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NEL PIATTO SI SCONTRANO MAFIA E ANTIMAFIA

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Le IMMAGINI

 

ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA PIER AMATO PERRETTA

CENTRO STUDI SOCIALI CONTRO LE MAFIE PROGETTO SAN FRANCESCO

CENTRO PROMOZIONE LEGALITA’

REGIONE LOMBARDIA

UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE

NEL PIATTO SI SCONTRANO MAFIA E ANTIMAFIA 

28 novembre 2016, ore 9.30 – 12.30 - Como, presso il Centro Don Guanella, in via T. Grossi - Incontro per studenti delle scuole medie inferiori e superiori, insegnanti e cittadinanza

Intervengono:

Benedetto Madonia, Direttore Centro Studi Sociali contro le mafie – Progetto San Francesci
Michelangelo Balistrieri, Imprenditore Ittico siciliano che ha denunciato i suoi estorsori
Laura Radaelli, Responsabile progetti legalità Coop Lombardia

Gabriele Penner – Teatro D’Acquadolce

Coordina

Patrizia Di Giuseppe – Istituto di Storia Contemporanea P.A Perretta

 

IL MIO ESTORSORE ERA NELLA SCORTA DI FALCONE

Testimonianza di un imprenditore siciliano che si è ribellato alla mafia : Michelangelo Balistrieri, un imprenditore nel settore  ittico, che vive a Aspra, una frazione di Bagheria, dove gestisce anche il Museo dell’Acciuga.

Balistrieri ha raccontato che fin dalla tenera età, nel suo contesto sociale era altamente sconsigliato parlare di mafia e anche nell’ambiente scolastico si veniva incoraggiati all’omertà anche nelle piccole cose.
Pochi anni fa, Michelangelo Balistrieri ha vissuto in prima persona la visita della criminalità organizzata che gli ha richiesto un “prestito” di centomila euro da destinare alle famiglie di altri delinquenti detenuti. Ancora più sorprendente il fatto che tra i due criminali che hanno minacciato Balistrieri, c’era anche un suo compagno di banco delle elementari, che aveva lavorato anche nella scorta del giudice anti-mafia Giovanni Falcone e da pochi giorni pentito (vedi news ANSA in calce)
Secondo Balistrieri, a Bagheria, la richiesta di pizzo non avviene in maniera violenta ma tutta questa rete di criminalità si basa su un sistema consolidato di favoritismi negli ambiti più disparati, soprattutto per quanto riguarda le pratiche burocratiche. Balistrieri non solo non ha acconsentito alla cessione del denaro che gli veniva richiesto, che sicuramente sarebbe stato immesso nei traffici di armi e di droga rendendolo corresponsabile di quei crimini, ma ha anche denunciato ciò che gli è accaduto, sostenuto dalla sua famiglia, dalla moglie e dal figlio ventunenne. Dalla sua denuncia è partita un’operazione che ha portato all’arresto di 36 malavitosi. Una delle persone che ha minacciato Michelangelo Balestrieri si è pentito ed è stato totalmente abbandonato dalla sua famiglia. L’imprenditore ha scritto ai familiari del criminale un messaggio in cui esprime la sua indignazione sul loro operato:

“Carissimi familiari del sig. Di Salvo Pasquale sono Michelangelo Balistreri di Aspra vi scrivo perché non ritengo giusto che non ci sia nemmeno un commento in questo articolo, un articolo che molti stanno in silenzio sottovalutando e che invece è molto importante per il messaggio negativo che state lanciando alla nostra comunità bagherese. Apprendo con tristezza che state prendendo le distanze dal vostro parente solo perche’ sta collaborando con le Forze dell’Ordine e quindi lo state isolando quasi a vergognarvi di avere un parente come lui. Non è cosi’ che si dimostra al mondo di essere Uomini, non è adesso che vi dovete vergognare, non è adesso lo dovete rinnegare, adesso che ha scelto la giusta strada , lo dovevate rinnegare quando il 28 luglio del 2015 è venuto da me pretendendo 100.000 euro come pizzo e gridando al suo mondo che se mi recavo dai carabinieri mi doveva spezzare le gambe insieme al suo complice che invece gli suggeriva di andarci più pesante, cose che sono successe a me e chissà a quanti bagheresi innocenti, che magari per paura non hanno ne il coraggio di parlare o denunciare. Dovete vergognarvi di solo di questo, di aver avuto un parente che con i suoi complici e con la loro prepotenza e cattiveria hanno rovinato la serenità di tante famiglie bagheresi, serenità di famiglie che ogni giorno affrontano i duri sacrifici che la vita comporta con onestà e rispetto verso gli altri e che trasmettono ai loro figli semplicemente i veri valori della nostra vita e di una comunità bagherese . Famiglie che grazie ai vostri parenti hanno conosciuto la paura, quella paura che non ti fa vivere più una vita normale, quella paura che io ho vinto grazie alla mia coscienza ma soprattutto grazie alle Forze dell’Ordine , Carabinieri, Polizia ,etc.. che ringrazierò per sempre per il sostegno e per la loro vicinanza che mi hanno dato e che continuano a darmi e per il prezioso lavoro che svolgono nel nostro territorio . Credo sia giusto invece da parte vostra non di vergognarvi o addirittura di avere paura di avere un parente pentito ma di essere anche voi vicini alle forze dell’ordine e di chiedere scusa a tutte quelle persone innocenti che hanno sofferto e che ancora soffrono per colpa dei vostri parenti . Diceva Paolo Borsellino ‘ Un giorno questa terra sarà bellissima’ e questo dipende semplicemente da noi".

Michelangelo Balistreri

Nonostante l’esperienza che l’ha toccato da vicino, Balistrieri continua ad amare la sua terra e la sua gente. Secondo lui, i criminali sono come pescecani e le brave persone come acciughe: un acciuga da sola non può battere un pescecane ma tante, insieme, sono una forza difficile da sconfiggere.

Balistreri ha espresso parole di grande riconoscenza nei confronti delle Forze dell’Ordine, mentre ha pareri meno lusinghieri per alcune istituzioni che si abbarbicano attorno alle definizione di anti-mafia.
L’imprenditore si è fatto promotore del comitato Libero (con un riferimento a Libero Grassi) Futuro, composto da produttori locali che desiderano lavorare in maniera trasparente e più lontana possibile dalle infiltrazioni illegali. Questo progetto era partito con 36 produttori che ora si sono ridotti a 12.

NEWS ANSA - Mafia, nuovo pentito: è Pasquale Di Salvo,ex agente della scorta Falcone

Da uomo della scorta di Giovanni Falcone a pentito di mafia. La parabola di Pasquale Di Salvo, 53 anni, segue una traiettoria imprevedibile. Lo scorso 24 Novembre  la notizia è diventata ufficiale: Di Salvo collabora con i magistrati della procura di Palermo.  Era finito in manette nel blitz del dicembre scorso che decapitò i clan di Porta Nuova e Bagheria. Negli anni passati era stato allontanato dalla polizia.  A Bagheria, Di Salvo, che tutti conoscevano come l’ex autista di Falcone, avrebbe svolto il ruolo di soldato della famiglia diretta da Giampiero Pitarresi. Le cimici registrarono i suoi interessi nel settore dello smaltimento dei rifiuti, ma anche la sua paura per l’imminente arresto. Aveva infatti ricevuto la “soffiata” che lo stavano braccando e nel dicembre 2015 progettava di fuggire in Albania. Tutto inutile, i carabinieri del Nucleo investigativo lo arrestarono prima che lasciasse la Sicilia. 

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