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Paolo Borsellino, in attesa di giustizia

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 "La lotta alla mafia deve essere una lotta di popolo, altrimenti non lascerà mai il segno"

BORSELLINO QUATER

In attesa delle motivazioni

 

Il 19 aprile del 2017 la Corte d'Assise di Caltanissetta  ha condannato all'ergastolo  Madonia e Tutino, accusati di strage e a  a dieci anni di carcere i due pentiti minori che con le loro false dichiarazioni hanno mandato in carcere sette innocenti.  Non doversi a procedere,  invece,  per Scarantino, grazie all’attenuante di essere stato "indotto a false dichiarazioni

Le bugie che hanno tenuto in carcere sette innocenti per quindici anni costano dieci anni di reclusione ai falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci mentre la prescrizione salva incredibilmente il protagonista assoluto dei depistaggi della strage di via D’Amelio, Vincenzo Scarantino. I giudici  hanno quindi accolto una  nuova versione dell’eccidio riferita nel 2008 dal pentito Gaspare Spatuzza e hanno condannato all’ergastolo altri due mafiosi che fino ad ora erano rimasti fuori dalle indagini, Salvuccio Madonia e Vittorio Tutino, entrambi accusati di strage.
Una sentenza, quella emessa dalla corte d'Assise di Caltanissetta,  che incredibilmente riapre per l'ennesima volta la partita. Perchè Scarantino ha ottenuto  la prescrizione grazie alla concessione delle attenuanti per essere stato indotto a rendere false dichiarazioni. Ma indotto da chi? Un interrogativo ancora senza risposte visto che, l'indagine aperta a Caltanissetta sui poliziotti accusati di aver costretto il pentito a rendere false dichiarazioni è stata archiviata. Ora, però, a riprendere in mano il fascicolo potrebbe essere il nuovo procuratore Amedeo Bertone che, dopo un duro confronto con le parti civili, nella sua conclusione davanti ai giudici aveva parlato di un "comportamento scorretto" dei poliziotti.
Dopo la sentenza, Bertone commentò: " Le indagini sulle stragi di mafia non sono ancora finite. L'impianto accusatorio ha retto, quindi sono soddisfatto per l'esito del processo. Credo che lo siano anche i familiari delle vittime, e comunque credo che sia stato un ottimo risultato, almeno dal mio punto di vista". 
Il principale protagonista di quello che è stato definito un depistaggio di Stato, dunque, è stato  salvato proprio da quei 25 anni che sono passati dalla strage ad oggi. Le sue prime dichiarazioni sono datate 1993, quando viene arrestato dall'allora capo del gruppo stragi Arnaldo La Barbera e si autoaccusa di aver rubato la 126 che, imbottita di tritolo, saltò in aria in via D'Amelio il 19 luglio 1992 all'arrivo di Paolo Borsellino. Solo undici anni dopo e dopo ben nove processi che in tutti i gradi di giudizio avevano accolto le false dichiarazioni di Scarantino, il pentimento di Gaspare Spatuzza ha acceso i riflettori sul grande depistaggio, indicando nel gruppo di fuoco di Brancaccio i veri esecutori dell'eccidio.
Quella sancita dal verdetto del processo-quater resta comunque una verità monca perchè nulla dice di chi volle questo depistaggio e delle responsabilità di chi, tra investigatori e magistrati di allora, accreditò quella versione da subito sbugiardata da altri ben più solidi pentiti. In precedenza, il procedimento a carico di tre poliziotti del gruppo stragi accusati di aver costretto Scarantino a fare quelle dichiarazioni sotto minaccia e di aver suggerito le versioni da dare, si è concluso con un'archiviazione.  
Nessuna trattativa o depistaggio per l'Avvocatura dello Stato.

Come vigorosamente denunciato da Fiammetta, terzogenita di Paolo Borsellino, neanche questo verdetto riesce a sciogliere i tanti buchi neri di questa inchiesta infinita. Il CSM, dal canto suo,  a seguito delle sollecitazioni  della  famiglia Borsellino, aquisirà le suddette motivazioni per valutare se dar corso o meno alla procedura di verifica sull'operato dei magistrati che si occuparono delle indagini su Via D'Amelio.  

Nella speranza di saperne di più,  non resta che attendere l'imminente pubblicazione delle motivazioni. Nel frattempo, la Procura di Caltanisetta l'8 marzo 2018 ha chiuso l'inchiesta sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio notificando a tre poliziotti l'accusa di calunnia in concorso.

 

Io non vedrò l'esito del mio lavoro, però so che devo farlo, perché servirà a smuovere le coscienze della gente. Paolo Borsellino

 

 PAOLO BORSELLINO, il coraggio della solitudine

 

 

 

      
 
 Borsellino ride    
     
   
     
 
     
   
 PENSA di Fabrizio Moro    
     
     
 
     
   
     
   
     
     
   
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
   
     
   
Vergogna. Come si fa a non proteggere, in tutti i sensi, chi fa il proprio dovere? Gli italiani dovrebbero indignarsi. E invece non ci si indigna più. Il senso della vergogna sembra andato perduto. E' brutto quando si arriva a questo stadio, perché significa che ognuno non vuol perdere il proprio orticello, i propri interessi."  "I magistrati da soli non possono trovarla la verità sulle stragi. I magistrati devono essere sostenuti dai vertici dello stato"  Agnese Borsellino    da Ti racconterò tutte le storie che potrò

 A cura  di Claudio Ramaccini Resp. Ufficio Stampa e Comunicazione Centro Studi Sociali contro le mafie - Progetto San Francesco 

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