capisco sia difficile, insomma, selezioni quello che è il ricordo di quella giornata, per come lei... Poi parleremo di quelli che sono gli elementi che poi il suo collega le ha rammentato. (…) Però questo in un secondo momento. In questo momento vorrei che lei riferisse alla Corte quello che è il ricordo visivo di quel giorno e dei particolari che lei ha, diciamo, memorizzato.

TESTE G. GAROFALO - Niente, siamo arrivati sul luogo della... dell'attentato, ricordo che già era arrivata la Volante 21.

P.M. Dott. PACI - Quindi quante pattuglie o uomini delle Forze dell'Ordine erano già presenti?

TESTE G. GAROFALO - Allora, al momen... quando sono arrivato io, ho visto solo la Volante 21, ma potrei anche sbagliarmi, perché, insomma, la... la situazione emotiva era parecchio... parecchio pesante. Di certo la Volante 21 era già lì sul posto, quindi era un'auto con tre... tre agenti, tre poliziotti. Siamo arrivati noi come 32 e ci siamo resi conto di quello... di quello che era successo e abbiamo... abbiamo notato... abbiamo visto parecchie autovetture in fiamme e...

P.M. Dott. PACI - Ecco, le autovetture erano in fiamme quando arrivate?

TESTE G. GAROFALO - Sì, sì, sì.

P.M. Dott. PACI - In particolare le chiedo: lei ha ricordo della vettura del dottor Borsellino?

TESTE G. GAROFALO - Allora, non... non so se... abbiamo visto le due autovetture, le due... le due Croma blindate. Sì, le abbiamo viste, cioè le ho viste, me le ricordo. Di fatto l'attenzione è rivolta ai... alle persone, insomma, ai colleghi che erano morti, al dottore Borsellino, è stata quasi immediata, nel senso che ci siamo resi conto che, insomma, non... non c'era nulla da fare e... e quello che abbiamo deciso di fare... di fare sul momento era quello di aiutare le persone che si trovavano all'interno delle abitazioni che erano state devastate, perché oltre alla... all'impatto nel... cioè l'esplosione ha creato dei danni enormi sulle abitazioni che circondavano il luogo del... dell'attentato, e quindi io ricordo di essere salito insieme ad altri colleghi, ora non... non so se sono venuti insieme a me o sono partito da solo, siamo saliti all'interno dell'abitazione del... del dottore Borsellino proprio per vedere com'era la... se c'era bisogno di aiutare delle persone. I miei ricordi lì sono così, vaghi, io ho percezione di essere addirittura entrato a casa del dottore Borsellino e di avere preso la mamma del dottore Borsellino e di averla portata giù, però sono dei... dei frame, dei... dei flash di memoria. Questa, insomma, è la situazione.

P.M. Dott. PACI - Lei ha notato, ha individuato persone, magistrati, persone conosciute? Insomma, se ha individuato volti in qualche modo conosciuti a lei o personaggi dell'entourage giudiziario.

TESTE G. GAROFALO - Nell'immediato, quando siamo... quando siamo arrivati noi, non c'era nessuno evidentemente, perché il nostro è stato il primo intervento. Poi, con l'andar del tempo, si sono presentati sul luogo della...

P.M. Dott. PACI - Sì.

TESTE G. GAROFALO - ...dell'esplosione parecchi personaggi noti: magistrati, Giudici.

P.M. Dott. PACI - Sì, sì, sì, però, diciamo, nell'immediatezza, cioè quando lei arriva, trova solamente gli uomini della Volante 21?

TESTE G. GAROFALO - Sì, sì, per come io ho dei ricordi. Poi c'è quella...

P.M. Dott. PACI - Ci arriviamo. (…) Un attimo, volevo un attimo che focalizzasse, se è possibile, la memoria e l'attenzione su questi particolari: sullo stato delle vetture, delle due vetture blindate. Se lei è in grado di riferire qual era lo stato di queste vetture quando arrivate, cioè se erano ancora in fiamme, se c'erano dei focolai, se c'erano i Vigili del Fuoco.

TESTE G. GAROFALO - Quando siamo arrivati, le auto... c'erano dei focolai evidentemente, quello che ricordo parecchio bene era il fumo, cioè il fumo che scaturiva da... da quella zona.

