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Pio La Torre, un combattente che spaventò la mafia

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Perché uccidono Pio La Torre?
Probabilmente perché ha capito che la Sicilia sta cambiando padroni. 
E' mafia quella che spara. Ma non è solo mafia quella che fa di Palermo una sconfinata tonnara.

<E' una città dove si fa politica con la pistola>>, dice sempre agli amici Pio La Torre.
E' laboratorio criminale e terra di sperimentazione per accordi di governo da esportare a Roma, è porto franco, capitale mondiale del narcotraffico, regno di latitanti in combutta con questori e prefetti, onorevoli mafiosi e mafiosi onorevoli.
Palermo è sospesa in una calma irreale, lontana dalle inquietudini e dalle tensioni che in quegli anni attraversano l'Italia. Un mondo ai confini del mondo dove, all'improvviso, l'incantesimo svanisce.
C'è un nuovo patto fra il crimine delle borgate e delle stalle e quell'altro dei salotti e dei palazzi. Un patto per sacrificare qualcuno e salvare qualcun altro.
E' un' intuizione che porta Pio La Torre verso la morte.
Pio La Torre è tenace, intransigente, fiero. E' uno che non si piega mai. E poi dentro di sé, palermitano di una poverissima borgata, nasconde un gran sapere, ha i codici per decifrare ciò che sta avvenendo. E tutta l'autorevolezza per rappresentare quella Sicilia in tumulto su, a Roma: a Botteghe Oscure, ai dirigenti del suo partito, al parlamento.
Pio La Torre è pericoloso. Parla due lingue. Sa tradurre il siciliano in italiano.
E' questo il movente più probabile della sua uccisione.
Il suo ritorno nell'isola -è il settembre 1981- agita, dà fastidio. Lo conoscono. Lo temono. Lo fermano a colpi di mitraglia a pochi chilometri da dov'è nato. 
(Da -UOMINI SOLI- di Attilio Bolzoni)

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