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Da FALCONE a BORSELLINO, i 57 giorni. che hanno sconvolto l’Italia al Jean Monnet

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PSF alla rappresentazione  teatrale “DA FALCONE A BORSELLINO, I 57 GIORNI CHE HANNO SCONVOLTO L’ITALIA“ all’ISTITUTO TECNICO JAEAN MONET di Mariano Comense

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LA MESSINSCENA

Nello spettacolo attraverso due immaginari poliziotti, un uomo e una donna, proveremo a capire le dinamiche di uno dei delitti più cruenti della storia della nostra nazione. Le dinamiche di potere sono un fatto umano ingiustificabile, la mafia entra nella quotidianità e ci devia il modo di vedere le cose.
I ragazzi, le nuove generazioni che non hanno vissuto quegli anni, hanno bisogno una struttura narrativa di riferimento a loro più congeniale. Perciò, l’utilizzo di un linguaggio semplice e fictionabile, adatto anche ai giovani, prende in prestito citazioni cinematografiche e del luogo comune per essere facilmente compreso. La costruzione dello spettacolo si incastra in una struttura ibrida, tra cunto siciliano e ballata brechtiana prendendo in giro lo stereotipo siciliano fatto di feste della santa di quartiere e concerti neomelodici.
Un cantastorie ci guida in un racconto immaginario che si sviluppa da un antefatto vero, reale: la strage di via D’Amelio. Un’esplosione in piena città, una modalità assurda, ci è sembrata una scena di un film pieno di effetti speciali. Nel ‘92 i nostri eroi che combattevano la mafia sono saltati in aria davvero! Non avevano super poteri. In scena accadrà nuovamente, ogni volta, come monito, nella speranza che non succeda mai più un’altra esplosione nella quotidianità di tutti i Palermitani, di tutti gli italiani.
I due poliziotti protagonisti, impareranno a conoscersi attraverso l’indagine, trovando soluzione al pensiero mafioso fatto di raccomandazioni e di espressioni gergali del tipo: fatti a nomina e va curcati – (diventa potente e dormici su), di – cu pratica u zoppu all’annu zuppichia – (seguendo lo zoppico imparerai a zoppicare) e di sicilianismi. Per raggiungere il livello di attenzione dei giovani si è fatto un uso del linguaggio, dei gesti, del modus operandi del siciliano e dell’italiano medio. In questa indagine immaginaria, oltre ai due protagonisti, in scena, la visione di geni del noire e del giallo: Alfred Hirchkoch e Agatha Christie proveranno a risolvere il caso.

LA CONCLUSIONE

L’amore può cambiare gli uomini, com’è stato ricordato nel grido di Agnese Borsellino, c’è sempre tempo per il perdono e per pagare per gli errori commessi. Solo in questo modo si può creare un sistema sociale civile in cui la mafia perde il suo consenso.

LA RIFLESSIONE

Di Falcone e di Borsellino si ricordano i nomi, i volti stereotipati e riprodotti come un brand di legalità che rischia di far dimenticare il motivo della loro morte. Non conosciamo i potenziali mandanti, nessuno è stato ancora arrestato per i delitti. Crediamo che la colpa sia dello stato, ma se così fosse, di chi sarebbe la vera colpa? Nostra. Perchè ci siamo disinteressati a risolvere il caso come se non ci riguardasse personalmente. Il fenomeno mafioso non è ancora sparito, “Cosa nostra” non è un evento lontano dalla quotidianità, ci tocca direttamente.
All’indomani della strage di Capaci l’intera nazione era scesa in strada per farsi ascoltare dallo stato, non per difendere i salari, ma contro la mafia, per urlargli chiaramente in faccia che non fa paura. Il coraggio è durato 57 giorni, fino alla strage di via D’Amelio.

Speciale “Paolo Borsellino, in attesa di giustizia”

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