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La borsa e l'agenda rossa di Paolo Borsellino

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FIAMMETTA BORSELLINO:Perché via D’Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa di mio padre? E perché l’ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti?”

 

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Libro L’AGENDA ROSSA


LE TESTIMONIANZE DEI FIGLI DI BORSELLINO SULL'AGENDA ROSSA  "Il giorno della sua morte, vidi mio padre mettere nella borsa, tra le altre cose, l'agenda rossa da cui non si separava mai", ha raccontato la figlia del giudice, Lucia Borsellino, il 19 ottobre del 2015, quando è stata chiamata a testimoniare al quarto processo per la strage. Le sue parole sono state confermate dal fratello Manfredi che ha ricordato l’immagine del padre che scriveva "compulsivamente sul diario". "Dopo la morte di Giovanni Falcone - ha detto Manfredi Borsellino ai giudici della corte d'Assise - la usava continuamente. E non per appuntare fatti personali. Era certamente un modo per segnare eventi e cose di lavoro importanti. Se non fosse andata persa, le indagini sulla sua morte avrebbero certamente preso un’altra direzione".

L'ipotesi che il diario abbia resistito alla deflagrazione  Manfredi è certo che il diario abbia resistito, come l'altra agenda ritrovata intatta nella borsa del magistrato, alla deflagrazione di via D'Amelio in cui rimase ucciso Borsellino. Ma la sorte del documento che entrambi i figli del giudice ritengono prezioso non si è mai scoperta. Come hanno raccontato i Borsellino, la valigetta del padre venne loro restituita dopo qualche settimana dalla morte del magistrato. Dentro c'era tutto tranne l'agenda rossa

Lucia Borsellino: "L'agenda rossa : quella mattina ho visto mio padre metterla in borsa"  - VIDEO


L’ATTENTATO

 

Dopo la strage – ha spiegato Lucia Borsellino – la borsa ci venne riconsegnata dal questore Arnaldo La Barbera, ma mancava l’agenda rossa. Mi lamentai subito della mancanza di quell’agenda rossa. Ho avuto una reazione scomposta. Me ne andai sbattendo la porta. Chiesi con vigore che fine avesse fatto la borsa e La Barbera, rivolgendosi a mia madre, le disse che probabilmente avevo bisogno di un supporto psicologico perché era particolarmente provata. Mi fu detto che deliravo. La Barbera escludeva che l’agenda fosse nella borsa”. Sulla scomparsa del diario di Borsellino è già stato celebrato a Caltanissetta un processo (concluso con l’assoluzione) a Giovanni Arcangioli, il carabiniere immortalato pochi attimi dopo la strage mentre si muove in via d’Amelio con in mano la borsa del giudice.


 

Lucia BORSELLINO: «Vent’anni fa con mio fratello andammo a consegnare l’unica agenda rimasta a casa, quella grigia dell’Enel, l’unico documento in cui si evince che mio padre incontrò l’onorevole Mancino e qualcun altro. Quella testimonianza sarebbe divenuta verità processuale se solo allora fosse stata depositata agli atti dalla procura di Caltanissetta.
Quell’agenda l’andai a consegnare personalmente, un commesso me la stava sottraendo dalle mani perché fosse messa agli atti. Chiesi che venissero fatte le fotocopie davanti a me, pagina per pagina, e me le sono portate a casa.
Ricordo dei volti quasi infastiditi. Quando Arnaldo La Barbera venne poi a casa mia a consegnare la borsa di mio padre ho scoperto, dopo vent’anni, che questa consegna non era stata verbalizzata agli atti. E quando l’aprii e vidi che non c’era l’agenda rossa che ho visto aprire e chiudere da mio padre quella mattina del 19 luglio, perché dormivo nel suo studio, dissi: "Come mai questa agenda non è presente?"
Mi risposero: "Ma di quale agenda sta parlando?".
Ho sbattuto la porta e La Barbera ebbe il coraggio di dire a mia madre: "Faccia curare sua figlia perché sta male, sta vaneggiando".
Io queste cose le ho raccontate alla Procura di Caltanissetta. E dopo vent’anni sono tornata lì e non c’era nulla, non c’era una traccia nei verbali».  
da “La Repubblica” del 20 giugno 2014


Lettera di Salvatore Borsellino all’Ufficiale dei CC Giovanni Arcangioli assolto poi dal tribunale di Caltanissetta per la sottrazione della borsa di Paolo Borsellino dopo la strage. 27.12.2017
«Signor Arcangioli, spero i suoi impegni all’accademia dei carabinieri e la soddisfazione per la decisione della Cassazione le lasceranno il tempo di leggere queste poche righe vergate di prima mattina da un siciliano cresciuto laico ma con una foto di due giudici sul comodino e con la Costituzione al posto della Bibbia...  LEGGI TUTTO  