P.M. Dott. PACI - La domanda gliela devo fare, però lei deve capire la mia intenzione che è quella di cercare di, da un lato, ravvivare il ricordo, ma senza cercare di, diciamo, forzare il dato. Cioè mi rendo conto che, come dice lei, ci sono dei frame, ci sono dei particolari che sono importanti, sarebbe oggi importante capire. Quando lei arriva, ricorda se all'interno delle due vetture blindate c'erano delle fiamme? Se c'era un principio di incendio anche all'interno delle vetture.

TESTE G. GAROFALO - No, non...

P.M. Dott. PACI - Non è in grado di dare questa informazione?

TESTE G. GAROFALO - Non mi pare che c'erano delle... delle fiamme all'interno delle... dei mezzi blindati.

P.M. Dott. PACI - Dei mezzi blindati. Ricorda la presenza di personale dei Vigili del Fuoco?

TESTE G. GAROFALO - Non... non nell'immediatezza.

P.M. Dott. PACI - Non nell'immediatezza. Oltre a personale della 21 ricorda se c'era personale dei Carabinieri, personale...

TESTE G. GAROFALO - Questo non... no, non lo ricordo, onestamente.

P.M. Dott. PACI - ...della Croce Rossa? Se già, insomma, c'era...

TESTE G. GAROFALO - No, no, c'eravamo solo noi e la 21.

P.M. Dott. PACI - Quindi, diciamo, il primo intervento è della 21.

TESTE G. GAROFALO - E il nostro.

P.M. Dott. PACI - E subito dopo arrivate voi.

TESTE G. GAROFALO - Sì.

P.M. Dott. PACI - Quindi la zona non è transennata.

TESTE G. GAROFALO - No, no, è proprio...

P.M. Dott. PACI - La visibilità?

TESTE G. GAROFALO - E' pessima, perché c'era fumo, c'era fuliggine, c'era un po' di tutto, è una sorta di... un film da guerra, né più e né meno.

P.M. Dott. PACI - Quando lei dice la visibilità era pessima, vuol dire che c'era una visibilità pari a un raggio di...?

TESTE G. GAROFALO - No, ma non... non si può quantificare, perché le autovetture che sono state coinvolte non erano solo quelle delle... del dottore e della scorta, erano anche altre autovetture che erano parcheggiate nella zona, quindi i fumi, l'olio bruciato, quindi era un... non so neanche io come poterlo spiegare visivamente. Era... la visibilità... non siamo di fronte a una visibilità ridotta a causa di un banco di nebbia, siamo di fronte a un... a una zona di guerra, quindi fumo, si usciva da una zona dove c'era... non si poteva vedere, in altre zone non si vedeva, in altre zone non potevamo neanche respirare, cioè non... non c'era una netta non visibilità o una visibilità in alcune zone, era un misto di... di situazioni.

P.M. Dott. PACI - Ho capito. Allora, tra i flash che lei ha di quel giorno (…) ricorda qualcosa? Oltre, appunto, a questa carneficina a cui lei assiste, ricorda qualcosa di specifico, di qualcosa che ha attirato la sua attenzione?

TESTE G. GAROFALO - Questo è il... la situazione. Non ricordo, non riesco ad inserirlo in un... in un lasso di tempo preciso, se immediatamente prima del nostro arrivo... cioè se immediatamente dopo del nostro arrivo o dopo dieci - venti minuti, questo non... non riesco a capirlo, non riesco a ricordarlo; di fatto nella zona dove c'erano le macchine di via D'Amelio...

P.M. Dott. PACI - Le macchine intende le blindate?

TESTE G. GAROFALO - Sì, le blindate, le autovetture, insomma, tutte le... i mezzi danneggiati, comunque sul teatro dei fatti, diciamo così. Ho un contatto con una persona, ma questo contatto è immediato, velocissimo, dura pochissimo, perché evidentemente la nostra... il nostro

intento era quello di mantenere le persone al di fuori della... della zona e quindi non fare avvicinare a nessuno, anche per un problema di natura... di ordine pubblico, perché c'era il rischio che altre autovetture... i serbatoi di altre autovetture potessero esplodere. E incontro questa... un soggetto, una persona, al quale... ecco, e questo è il momento, non riesco a ricordare se questo soggetto mi chiede della... della valigia, della borsetta del dottore o se lui era in possesso della valigia.

