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Pio La Torre, un combattente che spaventò la mafia

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Perché uccidono Pio La Torre?
Probabilmente perché ha capito che la Sicilia sta cambiando padroni. 
E' mafia quella che spara. Ma non è solo mafia quella che fa di Palermo una sconfinata tonnara.

<E' una città dove si fa politica con la pistola>>, dice sempre agli amici Pio La Torre.
E' laboratorio criminale e terra di sperimentazione per accordi di governo da esportare a Roma, è porto franco, capitale mondiale del narcotraffico, regno di latitanti in combutta con questori e prefetti, onorevoli mafiosi e mafiosi onorevoli.
Palermo è sospesa in una calma irreale, lontana dalle inquietudini e dalle tensioni che in quegli anni attraversano l'Italia. Un mondo ai confini del mondo dove, all'improvviso, l'incantesimo svanisce.
C'è un nuovo patto fra il crimine delle borgate e delle stalle e quell'altro dei salotti e dei palazzi. Un patto per sacrificare qualcuno e salvare qualcun altro.
E' un' intuizione che porta Pio La Torre verso la morte.
Pio La Torre è tenace, intransigente, fiero. E' uno che non si piega mai. E poi dentro di sé, palermitano di una poverissima borgata, nasconde un gran sapere, ha i codici per decifrare ciò che sta avvenendo. E tutta l'autorevolezza per rappresentare quella Sicilia in tumulto su, a Roma: a Botteghe Oscure, ai dirigenti del suo partito, al parlamento.
Pio La Torre è pericoloso. Parla due lingue. Sa tradurre il siciliano in italiano.
E' questo il movente più probabile della sua uccisione.
Il suo ritorno nell'isola -è il settembre 1981- agita, dà fastidio. Lo conoscono. Lo temono. Lo fermano a colpi di mitraglia a pochi chilometri da dov'è nato. 
(Da -UOMINI SOLI- di Attilio Bolzoni)

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Rocco Chinnici, il magistrato che inventò il pool

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Dal diario di Rocco Chinnici, appunto del 18 maggio 1982

Ore 12:00 vado da Pizzillo...Mi investe in malo modo dicendomi che all'ufficio istruzione stiamo rovinando l'economia palermitana...mi dice chiaramente che devo caricare di processi semplici Falcone in maniera che cerchi di scoprire nulla perché i giudici istruttori non hanno mai scoperto nulla. Mi dice che la dobbiamo finire, che non dobbiamo più disporre accertamenti nelle banche.

 

  • «Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai»  
  • [...] in ogni caso sono i giovani che dovranno prendere domani in pugno le sorti della società, ed è quindi giusto che abbiano le idee chiare. Quando io parlo ai giovani della necessità di lottare la droga, praticamente indico uno dei mezzi più potenti per combattere la mafia. In questo tempo storico infatti il mercato della droga costituisce senza dubbio lo strumento di potere e guadagno più importante. Nella sola Palermo c'è un fatturato di droga di almeno quattrocento milioni al giorno, a Roma e Milano addirittura di tre o quattro miliardi. Siamo in presenza di una immane ricchezza criminale che è rivolta soprattutto contro i giovani, contro la vita, la coscienza, la salute dei giovani. Il rifiuto della droga costituisce l'arma più potente dei giovani contro la mafia.
  • La mafia è stata sempre reazione, conservazione, difesa e quindi accumulazione della ricchezza. Prima era il feudo da difendere, ora sono i grandi appalti pubblici, i mercati più opulenti, i contrabbandi che percorrono il mondo e amministrano migliaia di miliardi. La mafia è dunque tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza. [...] La mafia stessa è un modo di fare politica mediante la violenza, è fatale quindi che cerchi una complicità, un riscontro, una alleanza con la politica pura, cioè praticamente con il potere. Se lei mi vuole chiedere come questo rapporto di complicità si concreti, con quali uomini del potere, con quali forme di alleanza criminale, non posso certo scendere nel dettaglio. Sarebbe come riferire della intenzione o della direzione di indagini.
  • Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai.

Rocco Chinnici

 

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