Da L’AGENDA ROSSA GLI ULTIMI 56 GIORNI L’AGENDA ROSSA Venticinque anni dopo via D’Amelio - L’agenda rossa non è mai più stata ritrovata. Nei primi diciotto anni dal botto di via D’Amelio, la verità sulla strage è stata affidata a un balordo di borgata trasformato da un «pressing asfissiante» degli investigatori in un oracolo di verità. Le sue accuse hanno spedito in carcere undici innocenti, di cui sette condannati all’ergastolo, ai quali due sostituti pg a Catania, nel processo di revisione, hanno recentemente chiesto scusa. LEGGI TUTTO 


Venticinque Anni - di Salvatore Borsellino «Venticinque anni, ed è come se fosse successo solo ieri. Venticinque anni, la voce di mia moglie che mi chiama e mi dice: “Corri perché stanno dicendo alla televisione di un attentato a Palermo”. Ed io che non ho bisogno di correre perché da 57 giorni tutti sappiamo quello che sarebbe successo. Venticinque anni e un volo verso Palermo che dura quanta una vita, con la speranza che quelle notizie non siano vere, che mio fratello sia ancora vivo. E invece all’arrivo la voce di mia madre, al telefono, che mi dice: “Tuo fratello è morto”.... LEGGI TUTTO


da “L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino” di Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco Palermo, venerdì 17 luglio 1992. Un po’ d’aria. - Borsellino arriva in famiglia nel tardo pomeriggio, teso, nervoso. A casa, però, trova spazio per un momento di ottimismo. Dice a Manfredi: «Sento che il cerchio attorno a Riina sta per chiudersi, stavolta lo prendiamo». Non fa il nome di Mutolo, non può farlo, ma confida a suo figlio che c’è un nuovo pentito, uno che sa tante cose, che ha fatto rivelazioni su uomini d’onore vicini a Riina. Ma c’è di più, anche se quel di più Manfredi lo verrà a sapere solo dopo: il giorno precedente, Mutolo ha promesso di verbalizzare le accuse su Contrada e Signorino. Ecco perché Borsellino è così nervoso. A un tratto propone ad Agnese: «Andiamo a Villagrazia, ho bisogno di un po’ d’aria, ma senza scorta, da soli». Agnese è stupita. «Da soli? Paolo, cosa c’è? È successo qualcosa?». «Andiamo», ordina. La moglie lo conosce, lo segue. In macchina, in silenzio, mentre cala la sera, Agnese lo guarda, capisce che è tormentato da mille angosce, mille dubbi. Riesce a fargli ammettere che qualcosa è successo: Mutolo ha parlato, ha detto cose gravissime, ha accusato personaggi al di sopra di ogni sospetto. Paolo è sconvolto, confida ad Agnese che alla fine dell’interrogatorio era cosi traumatizzato da avere addirittura vomitato. «Stavo malissimo» dice. Anni dopo, Agnese, sentita come teste nel processo Borsellino ter, ricorda: «Mutolo gli aveva annunciato che avrebbe dovuto parlare di Signorino, però mio marito ha detto pure: “Se ne riparla la prossima settimana, perché è tardi e dobbiamo [...] abbiamo chiuso già il verbale, dunque se ne riparlerà lunedì”». La moglie di Borsellino afferma che Paolo quella sera non fa altri nomi. E lei non insiste con le domande, cogliendo il suo profondo turbamento. «Non gli ho fatto altre domande, sapevo che avrebbe significato ferirlo ancora di più. Capivo che dentro di lui provava un dolore immenso». Che ha detto di così sconvolgente Mutolo a Borsellino? Ha parlato solo di Contrada e Signorino? Ha parlato d’altro.


22 Gennaio 2019 Via D’Amelio  «QUEI DUE UFFICIALI E LA SCOMPARSA DELL'AGENDA ROSSA» Un nuovo filmato fissa l’ora in cui la borsa di Borsellino fu prelevata e ripropone i quesiti sul ruolo dei carabinieri. Di Giuseppe Lo Bianco e Sandra RizzaL'uomo in divisa è l’allora tenente colonnello Emilio Borghini, all’epoca comandante del gruppo carabinieri di Palermo, prossimamente chiamato a deporre nel processo ai tre poliziotti per il depistaggio di via D’Amelio: nelle immagini di quel 19 luglio 1992 lo si vede lasciare ...  LEGGI TUTTO   FATTO QUOTIDIANO

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PAOLO BORSELLINO, il coraggio della solitudine

A cura di Claudio Ramaccini - Responsabile Comunicazione Centro Studi Sociali contro la mafia - PSF

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