P.M. Dott. PACI - Quindi c'è un riferimento alla valigia.

TESTE G. GAROFALO - C'è un contatto, questo.

P.M. Dott. PACI - Ecco, c'è un contatto con una persona.

TESTE G. GAROFALO - Con questa persona, al quale io chiedo, evidentemente, il motivo perché si trovava su quel... su quel luogo. Questo soggetto mi dice di essere... di appartenere ai Servizi.

P.M. Dott. PACI - Ai Servizi?

TESTE G. GAROFALO - Ai Servizi.

P.M. Dott. PACI - Scusi, dice appartenente ai Servizi o dice SISDE, SISMI? Cioè la parola...

TESTE G. GAROFALO - No, Servizi.

P.M. Dott. PACI - La parola la ricorda qual era?

TESTE G. GAROFALO - Ai Servizi.

P.M. Dott. PACI - Ai Servizi.

TESTE G. GAROFALO - L'ho lasciato andare perché sono sicuro, e questa è l'unica cosa di cui sono veramente certo, mi avrà mostrato dei documenti di riconoscimento.

P.M. Dott. PACI - Quindi, ecco, questa era la domanda che le volevo fare.

TESTE G. GAROFALO - Sì.

P.M. Dott. PACI - Lei accerta che questa persona, dopo che si è presentata come personale dei Servizi, è accreditato, insomma, le mostra un tesserino, qualcosa?

TESTE G. GAROFALO - Sì, perché altrimenti avrei perso più tempo con lui, nel senso che lo avrei accompagnato da parte, lo avrei... lo avrei preso e consegnato ad altri colleghi. Cioè, voglio dire, io avevo prestato servizio a Palermo anche in altri tempi, ero alla Mobile, alla Squadra Mobile, alla Sezione Omicidi, e non era una cosa al di fuori dal normale che in occasione di eventi

delittuosi particolari si presentassero dei soggetti appartenenti a dei Servizi sul luogo di un omicidio,

quindi, insomma (…) per noi era una cosa normale. Quindi, all'atto in cui io ho avuto contezza che questo soggetto fosse dei Servizi...

P.M. Dott. PACI - Che effettivamente appartenesse ai Servizi di Sicurezza.

TESTE G. GAROFALO - Ai Servizi, riscontrato cioè anche da un... dalla presentazione di un tesserino, io non ho più avuto contatti con quel soggetto, cioè non... la mia attenzione è stata... si è focalizzata su altri... su altre emergenze.

P.M. Dott. PACI - Allora, detto che è una persona che lei incontra in prossimità del teatro (…) di questa azione di guerra, detto che si presenta come una persona appartenente ai Servizi e che le dà dimostrazione di questa sua appartenenza, la cosa che lei ha detto è che faceva riferimento alla borsa del dottor Borsellino. (…) Questo particolare adesso dobbiamo scavare.

TESTE G. GAROFALO - E' un particolare... io ribadisco, non so se lui mi abbia chiesto qualcosa sulla borsa o se io l'abbia visto in possesso della borsa o... o altre... altri particolari, perché, ripeto, è stata una frazione di secondi.

P.M. Dott. PACI - Voglio capire questo: il riferimento ad una borsa, che è incerto, cioè se è stato oggetto di colloquio o se questo avesse una borsa, in riferimento alla borsa del dottor Borsellino, cioè che questa fosse la borsa che apparteneva al magistrato, qual è? Qual è l'aggancio?

TESTE G. GAROFALO - E l'aggancio... i motivi per cui... allora, io ripeto, non... a distanza di tanti anni i ricordi si affievoliscono, poi un fatto così tragico comunque si tende a cancellare quelli che sono i ricordi legati a questi... a questi fatti. Ripeto, non... non so se lui mi abbia chiesto, tra virgolette: "La borsa del dottore Borsellino è all'interno della macchina", oppure, tra virgolette, io gli abbia chiesto: "Cosa qui con la borsa in mano?" Oppure...

 

PAOLO BORSELLINO, il coraggio della solitudine

A cura di Claudio Ramaccini - Responsabile Comunicazione Centro Studi Sociali contro la mafia - PSF

I cookie vengono utilizzati per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza. I Cookie tecnici impiegati per il funzionamento essenziale del sito sono già stati impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra cookie policy.

Accetto i Cookie da questo sito.